in foto: Pulp Fiction by Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorrata

Un'arte di disturbo, ricca di critica costruttiva e sarcasmo, capace di riallacciarsi alle grandi utopie di sovvertimento di punti di vista e intervento diretto sulla realtà urbana.
Le certezze cittadine esitano davanti ai muri di provocazione di Banksy, che spingono il singolo a ripensare il concetto classico di arte, tornando sui propri passi, cambiando angolazione, usando il cervello oltre che gli occhi, riconoscendo dietro quella mano anonima che si fa firma Banksy non solo un maestro della Street Art, ma un'Artista con la A maiuscola a tutti gli effetti.

Tank by Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorratain foto: Tank by Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorrata

L'aria che si respira tra le mura di Palazzo Cipolla dal 24 maggio al 4 settembre è facilmente riconoscibile, è la stessa che si avverte ogni volta che ci si trova davanti a un lavoro di Banksy. E' tesa, ma a tratti ironica, in continuo contrasto tra grigiore urbano e i colori tipici della street art. Rilassata a momenti, spiazzante sempre. E' un'aria ricca di concetti e critiche, ma anche di speranza, riposta nell'arte come forma di comunicazione e nell'amore, come via di salvezza.

Mostra Bansky, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorrata

E' un'aria carica di ideali pacifisti e anticapitalisti, che si incontra e scontra con le forze dell'ordine, con Tesco, con la cultura Pop, con il Punk e la musica Rock per dar vita a uno stile inimitabile, forte, sicuramente d'impatto, ma soprattutto unico nel suo genere.

Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorratain foto: Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorrata

Guerra, Capitalismo & Libertà, la mostra no-profit organizzata da Fondazione Terzo Pilastro (fondazione riconosciuta a livello internazionale per il suo operato in campo sociale, sanitario, educativo, culturale e scientifico, finalizzata a raccordare l'attenzione alle esigenze di sviluppo con i bisogni sociali dei territori) comprende un esteso corpus artis su Banksy proveniente da collezioni private internazionali. Dipinti originali, stampe, sculture e oggetti rari, molti di questi mai esposti prima, diventano così protagonisti di una mostra senza precedenti, capace di dare accezione anche didattica ed educativa alla street art del writer inglese.

Mostra Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorratain foto: Mostra Banksy, Palazzo Cipolla. Credits: Giacomo Latorrata

Nulla viene tolto alla strada, dove dalla fine degli anni '90 le opere di Banksy nascono, vivono, respirano e diventano parte della quotidianità metropolitana, trasmettendo senza pausa ideologie sociali e politiche sul filo del satirico, sempre ricche di umanità e umorismo, dando colore e voce a realtà altrimenti costrette al silenzio. «La mostra che portiamo a Palazzo Cipolla a Roma grazie alla “999 Contemporary” è un’iniziativa di grandissimo respiro», afferma il Prof. Avv. Emmanuele F. M. Emanuele, Presidente della Fondazione Terzo Pilastro – Italia e Mediterraneo

Exit through the gift shop, Banksy. Credits: Giacomo Latorratain foto: Exit through the gift shop, Banksy. Credits: Giacomo Latorrata

«È la prima volta, infatti, che così tante opere di questo personaggio, considerato oggi il massimo esponente della street-art a livello internazionale, vengono esposte in un museo. Si tratta di un corpus di circa 150 opere (incluse 50 copertine di dischi) tra sculture, stencils e così via. La mostra è unica nel suo genere anche per i temi che tratta – guerra, capitalismo e libertà – fonti primarie di ispirazione dell’arte di Banksy, connotata da una forte componente di denuncia sociale, nonché temi attuali ed urgenti che caratterizzano il nostro presente. Questa esposizione è il perfetto e naturale coronamento del percorso che ho voluto intraprendere al fine di dare voce ad una modalità di espressione – la street-art, appunto – che porta l’arte fuori dai musei e la riversa nei luoghi accessibili a tutti, la rende parte del nostro vivere quotidiano».

Un vivere quotidiano che non mira solo a ridefinire i perimetri dell'arte in quanto tale sensibilizzando gli adulti di oggi, ma anche e soprattutto quelli di domani, i bambini, chiamati a dare il loro contributo esprimendo il proprio punto di vista in relazione alla guerra, il capitalismo e la libertà. Una parete di "If I were Banksy…" è stata riempita di pensieri di gesso colorato. "Se fossi Banksy direi che la pace è meglio di tutti i soldi messi insieme", "Se fossi Banksy continuerei a colorare il mondo", "Se fossi Banksy sarei fiero del mio lavoro", "Se fossi Banksy disegnerei un cuore a Giada".

Un messaggio forte, che parte seppur partito dall'illegalità è arrivato nei cuori di cittadini e musei, come a dimostrare che non ci sono strumenti illeciti quando le intenzioni sono costruttive. Che spesso, il fine può giustificare i mezzi. Anche quando i più scettici stentano a crederci, e le istituzioni cieche condannano: la Street Art come mezzo di critica al patriottismo, allo sfruttamento, alle armi, alla superficialità. Il colore come portatore di denuncia, geniale interprete figurativo dei fatti contemporanei. Graffiti per dare nuovi volti, perchè come dichiarato alla chiusura di Dismaland, il provocatorio parco artistico di Banksy per adulti costruito sulla falsa riga di Disneyland, "nulla si distrugge, tutto si trasforma". E così, come il castello di Cenerentola fu inviato al campo profughi di Calais insieme ad altre strutture del parco per fornire protezione ai profughi del campo Jungle, così un muro può diventare bandiera di denuncia.

Perchè "Se fossi Banksy, non lascerei mai il palloncino della speranza".

There is always hope, Banksy. Credits: Giacomo Latorratain foto: There is always hope, Banksy. Credits: Giacomo Latorrata
Photoreportage di Giacomo Latorrata