Figlio della cultura del fumetto, che prendeva il sopravvento in quegli anni e influenzato particolarmente dall´arte di Picasso, Paul Klee, Jackson Pollock e Mark Tobe, Keith Haring decide inizialmente di iscriversi all'università, dopo che nel 1976 inizia a girare tutto il paese in autostop.
Nel 1978 espone le sue prime creazioni al "Pittsburgh centre for the Art" e si reca in seguito a New York, entrando nella "School of Visual Art": è questo il periodo in cui la sua popolarità e la sua vena artistica esplodono fortemente. I luoghi più popolati della città iniziano a tingersi di colori e figure vivaci, in particolare Haring realizza i suoi graffiti nelle metropolitane cittadine: l'arte neo-pop che caratterizza le sue rappresentazioni viene apprezzata sin da subito, soprattutto dalle nuove generazioni. Il suo marchio iniziale è quello di disegnare pupazzi, sagome stilizzate con un gessetto bianco, poi colorate successivamente; il fatto che Haring inizi a lavorare per le strade di New York negli anni Ottanta è fondamentale ai fini del suo successo, essendo quelli gli anni di massimo interesse per l'arte contemporanea.
Nel 1982 Haring allestisce la prima mostra personale, alla quale seguono numerose esposizioni internazionali della sua arte; fondamentale il 1986, anno in cui lo stesso artista apre a New York il suo primo Pop Shop, uno spazio-negozio in cui è possibile acquistare gadget con le sue opere raffigurate e vedere gratuitamente l'artista a lavoro.
È il 1988 quando il giovane artista annuncia pubblicamente la sua malattia, l'AIDS; solo due anni dopo morirà.
Le sue rappresentazioni, popolate da figure denominate radiant babies ("omini che irradiano") e barkings dogs ("cani che latrano"), colorano gli spazi pubblici di innumerevoli città del mondo: le figure delle sue opere sono immerse in un flusso grafico che ha dato vita a un linguaggio visuale inedito, unico, semplice che diviene vero e proprio marchio del suo stile inconfondibile. La linea delle rappresentazioni è ridotta infatti all'essenzialità pura, tanto che l'artista utilizza due o tre colori primari il più possibile puri, escludendo la possibilità delle tinte mescolate.
È importante sottolineare che l'arte e la riflessione di Keith Haring si inseriscono in un filone d´impegno civile che tocca diverse tematiche fondamentali come la lotta antirazzista, i movimenti per i diritti civili da Martin Luther King a Mandela, i movimenti pacifista e antinucleare, la nuova ecologia, la riflessione sull'azione del movimento femminista nell'affermazione dei diritti umani, la riflessione su diversità ed alterità.
È proprio un'opera dedicata alla pace universale a colorare un´importante città italiana, Pisa: qui Haring realizzò infatti nel 1989, in soli quattro giorni, un murale sulla parete esterna del convento della chiesa di Sant'Antonio Abate, semidistrutto durante i bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale. "Titoli? Una domanda difficile, perché non do mai un titolo a niente … nemmeno questo dipinto ne ha uno, ma se dovesse averlo sarebbe qualcosa come … Tuttomondo!"
L'artista infatti non era solito attribuire titoli alle sue opere, ma nel caso di questa rappresentazione propose un titolo simbolico, direttamente in italiano, finalizzato a delineare un mondo unito e pacifico, senza conflitti: l'opera ritrae trenta figure energiche, colorate, cariche di vitalità, concatenate e intrecciate come simbolo di pace e armonia mondiale. Tuttomondo nacque grazie all'incontro a New York tra Haring e un giovane studente pisano, Piergiorgio Castellani, il quale lo invitò a trascorrere del tempo nella città toscana.
Ed è proprio in Italia che si trova l'ultima opera pubblica del grande Keith Haring, re dei graffiti e dell´arte neo-pop, la cui arte continua ancora ad essere simbolo e portavoce di importanti tematiche civili e di un unico, grande messaggio unificatore: "L'arte è per tutti, ed è questo il fine a cui voglio lavorare".