in foto: Villaggio Attawapiskat – Foto: BBC

Nell'immaginario collettivo i vilaggi isolati assumono spesso un'aura misteriosa dietro la quale si celano molto volte leggende e miti. Nelle terre del Canada del nord vive una collettività che fa parlare di sé attraverso un dato decisamente inquietante che nulla ha a che vedere con quello che si associa alla loro condizione. Gli Attawapiskat hanno dichiarato lo stato d’emergenza: sabato 9 aprile, 11 persone hanno tentato di suicidarsi. A marzo, 28 persone hanno tentato di porre fine alla propria esistenza e solo negli ultimi mesi sono stati recensiti 100 tentativi di suicidi come riportato dal sito Maclean’s.

Martedì 12 aprile, “l’ampiezza della crisi di Attawapiskat si è rivelato ancora più profonda”, aggiunge il sito d’informazione Le Devoir, che ha annunciato un patto suicida che coinvolgeva 13 giovani autoctoni. Un dibattito su questa emergenza singolare ha avuto luogo in Parlamento. “Ottawa ha preso le misure di un dramma lontano dall’essere l’unico”, scrive il giornale. Il National Post ricorda come la comunità Attawapiskat, che conta 2 000 membri, sia “vittima di suicidi da decenni”. Il giornale americano The Atlantic spiega che questa comunità conosce “un forte tasso di povertà”. Localizzata nei pressi della baia di Hudson, nel nord del paese, non ha nemmeno accesso alle risorse di cui godono gli altri canadesi: “La città più vicina si trova a 500 chilometri”.

Geolocalizzazione della comunità Attawapiskat nel nord del Canada – Infografica: ITV.COM
in foto: Geolocalizzazione della comunità Attawapiskat nel nord del Canada – Infografica: ITV.COM

In maniera molto più ampia, il giornale americano evidenzia come il suicidio sia la prima causa di decesso tra i giovani amerindi in Canada, “cinque o sei volte più alta della percentuale degli altri giovani”. Il deputato Charlie Angus ha deplorato la mancanza di risorse alla Camera dei comuni in Canada: “Quando un giovane tenta di porre fine alla sua vita in una scuola o in una periferia, vengono inviate delle squadre d’emergenza (…) Le comunità del nord sono abbandonata a se stesse. Non abbiamo mezzi per fornire cure psicologiche. Non abbiamo risorse”.

Per diversi analisti, questa epidemia di suicidi è una conseguenza diretta della storia canadese. Rivela ”un’oscura realtà alla quale deve confrontarsi un paese che si trova nel bel mezzo di un processo di verità e riconciliazione”, scrive un canadese in una delle colonne del The Guardian.

“Quando un giovane tenta di porre fine alla sua vita in una scuola o in una periferia, vengono inviate delle squadre d’emergenza (…) Le comunità del nord sono abbandonata a se stesse. Non abbiamo mezzi per fornire cure psicologiche. Non abbiamo risorse”.

Questa emergenza è stata costruita da diverse generazioni ed è stata tacitamente favorita da un Canada che ha deciso di sfruttare le proprie risorse naturali, di fare del proselitismo e di brutalizzare generazioni di bambini, sistemi educativi e una sanità deplorevole”. Una diagnosi condivisa dallo scrittore canadese Joseph boyden che evoca attraverso il giornale Maclean’s “un trauma generazionale”.

Come ha ricordato il Guardian, il Canada ha dato inizio a un processo di riconciliazione e di verità. Lo scorso dicembre, una commissione ha stimato che la separazione e l’accumulo forzato di bambini nelle scuole autoctone hanno costituito un “genocidio culturale”. La crisi nella comunità Attawapiskat mostrerà “fino a dove il Canada è veramente pronto ad impegnarsi per la verità e la riconciliazione”, conclude il Guardian.