in foto: Ari Scheffer, Paolo e Francesca, 1835.

Quando si parla di dipendenze affettive, non bisognerebbe trascurare la codipendenza, che è una situazione psicologica, dove si stabilisce un rapporto non sufficientemente produttivo tra due persone, poiché c'è un attaccamento instabile o malsano. Viene definita come una situazione o una relazione psicologica in cui una persona è controllata o manipolata da un'altra affetta da una condizione patologica (in genere si tratta di un disturbo narcisistico o una dipendenza da sostanze). Ho così intervistato lo psicoterapeuta Antonello Viola, psicologo e ipnoterapeuta, che oltre a lavorare in uno studio con sedute presenziali, è attivo anche alla pratica di consulenza e psicoterapia on line. Diventa difficile stabilire se una persona ne è affetta, in quanto il processo avviene gradualmente, ma ci sono delle spie, degli allarmi e soprattutto dei sintomi ben precisi che vedremo insieme.

Spesso questa condizione comporta la mancanza di considerazione dei propri bisogni, ai quali viene sistematicamente concessa una bassissima priorità, preoccupandosi invece eccessivamente dei bisogni degli altri, ai quali viene attribuita una grandissima importanza.

1) Dottore, quali individui sono maggiormente predisposti a vivere dei rapporti di codipendenza?

Le relazioni di coppia delle persone con dipendenza affettiva sono frequentemente molto dolorose, poiché queste sono solite scegliere partner che sembrano paradossalmente incapaci di amarle, spesso persone con un alto grado di egoismo, di egocentrismo e narcisismo: tutto ciò costituisce ovviamente un grande paradosso, dal momento che la personalità con dipendenza affettiva cerca, al di sopra di tutto, di essere amata. Ma il paradosso è spesso prodotto da una scelta impropria della tipologia di partner, la cui determinazione è fortemente condizionata da modelli operativi interni, da schemi mentali inconsci e da una scarsa differenziazione del Sé, la cui eziologia si rifà ai modelli e alle dinamiche relazionali che hanno caratterizzato le prime fasi del ciclo evolutivo. Gli individui che hanno maggiore probabilità di entrare in un rapporto di codipendenza sono personalità caratterizzate da un prototipo d’attaccamento adulto insicuro, del tipo “preoccupato” e “timoroso”, ovvero modelli d’attaccamento (ove l’attaccamento rappresenta comunque un istinto di base innato, riconducibile all’esigenza fondamentale di stabilire relazioni) caratterizzati da schemi mentali improntati a un elevato livello d’ansia relazionale: statisticamente chi più frequentemente sviluppa una dipendenza affettiva è la donna, ma non dimentichiamo che in ogni caso in qualsiasi dipendenza affettiva vi è un rapporto di collusione, in cui si verifica una complementarietà tra una persona che esibisce un bisogno patologico di dipendere e un’altra che ha bisogno di esercitare il suo controllo e il suo dominio patologico, o in cui si verifica un’interdipendenza patologica, come spesso si verifica nella codipendenza in cui uno dei due è frequentemente affetto da una forma di dipendenza da sostanze o da ludopatia.

2) Facendo un discorso sull'elencazione dei tipi di personalità, quali rientrano nella casistica?

Il modello d’attaccamento insicuro di una personalità dipendente o anche codipendente si colloca normalmente in un’organizzazione di personalità che può essere di tipo nevrotico o borderline, a seconda della gravità del carattere dipendente e della compromissione nel dinamismo globale della personalità (tenuta dell’esame di realtà, livello di maturità dei meccanismi di difesa, diffusione/integrazione dell’identità, regolazione degli affetti, forza dell’Io e resilienza). Le vicissitudini evolutive della personalità dipendente ruotano tutte intorno a tematiche di tipo “analitico”: l’individuo con carattere dipendente si definisce prevalentemente nella relazione con gli altri, e cerca sicurezza e soddisfazione soprattutto in contesti interpersonali. Lo scopo fondamentale delle loro vite è quello di mantenere relazioni di accudimento e di sostegno in cui hanno un ruolo sottomesso, e quindi sono contenti quando riescono a sviluppare legami di questo tipo e molto in difficoltà quando non ci riescono. Le principali preoccupazioni emotive della personalità dipendente includono angoscia di prestazione e paura delle critiche e dell’abbandono.
3) Come si organizza, dall'origine, la struttura della personalità dipendente?

L’organizzazione di personalità tipica della dipendenza orienta generalmente verso la scelta di partner seguendo logiche e dinamiche inconsce ascrivibili alla “scelta oggettuale per appoggio”. Questo tipo di scelta oggettuale frequentemente trae origine dalla frustrazione di bisogni primari di autonomia, comunemente emergenti durante la “fase anale” dello sviluppo psicosessuale (intorno ai 2-3 anni di vita). Sia una figura materna “morbida” (disimpegnata, scarsamente responsiva) che una eccessivamente severa e autoritaria, possono eventualmente innescare nel bambino dinamiche di colpevolizzazione per i suoi desideri di autonomia, attraverso ricatti affettivi o imposizioni repressive.

Ad entrambe le manovre comunicative il bambino può reagire difensivamente, sviluppando schemi mentali maladattivi e di conseguenza “stili di coping” (di fronteggiamento) che lo orientano verso l’“accondiscendenza-sottomissione” o l’“identificazione”. Mentre nel primo caso la dinamica difensiva origina la scelta oggettuale del partner “per appoggio”, nel secondo caso, a seconda che ci sia un’identificazione con parti buone o cattive della figura d’accudimento, il meccanismo difensivo origina le scelte oggettuali di partner del tipo “narcisistico”, che saranno incentrare rispettivamente sulla compulsione al “prendersi cura” o al “manipolare” l’altro/a. Mentre nel caso della strutturazione della “scelta oggettuale per appoggio” rientrano maggiormente le personalità inclini alla dipendenza affettiva, e con una struttura di personalità di tipo “dipendente”, nel caso della strutturazione psicoevolutiva della “scelta oggettuale narcisistica” avremo una maggiore possibilità di corrispondenza con strutture di personalità “dipendenti” e/o “masochistiche” inclini alla codipendenza (nel caso di identificazione difensiva con le parti onnipotenti buone del caregiver), cioè inclini ad assumere il ruolo di martire, coinvolgendosi in relazioni anche altamente autodistruttive (partner con dipendenze da sostanze o altri tipi di dipendenza patologica, e maltrattanti) e collocando costantemente i bisogni degli altri prima dei propri, dimenticandosi di prendersi cura di se stesse. Al secondo processo psicodinamico di identificazione difensiva con le parti onnipotenti “cattive” del caregiver, sempre corrispondente alla strutturazione psicoevolutiva della “scelta del partner di tipo narcisistico”, sono generalmente ascrivibili le personalità con struttura “narcisistica” e/o “sadica”, dunque personalità fortemente manipolatorie.

Ma per ritornare alla personalità di tipo “dipendente”, incline alla dipendenza affettiva o alla codipendenza, in questo caso gli antecedenti evolutivi, e dunque gli schemi mentali maladattivi e gli stili di coping associati, fanno sì che la sottomissione all’altro, cioè la rinuncia al bisogno di autonomia in favore del soddisfacimento del bisogno d’attaccamento, cioè di amore, portino a un costante bisogno della presenza e dell’approvazione dell’altro, e a una fissazione in posizione di infantile dipendenza affettiva. Nel caso della struttura “dipendente”, in età adulta questo tipo di personalità usualmente cercheranno qualcuno che si prenda cura di loro e che le protegga, provvedendo alle loro necessità materiali e psicologiche. Lo scopo esistenziale di base sarà sostanzialmente focalizzato nell’essere amati piuttosto che nell’amare, spesso rimuovendo e negando a livello cosciente o anche inconscio la propria aggressività. Nel caso delle codipendenze, la personalità che la sviluppa è spesso caratterizzata da esperienze precoci di deprivazione emotiva, instabilità e/o sfiducia/abuso, a cui il bambino reagisce difensivamente identificandosi con le parti onnipotenti del caregiver (in questo caso le parti potenti prevalentemente buone), e sviluppando schemi mentali maladattivi molto forti di “sottomissione” e di “autosacrificio”.
Alcune caratteristiche salienti delle personalità con dipendenza affettiva e codipendenti:

1. Le persone dipendenti hanno difficoltà a prendere decisioni nella quotidianità, senza sostegno e rassicurazione.

2. Hanno bisogno degli altri per assumersi le responsabilità nella maggior parte delle aree della loro vita.

3. Hanno difficoltà a dissentire o esprimere un diniego senza sperimentare una notevole angoscia o paura.

4. Hanno una forte difficoltà a iniziare un progetto senza il sostegno o l'approvazione degli altri.

5. Si sentono ansiose o stressate quando sono sole, o quando pensano di restare sole.

6. Si sentono frequentemente responsabili quando succedono cose negative.

7. Sentono un forte carico di responsabilità per soddisfare le aspettative degli altri.

8. Hanno una forte necessità di essere validate e approvate dagli altri.

9. Sono incapaci di creare o difendere i confini personali (confini del Sé, confini relazionali): spesso si coinvolgono in relazioni simbiotiche o invischiate, o sono incapaci di uscire da rapporti in cui subiscono maltrattamenti.

10. Forte necessità di stare con il partner, intolleranza alla solitudine.

11. Bassa autostima, che provoca a sua volta una costante necessità di approvazione da parte degli altri, così pure come un grande timore del rifiuto e dell’esclusione sociale.

12. Notevole difficoltà a dire di “no”: si antepongono continuamente i desideri e i bisogni degli altri ai propri (scarsa assertività e/o marcata passività).

13. Il dipendente affettivo generalmente occupa una posizione inferiore (one down) nel rapporto di coppia, sebbene questo non escluda che possa succedere il contrario, giacché esiste anche la “dipendenza affettiva dominante”, in cui la personalità dipendente può palesemente assumere una posizione superiore “one-up”, o una posizione solo apparentemente “one down”, che in ogni caso le consente di controllare il rapporto.

14. Sentimenti non risolti di colpa, rabbia, risentimento, isolamento e paura. Tutti questi sentimenti provengono dall’infanzia della persona dipendente, e dalle relazioni che si instaurarono con le figure di accudimento principali.
Grazie a questo primo schema esemplificativo abbiamo stabilito i primi passi per affrontare le dipendenze, anche se continueremo a parlarne, con dei prossimi articoli al riguardo. L'argomento che tratteremo sarà la strategia di fuga intrapresa dal partner manipolatore, con condotta "evitante".

Per tutte le info, puoi visitare il sito del Dottor Antonello Viola www.antonelloviola.com