L‘italiano medio è per sua natura qualunquista, pertanto ama le etichette. Più sono trasversali e generiche, più le utilizza in abbondanza e a sproposito, come se fossero uno slogan. Il boom di Internet ha costretto i soliti sociologi della prima e ultima ora a catalogare i navigatori del Web alla stregua di una categoria sociale distinta, il cosiddetto "Popolo della Rete".

Devo darvi una notizia, il Popolo della Rete non esiste. Il Popolo della Rete siamo noi. Perché tutti, più o meno, navighiamo ed usiamo Internet. Molto meno che nel resto del mondo occidentale, ovviamente, ma rappresentiamo ormai una buona fetta della popolazione attiva. Quindi il tentativo di distinguere i comportamenti (o le opinioni) del Popolo della Rete è semplicemente patetico, ed errato.

Questo vizio d'origine, purtroppo, non cessa d'esistere. Anzi, sta creando dei derivativi. Il fantomatico Popolo della Rete non è una categoria sociale semplice, è meritevole di studio, perché genera odio. Gli "odiatori" virtuali sono coloro che spargono insulti, violenza e polemiche gratuite sui social network e sui blog, trincerandosi dietro un presunto "anonimato" in fenomeni di trolling inconsulto.

Negli ultimi mesi l'Odio della Rete ha raggiunto livelli importanti di escalation, tanto da indurre Enrico Mentana ad abbandonare Twitter e i Presidenti di Camera e Senato ad invocare una non meglio precisata regolamentazione per la Rete.

Succede sempre così: quando si scopre che non si riesce a controllare un fenomeno, si ipotizza di "silenziarlo", invece che comprenderlo. E' troppo faticoso e dispendioso comprendere, meglio creare un "mostro" e sbatterlo sotto le luci della ribalta.

[quote|right]|I protagonisti della Vita reale e virtuale sono gli stessi.[/quote]Il mostro attuale è la Rete, e l'Odio che essa genera. Chissà se i nostri politici, studiosi e benpensanti si sono mai fermati realmente a considerare chi sono questi famigerati haters che si nascondono (si fa per dire) dietro una tastiera. No, non l'hanno mai fatto. Meglio lasciare che l'etichetta resti tale, senza vedere cosa c'è dietro. In quel caso sarebbe come scoperchiare il vaso di Pandora, e bisognerebbe cercare di capire (e risolvere, magari) i profondi motivi dietro certi comportamenti che sono anche, incidentalmente, virtuali. Perché si potrebbe scoprire che colui che odia sul Web, oltre ad essere una persona vera, è anche

  • Chi paga tutte le sue tasse in silenzio, e chi si lamenta dei servizi pur non pagandole
  • Chi si lamenta dei politici, e poi non va mai a votare
  • Chi s'indigna per gli sprechi, e poi ottiene agevolazioni (pensioni d'invalidità, contrassegni ZTL, ecc…) non meritate
  • Chi offre sempre professionalità, ed ottiene soltanto magre ricompense, e gratificazioni nulle

A ciascuno la propria sensibilità, ma in generale è molto facile lasciarsi sopraffare dal potere della tastiera, dal fatto di avere tutti una propria (piccola o grande) audience. Le persone sentono l'esigenza di scrivere post e commenti, si lasciano prendere la mano, vanno sopra le righe. Nessuna giustificazione, come in altri ambiti c'è chi si sa comportare e chi no, ma non affannatevi a distinguere la vita in Rete dalla vita reale. I protagonisti sono sempre gli stessi.