In questi mesi di coinvolgimento politico della sua famiglia a Ladispoli e, in particolare, di suo marito Alessandro Grando, sui social e sui quotidiani hanno scritto un pò di tutto. Che idea si è fatta in merito?

<<Una cosa tengo a precisare: la capacità di confrontarsi con il diverso non è una prerogativa di sinistra; ma non è nemmeno esclusivamente di destra. Quel che non accetto è che se uno slogan, un programma, un discorso è frutto di menti che si collocano a sinistra allora è giusto, è sano, è buono. Se invece arriva da di là, è fascista, incivile brutto e cattivo>>.

Come giudica l'atteggiamento di chi vi accusa di essere neofascisti?

<<Sono stanca di essere accusata indirettamente di essere neofascista perché il mio pensiero non si allinea a quello “radical chic”. Ci si laurea, ci si informa e si è umanamente solidali anche a destra. E’ facile fare di tutta un’erba un fascio, per l’appunto, ma non è così. E' frutto di un atteggiamento ipocrita e ignorante che, mancando di argomenti per controbattere l’avversario, ha necessità di creare il mostro: da qui frasi ad effetto della serie “Votiamo Pd a Ladispoli per scongiurare lo spettro della destra estrema”. Io penso invece che a livello locale, se in 10 anni (tanto per non andare troppo indietro) agli slogan e alle belle parole non sono seguiti i fatti o se i fatti riflettono il degrado cittadino, o il rosso in bilancio, allora i fautori non sono i buoni: sono semplicemente incapaci. Additare di fascismo chi crede in valori e idee differenti va bene, mentre ricordare che gravano avvisi di garanzia su personaggi noti che oggi cavalcano nuovamente la scena politica cittadina è di cattivo gusto. Parlare di fatti in campagna elettorale è pregiudizievole? Non credo>>.

<<Mio marito, Alessandro Grando, candidato sindaco della sua città, non ha le sembianze di Benito Mussolini né fisicamente né intellettualmente. Ha 34 anni e la voglia di amministrare un comune come Ladispoli dopo averlo guardato con gli occhi del cittadino e conoscendo le logiche opportunistiche del “palazzo” comunale contro cui si batte da solo in Consiglio da 5 anni>>.

Cosa direbbe oggi ai cittadini di Ladispoli per convincerli che il cambiamento può esserci?

<<L’attivazione dell’asilo nido in via Luisiana, la riqualificazione delle strade e del verde pubblico, il miglioramento dell’offerta turistica del nostro litorale, la lotta ai fenomeni delinquenziali, la garanzia dell’apertura permanente dello sportello anti-violenza sulle donne, l’adozione- finalmente- di un piano di eliminazione delle barriere architettoniche per i locali pubblici, le spiagge e il mare, la promozione di qualsiasi iniziativa volta alla tutela dei giovani e del loro futuro, tanto per citarne alcune, sono cose pratiche, fatti concreti, necessità urgenti sulle quali rimandare sarebbe delittuoso. Questo è il mio pensiero. Mi auguro soltanto, per il bene di Ladispoli e per il bene di tutti, che la gente, dopo il primo turno, torni a votare, per esercitare un proprio diritto/dovere sacrosanto. Scegliere, in piena, totale e garantita libertà: Ladispoli necessita di amministratori in grado di interpretare i bisogni degli abitanti. A prescindere dall’angolazione, o dal punto di vista, con i quali li si osservino>>.