Quando la forma è sostanza? Che cos'è un pregiudizio? Con questi interrogativi ieri ho lasciato amareggiata il primo appuntamento del Pride Park di Caserta, definito "luogo di partecipazione e condivisione" dagli organizzatori, l'associazione Rain. I giovani che animano questa realtà  – effettivamente ci mettono l'anima per porre in primo piano le istanze Lgbt (di lesbiche, gay, bisessuali e transgender) – sono ragazzi preparati, aperti, disponibili al dialogo e hanno profuso impegno, dedizione, tempo, soldi, pazienza per dare vita a una quattro giorni di dibattiti, in vista del Pride che sfilerà sabato per le strade del capoluogo di Terra di Lavoro.

Ieri l'apertura del Pride Park con la presentazione del romanzo "La proprietà transitiva" alla presenza degli autori Nelson Martinico e Federico Ligotti (Edizioni Spartaco), venuti da Roma per partecipare all'incontro. Ebbene, sono stati bersaglio di attacchi incrociati da parte di Daniela Falanga dell'Arcigay Napoli e di Ottavia Voza, responsabile nazionale delle politiche trans di Arcigay. La prima, quando è intervenuta, ha ammesso candidamente di non aver letto il libro e di averne preso visione solo in quel momento. Ciò non le ha impedito di affermare che non solo non lo avrebbe letto in seguito ma avrebbe sconsigliato a chiunque di farlo. Infatti si è affrettata a postare le seguenti parole sul suo profilo di Facebook: «Io non invito a leggere il libro di un autore che tratta di transessualità e si rivolge a me, donna trans, come "il transessuale". Basta!!! Non mi interrogo su altro». Il commento più "civile" al post è stato chiamare «ignoranti» gli autori. Naturalmente da parte di persone che nemmeno sanno di che libro si tratta!

Prima di lei, l'intervento di Ottavia Voza: "Ho comprato il libro ieri, ne ho letto la metà nel tragitto da Salerno a Caserta [circa un paio d'ore di treno]. E' scritto bene ma contiene stereotipi come una trans prostituta con parrucca rosa. Inoltre viene fatto riferimento a "un trans", il che significa che chi ha scritto il libro non si è informato, non si è documentato". Mica come un'altra autrice che è stata con lei al telefono fino a notte fonda, per un mese, per capire bene come stanno le cose, quali termini esatti utilizzare, a quali studi scientifici far riferimento! Quindi, in chiusura: "Probabilmente questo non era il contesto giusto per presentare il libro: il mio ruolo mi impone una critica del genere".

Ecco, penso che solo su questa cosa possiamo essere d'accordo: no, non era il contesto giusto dove poter dialogare, perché lì di "partecipazione e condivisione" non ce ne sono stati. E' stato il luogo delle sentenze emesse con pregiudizio, senza una vera possibilità di dibattito perché nessuna delle due aveva letto il libro. In pratica si è parlato del nulla. E allora, mi chiedo, perché farne l'apertura del  Pride Park di Caserta? Con gli organizzatori dell'associazione Rain eravamo d'accordo: leggete il libro, se ritenete opportuno che sia utile ad aprire un confronto, presentiamolo insieme al Pride Park.

E invece no, le relatrici – che hanno apostrofato gli scrittori per non aver approfondito il tema – a mio avviso sono state quanto meno superficiali: ripeto, non hanno letto il libro però lo sconsigliano.

E allora, del libro, ve ne parlo io, cercando di andare un po' al di là della quarta di copertina.

Il protagonista si veste da donna, si prostituisce, è perseguitato da un padre – un pezzo grosso dei servizi segreti – che cerca di riallacciare un rapporto con lui. Si fa chiamare Princesa e indossa una parrucca rosa perché sta diventando calvo. Ebbene, "lui" è il protagonista della storia. Lui è "il" trans che pretende che gli altri lo percepiscano semplicemente come una persona, che vuole imporre la sua identità di "essere umano" al di là e al di sopra della sua sessualità o delle etichette, è lui che sceglie l'impegno politico e nel 2040 diventa presidente del Consiglio di un'Italia in ginocchio.

"La" trans è la compagna di Alessandro, Katia, che è "una" trans, definita tale in maniera "politicamente corretta" da quando appare nelle prime pagine del libro fino alla fine.

Ma la vicenda è ben più complessa, perché in questo libro si parla anche di morti sul lavoro, di mafia, di politica corrotta, di malcostume, di "patente di voto", di religione, di preti, di utopia, di altri mondi possibili.

Essendo un romanzo, non un saggio, quindi non un testo scientifico o la biografia di persone realmente esistite, l'approccio probabilmente avrebbe dovuto essere diverso: qui i "luoghi comuni" tanto criticati vengono utilizzati per essere scardinati. Sono strumenti nelle mani degli scrittori.

"La proprietà transitiva" non è un libro politicamente corretto, non lo è in nessun senso e in nessun caso (né per i "malpensanti" omofobi né per i "benpensanti" transessuali, transgender, genderqueer, gay, lesbiche). E' una fiction che fa dell'ironia il modo per scavare nelle crepe della diversità, nelle fragilità degli esseri umani, delle persone, che si sforzano di mostrare al mondo quello che sono realmente. E questo non è solo un problema trans, ma è una necessità di tutti indistintamente. "Sii reale" è lo slogan del Pride casertano: questo è lo spirito del romanzo.

Ritornano, dunque, i due interrogativi iniziali: Quando la forma è sostanza? Che cos'è un pregiudizio?

Ecco, entrambe, sia Daniela Falanga che Ottavia Voza, hanno salutato con favore la proiezione di "La Tarantina", presente in sala Carmelo Cosma, protagonista del docu-film, "amara testimonianza di uno degli ultimi femminielli napoletani" come l'ha definito il quotidiano La Repubblica, parola usata anche nell'intervista. Una vita raccontata in maniera schietta. Una vita fatta anche di prostituzione.

Pure in questo caso Daniela Falanga ha candidamente ammesso di non aver guardato il film, cionondimeno stavolta lo ha consigliato caldamente.

Ma allora di che stiamo parlando?

Quand'è così, meno male che le persone sono diverse le une dalle altre, meno male che hanno sensibilità diverse, modi di esprimersi diversi, meno male che non siamo tutti omologati, uguali, meno male che non tutti si sentono incatenati a un ruolo, meno male che c'è chi si concede il tempo e possiede la "leggerezza calviniana" per leggere un romanzo di rottura. Meno male che c'è chi la pensa diversamente.

Al contrario, sconsiglio anch'io la lettura del libro "La proprietà transitiva" a chi possiede una verità preconfezionata in tasca, a chi conosce già tutte le risposte e non vuole ascoltare nemmeno le domande, a chi non ha dubbi, a chi costruisce barriere invalicabili invece di tendere ponti di dialogo.

L'auspicio, diretto agli amici di Rain, è che il Pride casertano sia davvero un momento di condivisione e non un luogo dove le distanze diventano siderali, dove i verdetti prendono il posto del confronto, dove gli incontri diventano processi, dove le ideologie mettono i paraocchi.