Il lavoro legato alla produzione televisiva, mi sta portando ad esaminare un po' la situazione della fiction in Italia e trarne delle conclusioni. La "fiction all'italiana", probabilmente non esiste per motivi non proprio semplici, che cercherò di spiegarvi.
Partiamo da un dramma che deriva dal cinema, e che riporterò con un esempio semplice. Nel momento in cui andiamo a porre ad un produttore americano la "lista della spesa" di un film girato in Italia, la sua reazione sarà quella di farci una sonora risata in faccia, semplicemente perchè in Italia si continuano a spendere cifre altissime per produzioni che con circa un quinto del capitale, vengono realizzate in altre zone del mondo.
A partire da questo assunto, possiamo comprendere per equipollenza, perchè la fiction non viaggia e soprattutto perchè ci troviamo sempre di fronte ad un bivio di acquisto dovuto all'alta qualità di un'offerta americana a bassissimo costo rispetto a quella italiana.
Da una serie di studi analizzati tra italiani, statunitensi ed inglesi, viene fuori che la cifra media di costo per una sola ora di fiction italiana, tocca gli 80.000 euro, quella inglese, già scende al di sotto con 50.000 sterline (circa 60.000 euro) ed indovinate un po' quella americana? Ebbene si, "solo" 50.000 dollari (38.000 euro circa). Questo fa già comprendere quanto siano alti i costi di produzione, di location, e soprattutto anche di autorizzazioni.
Seconda problematica è legata al mondo del mercato delle fiction, che è in buona parte gestito dai produttori nazionali come Rai Fiction & co. riuscendo a creare prodotti ad un buon rendimento, ma che resteranno fini all'utilizzo nazionale, in quanto non viene data una vera potenzialità di vendita all'ideatore dell'idea nel resto del mondo.

Se consideriamo buona parte dei benefici di USA, UK e Germania nel settore fiction, perdiamo in partenza…

Francesco Russo
. Questo è anche uno dei motivi per cui la nostra TV, è colma di fiction americane e tedesche, mentre difficilmente un nostro prodotto riesce a superare le Alpi.
Altro vantaggio competitivo che si riservano gli ideatori ed i produttori indipendenti è quello di poter vendere i diritti internazionali anciliari, ovvero quelli che sono legati al commercio dei DVD, delle proiezioni a bordo dei mezzi di trasporto, oppure della diffusione sulla banda larga.
L'unico diritto che molto spesso viene lasciato agli italiani è invece quello della "syndication" (a patto che sia nazionale). Intendo con questa accezione, la possibilità di poter rivendere alle TV locali il proprio prodotto, ma questo non succede mai con serie di determinate produzioni.
A tal punto, risulta chiara la situazione a dir poco drammatica della fiction italiana, che necessiterebbe di una nuova regolazione, dovuta soprattutto al valore aggiunto che sta creando nella fruibilità del telespettatore. Volendo andare oltre il discorso burocratico ed economico, ci possiamo spingere verso un discorso di genere. Due settori che mi sento di appoggiare guardando gli sforzi dei "tecnici della televisione" italiana, sono le sitcom ed i polizieschi. Per le sitcom, parliamo soprattutto dei preserali (tipo "7 vite", o "Piloti"), mentre ci stiamo specializzando su una serie particolare di fiction, come il poliziesco, dove produciamo dei prodotti interessanti come "RIS", come "Squadra antimafia" e "Distretto di polizia", dove perseguendo un certo obiettivo di lavoro, forse, a breve riusciremo ad evitare l'acquisto di fiction tedesche come "Squadra Speciale – Cobra 11", o lo storico "Il commissario Rex", ma bisogna studiare ancora…
Intanto, seppur l'italiano medio continua ad essere legato al genere drammatico, dando sempre maggiore audience a prodotti come "L'onore e il rispetto", consideriamo come questo tipo di prodotto ci identifica, ma allo stesso tempo ci limita nel chiuderci le porte all'internazionalità di un format, di per se, fine a se stesso.