Secondo l’Europol, l’agenzia investigativa europea, tutte le mafie prestano e hanno prestato grande attenzione al settore delle energie pulite perché consentono loro di “riciclare” denaro in attività particolarmente redditizie. Una nuova forma di energia in cui l’Unione Europea crede fermamente come dimostra il nuovo piano, oggi in discussione, sugli obiettivi al 2030. L’Italia, lo sappiamo, si è contraddistinta per alcuni fenomeni di corruzione. Qual è il suo punto di vista e come è possibile arginare il fenomeno?

Naturalmente il settore delle energie è uno dei più appetitosi per le organizzazioni criminali, che investendo nella green economy riescono a ripulire i capitali illecitamente accumulati e al tempo stesso a fagocitare fiumi di denaro pubblico. Non bisogna tuttavia dimenticare che in questo grande “gioco”, insieme alle mafie, agiscono i manager delle aziende, faccendieri, amministratori locali e tecnici senza scrupoli che tutti insieme concorrono a creare un’associazione collaudata e finalizzata a pratiche di corruzione, frode ed evasione fiscale attiva da Nord a Sud in tutto il territorio nazionale e transnazionale. La risoluzione elaborata dalla Commissione CRIM (da me presieduta) e approvata dal Parlamento Europeo il 23 ottobre scorso, raccomanda una particolare attenzione anche in tema di appalti pubblici al fine di garantirne trasparenza e legalità. Bisogna fare prevenzione, non soltanto reprimere le infiltrazioni criminali.

Il procuratore antimafia Roberti ha recentemente lanciato l’allarme sulla green energy e su come le cosche si siano introdotte in questo settore, in particolare sul tema dei rifiuti, che potrebbero essere “impropriamente” spacciati per biomasse. Quali sono i rischi, secondo il suo parere? 

Condivido la preoccupazione espressa dal procuratore: l’aggressione alla green economy rappresenta l’ultima frontiera per il crimine organizzato  e sarebbe un errore pensare ad un problema tutto italiano, in quanto il fenomeno ha assunto ormai proporzioni transnazionali. Recenti indagini informano addirittura di una sorta di joint-venture italo-cinese.  Il problema per tanto tempo è stata la mitezza delle pene  previste per questo tipo di reati che rendeva il business molto più appetibile rispetto al traffico di cocaina. Basti pensare che fino al 2001 la pena per il reato era di tipo contravvenzionale, non era possibile utilizzare lo strumento investigativo delle intercettazioni telefoniche, non era possibile avvalersi dell’ausilio di Interpol o contestare il reato di tipo associativo. Per fortuna gli interventi normativi operati hanno migliorato la situazione. Ma il livello d’attenzione deve essere massimo.

Dall’Europa stanno arrivando nuovi finanziamenti dedicati all’efficienza energetica e il rischio di corruzione è molto alto. A fermare le cosche sarà la poca redditività dei progetti oppure, trattandosi di settore strategico legato all’edilizia, sono già all’opera?

E’ ormai pacifico che ovunque vi siano flussi economici e finanziari imponenti vi sia attrattiva per il crimine organizzato. Tuttavia unico antidoto alla crezione di una dark economy  dominante delle filiere economiche legate al settore dell’edilizia, delle energie rinnovabili e traffico di rifiuti, è l’atteggiamento deciso che le pubbliche amministrazioni devono adottare evitando la creazione di zone grigie, rivedendo i sistemi di finanziamento ed elaborando standard netti in materia di conflitto d’interesse e corruzione. Le cosche vengono fermate solo dalla prevenzione, dal controllo, dall’attenzione di amministratori, magistratura e forze dell’ordine. Se lo Stato vuole prevenire il rischio di infiltrazioni, di corruzione o di riciclaggio di denaro sporco deve consentire alle forze deputate al contrasto di questi fenomeni di operare con la maggiore serenità possibile.

Sul tema dei beni confiscati è noto che un bene confiscato e messo in grado di funzionare non è solo uno smacco alle mafie, ma è la prova che il bene e l’utile possono coincidere. E’ necessario un salto di qualità a suo avviso? E, tornando al tema della green economy, pensa ci siano dei modi per innescare dei meccanismi virtuosi che creino occupazione e indotto, soprattutto al Sud?

Colpire il crimine organizzato nei suoi interessi patrimoniali è un principio ormai acquisito pacificamente tra gli operatori a diversi livelli. Gestire e ricollocare al meglio i beni sequestrati e confiscati rappresenta corollario fondamentale di tale principio. A tale scopo in Italia è stata istituita l’Agenzia nazionale per i beni sequestrati e confiscati, che rappresenta una grandissima opportunità se si considera il valore ad oggi stimato dei beni sottratti al crimine organizzato e che equivarrebbe “ ad una manovrina economica” stando a quanto dichiarato dal suo Direttore, il prefetto Caruso. Il dato problematico è che a soli quattro anni dalla sua istituzione l’agenzia ha manifestato diverse criticità che le impediscono di essere efficiente e funzionale rispetto agli obiettivi per cui è stata concepita, con la conseguenza che siamo costretti ad apprendere quotidianamente di beni immobili che vanno in rovina e aziende che falliscono, nella fase che va dal sequestro alla confisca definitiva, con ricadute enormi a livello occupazionale ma anche con un enorme danno  d’immagine rappresentato dalla convinzione ingenerata che “l’azienda fino a quando era gestita dalla mafia funzionava”. Per questi motivi reputo, dunque, necessario ed urgente apportare ogni correttivo necessario a consentire che l’Agenzia possa svolgere al meglio le funzioni per cui è stata istituita. Naturalmente la green economy può diventare per l’Italia una risorsa di fondamentale importanza, nel caso in cui si riesca ad impedire alle mafie di farla da padrone.

Parliamo ora della confisca a Vito Nicastri, noto anche per la sua attività di sviluppatore in questo settore. Una vicenda che si è fermata alla frontiera del Lussemburgo dove i forzieri non sono stati aperti perché la legge europea non lo consente. Il suo pensiero Onorevole Alfano?

La CRIM ha proposto l’abolizione dei paradisi fiscali e del segreto bancario, principio ad oggi ancora valido in Lussemburgo come in Svizzera e in altri Stati Membri. Adesso che l’UE ha finalmente preso coscienza della dimensione delle mafie nel proprio territorio, superando la visione folkloristica della mafia tutta “coppola e lupara”, deve mettere in pratica,  trasformandolo in norma direttamente cogente in tutti gli Stati Membri, l’indirizzo dato dalla Commissione CRIM.