di shorsh surme

In tema di Isis la diplomazia internazionale, o meglio quei paesi che si considerano portatori di “democrazia” in primis gli Stati Uniti, ha perso la bussola.
Basti pensare che alla riunione del 4 febbraio a Bruxelles gli Stati Uniti hanno invitato tutti, ma proprio tutti per discutere di Isis, tranne un rappresentante dei curdi, gli unici che da cinque mesi combattono da soli sul terreno i jihadisti dello Stato Islamico.
Ed alle proteste del presidente della Regione autonoma del Kurdistan irq. Massuod Barzani, Usa e cancellerie europee hanno risposto che “era presente il primo ministro iracheno Haydar al-Abadi”, ignorando che la Regione del Kurdistan è una regione federale sé stante, come sancito dalla nuova Costituzione irachena.
A questo punto una domanda è lecita: chi rappresenta al-Abadi oggi in Iraq? Infatti il paese mediorientale è in balia del terrorismo nazionale ed internazionale, ed è ormai saldamente in mano degli ayatollah iraniani; un paese che in sette mesi di occupazione della città di Mosul, la vecchia Ninive, non è riuscito fare niente per salvare la popolazione, senza speranze di futuro, basti pensare all’ennesima strage di civili avvenuta pochi giorni or sono nel cuore di Baghdad per mano di un kamikaze, che ha provocato più di 40 morti, persone innocenti che si trovavano in un ristorante; il tutto mentre al-Abadi ha pensato di togliere lo stato di emergenza nella capitale irachena, che dura ormai di 11 anni.
Per difendersi da ogni aggressione era necessario un esercito preparato e capace, cosa che l’Iraq non possiede. Al contrario vi è un esercito mal addestrato, distribuito su base etnica e confessionale, demotivato ed incapace di resistere all’attacco dell’Isis.
L’unica cosa che riesce bene al governo federale iracheno è quella di non mandare all’amministrazione della Regione autonoma del Kurdistan irq. il budget annuale previsto, creando cronicamente difficoltà ai dipendenti pubblici , che per lunghi periodi non ricevono gli stipendi.
L’Iraq di oggi è l’incarnazione del “Cambiare tutto perché nulla cambi”.