C'era da aspettarselo. Del resto, la Juventus quest'anno ha avuto un ritmo incredibile, e nessuno, neppure il Milan di Allegri, ha saputo tenergli testa. Merito forse del fatto che i bianconeri non avevano competizioni esterne, e l'impiego in Campionato e Coppa Italia dei giocatori della Vecchia Signora è stato ponderato e misurato. In realtà, il merito è sicuramente di Conte, che ha trasformato una squadra che ad inizio anno davano sicuramente fra le prime quattro ma non capolista, in una squadra capace di realizzare 22 vittorie e 15 pareggi, lasciando quella casella delle sconfitte, tanto poco amata dagli avversari, a 0. Il totale è di 81 punti e un tricolore nuovo di zecca da apporre sulla nuova maglia il prossimo anno.

E quì, potremmo stare ore a discutere sulla terza stella. Agnelli si è già espresso, anche se ambiguamente, su questa ipotesi: "I tifosi avranno una bella sorpresa l'anno prossimo" il che lascia presupporre che sulla maglia ufficiale comparirà la terza stella che indica ben trenta campionati vinti. Chi invece non prende una decisione netta è la Lega, che si trincera dietro parole inutili e prive di qualsivoglia fondatezza: "Se il problema si porrà, vedremo". Il problema c'è, se lo si vuole chiamare problema. E' reale ed è adesso. Tant'è che la Juventus fa il bello ed il cattivo tempo come più le pare, quasi fosse autorizzata dal fatto che Calciopoli, nel bene e nel male, l'ha pesantemente penalizzata negli ultimi sei anni. Dall'inferno al paradiso, dunque. O dalle stalle alle stelle, per riprendere un vecchio detto. Insomma, come vi pare, fatto sta che la Juventus è campione d'Italia.

E le migliaia di tifosi bianconeri esultano in tutto il mondo, a cominciare da Torino dove ieri sera si sono dati ai festeggiamenti in piazza, nei bar e nelle case di chi, da sempre o da quest'anno, ha deciso di tifare Juventus. Tifosi occasionali e non, sono tutti contenti, poiché la vittoria - meritata sul campo, dobbiamo dirlo - ci sta tutta. Anche con qualche aiutino arbitrale, che di quelli non mancano mai da entrambe le parti. Allegri, volente o nolente, può prendersela quanto vuole con il guardalinee che non convalidò la rete di Muntari nel match chiave contro la Juventus. Lo scudetto, volente o nolente, lo ha perso contro la Fiorentina, con la quale ha perso 2-1 e ieri sera contro un'Inter stratosferica, di quelle che non fanno rimpiangere più Mou, dove Stramaccioni, riproponendo lo stesso modulo di Parma, ha ottenuto un risultato completamente diverso: 4-2 e tutti a casa a festeggiare, nerazzurri e juventini.

E sembra un caso, ma è stata proprio l'Inter a regalare in anticipo lo "scudetto della discordia" ai rivali bianconeri, dopo averli spediti all'inferno in Serie B ed essersi appropriati - giustamente o ingiustamente non sta a noi dirlo - di quello scudetto che fa tanto parlare di se. Ma allora toglietelo a tutti, datelo nullo, tanto è solo un numero che non conta niente. E avanti per la strada giusta, quella del calcio giocato, quella dei gol spettacolari, quella delle triangolazioni da capogiro e delle giocate individuali che ti fanno tenere gli occhi fissi sullo schermo. E già che ci siamo, rinnoviamo questo benedetto contratto ad Alessandro Del Piero. Quella si che sarebbe una cosa da "squalifica".

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