Avevamo già preso nota delle considerazioni insultanti che sono state rivolte dal Prosecco dalla Gran Bretagna. Una giornalista, parlando dei danni alla salute ai quali sarebbero esposte le persone che bevono le bollicine venete, dice che "non si tratta di vino ma di un sistema di fornitura di alcol". Praticamente una diffamazione a mezzo stampa: il Prosecco DOC è una denominazione d'origine prodotta secondo un disciplinare di produzione approvato dall'Unione Europea e dal Ministero delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali (Mipaaf) e il disciplinare viene fatto rispettare da organismi di controllo definiti per decreto ministeriale (sempre del Mipaaf) secondo piani di controllo anch'essi approvati per decreto.

Nei disciplinari di produzione DOC e DOCG sono definite tutte le caratteristiche di produzione e di qualità dei vini: dove vengono coltivate le uve, dove e come vengono lavorate e dove vengono imbottigliate. Nel caso dei DOC le tre fasi debbono essere svolte tutte nella stessa zona di denominazione. La concessione da parte dell'Unione Europea e del Mipaaf della denominazione DOC è conseguenza della verifica dell'effettiva peculiarità territoriale della varietà e dei metodi di trasformazione.

Questo è esattamente lo scopo del complesso sistema delle indicazioni geografiche (IGP/DOP). Dicendo che il Prosecco diventa come la Coca-Cola, senza legami con il territorio, Carlin Petrini smentisce l'Unione Europea, il Mipaaf e il sistema delle indicazioni geografiche in un colpo solo. E però non riesco a credere che proprio il fondatore di Slowfood non ne sia consapevole. I grandi numeri del Prosecco non sono in conflitto con il modello della denominazione d'origine: i luoghi e i metodi di produzione sono e rimangono quelli definiti dal disciplinare di produzione.

Un'altra cosa che non capisco è il comportamento di Gian Antonio Stella: com'è possibile che una firma così importante non sia tentata di approfondire il significato della frase di Carlin Petrini? In gioco non c'è solo il valore del Prosecco DOC ma quello di tutte le denominazioni di origine protetta come il Prosecco: Parmigiano Reggiano, Grana Padano, Prosciutto di Parma. Tutte denominazioni d'origine protetta (dal punto di vista normativo DOP e DOC significano la stessa cosa) che fanno grandi numeri, danno molti posti di lavoro e rappresentano alla grande l'Italia. Come il Prosecco DOC, non come la Coca-Cola (contro la quale non ho nulla, ma stiamo parlando d'altro).