di Shorsh Surme

Continuano i combattimenti a Kobanè, assediata da mesi dai miliziani dell’Isis: è dal 15 settembre scorso che i Peshmerga, provenuti dal Kurdistan Iracheno attraverso la Turchia, difendono la città di Kobanè del Kurdistan della Siria (in curdo Rojawa), resistendo all’assalto dello Stato islamico.
 Per i curdi la caduta di questa città significherebbe una perdita non solo per il popolo, ma per tutte le forze progressiste in Medio Oriente. Tragicamente lasciati soli in questa guerra che minaccia di inghiottire l’intera area e oltre.
 Infatti la caduta di Kobane permetterebbe ai terrorosti dello Stato Islamico di controllare il confine del Kurdistan Iracheno e Siriano fino ad Aleppo al fine di garantire i collegamenti e le comunicazioni con le province irachene della zone del Triangolo sunnita e gestire con maggior facilità tanto i movimenti delle truppe quanto gli scambi commerciali in tutta la fascia settentrionale del “Califfato”.
I curdi sono oggi impegnati su due fronti, quello di Kobanè in Siria e quello di Jalawla, nella provincia curda di Kirkuk, nel Kurdistan dell’Iraq. Proprio due giorni fa, il figlio del segretario del Partito Socialista curdo (HSK), Hamay Haji Mahmoud, è stato ucciso mentre era a fianco di suo padre per difendere la cittadina