Due anni fa, esattamente la notte del 3 agosto 2014, veniva perpetrato un vero e proprio genocidio nei confronti della popolazione curdo-yazida nella cittadina di Shingal (Sinjar), nel Kurdistan dell’Iraq. A colpire furono i jihadisti dell’Isis. Vennero uccisi 5mila yazidi, 7mila tra donne, anche minorenni, vennero rapite, schiavizzate e successivamente violentate sistematicamente. Gli uomini e le donne catturate furono costretti a convertirsi all’Islam: nel villaggio di Kojo i jihadisti sgozzarono circa 600 uomini che avevano rifiutato di convertirsi. Secondo una stima, sarebbero oltre mille i ragazzi yazidi militarmente addestrati nei campi dell’Isis per diventare futuri kamikaze.

Gli yazidi: una minoranza poco conosciuta in occidente. Lo Yazidismo (in curdo ئێزیدی , Ēzidī),  è la fede religiosa praticata dagli yazidi, i quali credono in un Dio primordiale, che ha creato o è divenuto l’universo, manifestandosi nei Sette Grandi Angeli, il principale dei quali è Melek Ṭāʾūs. Questi è la figura centrale dello Yazidismo, ed è ritenuto essere un angelo dalle sembianze di un pavone (Melek vuol dire appunto “Angelo” e Ṭāʾūs significa “Pavone”), “essenza attiva di Dio”. L’Angelo Pavone, padrone del mondo, è l’origine del bene e del male. Il culto di Melek Ṭāʾūs sembra contenere elementi propri di mitraismo, mazdeismo, manicheismo, islam e giudaismo. Con tutta probabilità, esso deriva dall’antico culto pre-islamico proprio del popolo curdo. Intorno alla metà del XII secolo, il maestro Adi ibn Mustafa riformò la religione (ciò fa pensare dunque che il culto originario fosse in qualche misura diverso dall’attuale). I vari clan possono presentare alcune differenze nell’interpretazione dei testi sacri. Accusati dall’ortodossia islamica di praticare culti eretici, essi sono stati duramente perseguitati dagli Ottomani e poi dal Governo turco, a causa della loro separatezza etnica, nel corso della storia. Secondo alcune tesi, lo Yazidismo sarebbe presente nel Vicino Oriente addirittura da più di 4mila anni. L’origine della religione degli yazidi è ormai generalmente considerata dagli studiosi come un complesso processo di sincretismo, in cui il sistema di credenze e le pratiche di una fede locale hanno avuto una profonda influenza sulla religiosità degli aderenti all’ordine dei sufi Adawiyya. Dopo la morte dello shaykh (sceicco) Adi ibn Mustafa, ci fu una deviazione delle iniziali norme islamiche dello yazidismo. Lo shaykh si stabilì nel santuario di Lalesh, nella regione di Shaykhān nel Kurdistan, nei primi anni del XII secolo; egli godeva di molta influenza e morì nel 1162. La sua tomba a Lalesh è oggetto di pellegrinaggio.

La comunità etnico-religiosa è un gruppo di origine curda e costituito da circa 800mila persone; di queste 750mila vivono nel Kurdistan dell’Iraq, nella zona di Shaykhān, in villaggi come Shingal, Zumar e Bahshiq situati ai piedi della montagna di Singiar (Gebel Singiār), a 160 km. circa a oriente della città di Mosul. Il Kurdistan è la loro patria storica. Non è la prima volta che il popolo Yazedi subisce massacri: nel 1892 rischiarono l’estinzione quando le truppe ottomane penetrarono nella valle di Lālish e passarono a fil di spada migliaia di abitanti. Durante il regime di Saddam Hussein, gli yazidi vennero classificati come “arabi”, in modo tale da falsare gli equilibri etnici nella regione. Il regime comunque li emarginò e li discriminò socialmente e culturalmente.