Lo sappiamo tutti, oramai: il calcio muove quantità astronomiche di denaro, ogni giorno, e questo basta per capire che il calcio, oggi, è più di uno sport. Un club calcistico rappresenta attualmente un'industria globale e milionaria e, come tale, deve affrontare le stesse sfide di business di fronte a qualsiasi altra società e azienda; una di queste sfide è quella di proiettare una potente, efficace e coesa identità visiva che ottimizza tutte le comunicazioni a distinguersi dalla concorrenza agguerrita e per costruire del valore in ogni messaggio.

Che la Juventus stesse pensando all'innovazione lo avevamo già capito da tempo e giorno dopo giorno il disegno si completa sempre di più: nel 2011 l'inaugurazione dello Juventus Stadium, unico stadio di proprietà in Italia, nel 2016 il JMedical, nel 2017 il nuovo logo e nel 2018 il JVillage a La Cantinassa. Diciamo pure che la Juventus sta facendo quello che le altre 19 società calcistiche di Serie A continuano a non capire, anche perché molte son impelagate tra questioni economiche e societarie non indifferenti.

Dall'alto della mia inesperienza, caro lettore, ti dico che il logo non deve piacere e non deve essere ultra innovativo. E' bensì innovativa la sostituzione dello stemma in logo. Ciò è rivoluzionario. Non più stemmi anni Trenta ma loghi, riconducibili ad una identità, essenziali, distintivi.

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Magari la maggior parte dei tifosi, juventini e non, risponderà ad un immobilismo nostalgico e irrazionale che nega tutto, negazione motivata se si viola il simbolo che ha interiorizzato come riferimento sacro e intoccabile. La maggior parte degli articoli sul cambiamento del logo comprendono alcuni tweet di fan arrabbiati che odiano il nuovo logo e lamentano la perdita di una guarnizione tradizionale. "Bene". I fan e puristi non saranno d'accordo, ma il nuovo logo è eccellente, a prescindere, anche per come si rompe dalla convenzione e la tradizione e il coraggio di fare qualcosa di diverso per questa specifica categoria. Come la scelta coraggiosa di presentarlo a Milano e non a Torino. Basta confrontare direttamente i loghi delle altre società per vedere che differenza persiste: un logo contemporaneo si rende visibile per via del contrasto e per l'assenza di quelli che sembrano un'esposizione di piatti antichi transennati in un vecchio museo.

Concludendo, questo nuovo logo è semplice, apre le porte del brand identity, rompe con la tradizione, apre nuovi scenari commerciali e, perché no, ha senz'altro fatto da cassa di risonanza sui propri canali social, ottenendo traffico anche sul sito ufficiale.