Piazza Italia è la nota azienda nostrana leader del fast fashion che ha sempre avuto come sponsor ufficiale la gente comune.

Contraddistintasi, nel corso delle sue campagne pubblicitarie, per l'utilizzo di contenuti e immagini di grande formato dai toni molto spesso provocatori ed irriverenti in riferimento a tematiche sociali che hanno attirato l'attenzione non solo dei passanti, ma degli stessi media.

Le persone comuni diventano modelli e veicoli di messaggi forti  svincolati dal mero slogan autoreferenziale di promozione del brand, ma che si scoprono essere potenziali casse di risonanza anche al di fuori del circuito del fast fashion.

Ripercorriamo insieme le campagne del brand di questi ultimi anni

  • sembra proprio essere il 2011 l'annata illuminante, quella in cui la mission del brand "sponsor della gente comune" si traduce in un ritratto della condizione socio-economica di questa grande piazza italiana, attraverso i volti di chi fa i veri miracoli, quelli di arrivare a fine mese ad esempio.Volto della campagna può essere quello di una comune Rosie The Riveter dei giorni nostri. Sguardo fiero, non mostra bicipiti lei ma tanta voglia di rimboccarsi le maniche e lavorare sodo ogni giorno.
  • L'annata del 2012 è quella che esordisce con il claim"Questi sono i nostri modelli". Ci si potrebbe aspettare modelli tutto fusto e cervello strizzato. Affatto. I modelli (o meglio le modelle come in questo caso)è gente comune che ha vissuto e sta vivendo vite fuori dal comune, come Chiara ed           Eloisa. Scatti sorridenti che nascondono il coraggio di due donne guerriere al servizio della lotta alla   mafia e contro le discriminazioni di genere.
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  • Sembra faccia  il verso alla celeberrima citazione cartesiana "cogito ergo sum", penso quindi sono, qui diventa "cogito ergo exprimo" lo slogan della nuova campagna che lancia Piazza Italia sull'onda di un'altra campagna, quella elettorale del marzo 2013. Le facce predilette sono quelle dei giovani, che si macchiano di una delusione tinta di amara ironia per le sorti incerte di un paese ridotto sul lastrico.
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  • Segnali forti, ironici ma che trasudano di provocazione, voglia di rivalsa, voglia di farsi sentire, mettendoci la faccia. Segnali che condurranno soltanto ad un triste epilogo però. A testimoniarlo, una delle ultime campagne dallo spirito partigiano di Piazza Italia: "BELLA CIAO". Ragazzi che salutano la bella piazza Italia, lasciandosi un non futuro alle spalle, un futuro non a misura di giovani.
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  • Già nella campagna della primavera 2014 si percepiscono i primi scricchiolamenti in un modo di fare comunicazione pubblicitaria che comincia ad orientarsi più verso le logiche di marketing e vendita. Soltanto i residui di un format che gioca ancora con l'immutata ironia di sempre riesce a fare da contraltare alle pose da copertina e alle immagini patinate.
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Dunque un'inversione di rotta che trova nei suoi ultimi testimonial di quest'anno un completo compimento (o dirottamento chissà).

La coppia Belen Rodriguez-Stefano De Martino. Non sembra difficile comprendere i motivi della scelta. Lui napoletano doc, lei d'adozione scritturati da un'azienda leader italiana di origine partenopea..

Leggendo si scopre che si tratta di una campagna "Fashion Family Brand"

«Li abbiamo scelti perché per noi rappresentano la famiglia italiana: sono giovani e determinati, provengono da un’estrazione popolare e si sono dati da fare per diventare chi sono», sottolinea Francesco Bernardo, CEO di Piazza Italia. «Lui con la passione per il ballo è partito da Napoli e si è costruito un futuro. Lei, arrivata dall’Argentina nel nostro Paese, si è fatta strada da sola.»

Le prime immagini trapelate della nuova campagna ritraggono una sexy Belen nelle vesti (succinte) di casalinga alle prese col ferro da stiro in una posa al limite dell'artefatto che si confà piuttosto a una soubrette del bagaglino. De martino, a sinistra, sembra invece destreggiarsi ai fornelli tra spaghetti e "pummarole"con fare poco convinto. Poco convincente comunque anche l'accostamento cardigan di filo da nonnino col tatuaggio da very duro.

Una svolta epocale nella comunicazione del brand sì, che si scrolla di dosso un ormai anacronistico slogan fattosi portavoce dei problemi della gente comune. Meglio puntare su personaggi arcinoti, sempre nel ricordo delle loro umili origini eh, che vantano milioni di follower sui maggiori canali social e che di certo non contribuiranno a rafforzare l'immagine di un brand, ovviamente.

Un brand che ha preferito vendersi alle logiche del profitto piuttosto che continuare a investire con fiducia su una comunicazione trasgressiva nei linguaggi. Lo ha preferito fare con gli abiti di Belen.

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