Ci sono stata anche io, su un tavolo operatorio, appena sposa, per raschiare dal mio utero un bimbo che dopo due mesi di permanenza in loco ha deciso di volare via, chissà dove.
Ricordo il dolore, un dolore che non si può spiegare, perché una donna che perde il proprio figlio, dopo la gioia di averlo avuto dentro pensandolo poi strappato dalle proprie carni, prova dolore due volte: fisicamente e psicologicamente. Nonostante questo dolore immenso che pure dopo la nascita di un altro figlio non si può dimenticare; nonostante abbia subìto l'aborto e non scelto di farlo andar via, sono tra quelle donne che credono e difendono la legge 194, perché deve essere lasciata alla donna la scelta di portare avanti o meno una gravidanza e milioni possono essere i motivi che inducono una persona a compiere un gesto così drastico e doloroso, per cui c'è ben poco da puntare il dito contro, in queste situazioni.
La legge 22 maggio 1978 n. 194 prevede all'art. 9 la possibilità, per i medici, di sollevare la cd. "obiezione di coscienza": in pratica, un medico può dichiarare di avvalersi di tale possibilità ad un mese dall'abilitazione o dall'assunzione presso un ospedale o casa di cura, comunicando la dichiarazione medesima al medico provinciale o nel caso di personale dipendente dell'ospedale o casa di cura anche al direttore sanitario. Sempre nel citato articolo, vi è scritto che

L'obiezione di coscienza non può essere invocata dal personale sanitario, ed esercente le attività ausiliarie quando, data la particolarità delle circostanze, il loro personale intervento è indispensabile per salvare la vita della donna in imminente pericolo

Quel che leggo sui quotidiani e che ascolto negli approfondimenti giornalistici, mi fa salire quella rabbia così forte di cui vi accennavo su.
Penso a Valentina, che urlava dal dolore ed al medico che sarebbe intervenuto solo quando fosse clinicamente morto anche l'altro gemello; penso che quest'uomo non conosce nemmeno il testo e l'articolo della legge di cui si è servito per dichiararsi obiettore in un ospedale che pratica l'IVG.
Penso (come il Consiglio d’Europa che ha più volte dichiarato «l’Italia viola i diritti delle donne») che di "obiettori" in Italia ce ne siano troppi (date uno sguardo a questo articolo de la Repubblica) e che la religione spesso c'entri pochissimo, in luogo di ben altre ragioni economiche.
Solo due anni e mezzo fa, il dott. Paolo Scollo, presidente della Sigo, Società italiana di ginecologia e ostetricia nonché direttore del dipartimento materno-infantile dell'azienda ospedaliera "Cannizzaro" di Catania, dove Valentina ha trovato la morte (e sarà l'inchiesta della magistratura a dirci per mano di chi e perché), dichiarava alla giornalista Paola Pasetti di siciliainrosa.it, alla domanda se fosse in corso uno smantellamento silenzioso, di fatto, della legge 194

«A noi non risulta affatto; al contrario, risulta che ci sia un forte attacco nei confronti dei ginecologi che fanno valere l’obiezione di coscienza; una questione di natura etica, morale, che nessuno può mettere in discussione. Si sta facendo un gran parlare dell’alto numero di obiettori, ma quelle percentuali sono riferite agli strutturati. L’amministrazione dell’ospedale ha il dovere di garantire il servizio previsto dalla 194, per cui se è necessario ricorre a contratti in convenzione». «Su 14 medici in organico, 13 sono obiettori e, poiché un ginecologo solo non potrebbe effettuare un buon servizio, ricorriamo a un medico a contratto che si occupa di Ivg. Anche gli anestesisti sono presi a contratto, perché da noi sono tutti obiettori. Abbiamo un servizio ottimo, non c’è lista d’attesa, e questo senza andare a toccare l’obiezione. Scelta che, comunque, non esclude l’obbligo di assistenza da parte dei ginecologi».

Si è fatto un gran baccano sul "Fertility day" pensato dal Ministero della Salute. Credo che al momento, sarebbe opportuno occuparci prima dei Diritti delle Donne e non consentire a nessuno di violare l'art. 9 della 194 per uccidere altre donne su quel tavolo là, come è avvenuto a Valentina e tante altre.
Quanto alle questioni demografiche, nel nostro Paese…
…E' un'altra storia. Ne parliamo in un'altra occasione.

Chiudo con un pensiero a tutte le Donne "morte di parto" (in Italia, 50 l'anno) ed a tutti quei bimbi, volati via e mai dimenticati.
Quanto alla "coscienza"… E' cosa seria, cari medici. Cosa seria, sulla quale non conviene scherzare ed invocando  la quale non vi è consentito di agire con ignoranza.
"Ignorantia legis non excusat": il vecchio brocardo è legge, dalle nostre parti.