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Isole Faroe. Chi dorme non piglia pesci! (quarta e ultima parte)

Ed eccoci alla quarta ed ultima parte del resoconto di questa giornata così particolare. Scesi dal peschereccio la nostra avventura non è ancora finita. Veniamo accompagnati nei meandri della vera Fish Factory e possiamo osservare da vicino le ultime tappe "industriali" della lavorazione del pesce, qui alle Isole Faroe. Il tutto così, per caso, senza programmazione, grazie a un po' di faccia tosta e alla gentilezza e disponibilità dei locali.

Isole Faroe. Chi dorme non piglia pesci! (quarta e ultima parte).

(Qui se vuoi leggere dall’inizio).

Il capannone in cui siamo entrati è sì un magazzino refrigerato come ci aspettavamo, ma davanti ai nostri occhi c’è un’enorme catena di montaggio. Una fish factory come la chiamano, l’industria della lavorazione del pesce. Kassi. Qui i canoni e gli standard sono assolutamente quelli a cui siamo abituati.

Tutti i macchinari sono interamente realizzati in acciaio inox, tutto il processo è completamente automatizzato con interventi minimi dell’uomo che, seppur presente in quantità adeguata, è addetto per lo più, salvo qualche eccezione, al controllo e alla supervisione, nonché alla movimentazione. La cosa che colpisce immediatamente è la quantità infinita di pesce presente all’interno!

Gli addetti sono in gran parte ragazzi giovani. Tutti dotati di cuffie, scarpe antinfortunistiche, guanti, grembiuli, ripari,… insomma esattamente come entrare in qualsiasi ditta alimentare nostrana. Forse questa è anche più pulita di tante delle nostre industrie alimentari nelle quali mio marito quotidianamente entra!

Quello che ci colpisce positivamente qui, ma che abbiamo già avuto modo in questi giorni di sperimentare in tutte le Faroe, è la totale mancanza di burocrazia. Se le cose vengono fatte col buon senso evidentemente non servono mille leggi e balzelli e a loro volta le istituzioni sono vicine ai cittadini per aiutarli e non sistematicamente per frapporsi e creare ostacoli come troppo spesso accade da noi!

 

Veniamo lasciati completamente liberi di scorrazzare e fotografare ovunque. Il personale è molto cortese, ci sorride. Anche qui ci mostrano con soddisfazione tutto quello che fanno, anche se purtroppo ci pare che i giovani sappiano l’inglese meno degli altri.

Se ci vedono interessati ad una particolare vasca o ad un particolare tipo di pesce lo sollevano soddisfatti permettendoci di fotografare. Sono tutti di una gentilezza estrema. Il pesce entra e, su dei nastri trasportatori, subisce anche qui una serie di lavaggi. Nella zona alta viene separato in quattro taglie principali. Sempre in questa zona, dove sono presenti quattro operatori, si mettono da parte alcuni pesci particolari per specie,… ma non chiedetemi quale. A parte i salmoni, sono tutti pesci che noi non abbiamo mai visto né nei nostri mari, né in qualunque banco del pesce al supermercato!

Ci sono poi pesci di dimensioni esageratamente grandi. I nastri scorrono veloci e non permettono distrazioni. Gli addetti di questa zona si limitano a sorriderci benevolmente. Dopo altri giri su nastri e lavorazioni diverse, il pesce viene indirizzato a casse differenti. All’interno di queste casse viene rovesciato alternativamente un po’ di pesce e un po’ di ghiaccio a scaglie e i muletti lo portano via e lo accatastano nei magazzini, pronto – questa volta sì – per essere spedito in tutta Europa.

Anche qui, chi ci parla, si stupisce che alla domanda “Non vi piace il pesce, vero?”, noi rispondiamo convinti “Certo che ci piace. Molto!”. E’ una risposta non contemplata! Loro ne hanno veramente la nausea più totale.

Rimaniamo qui in giro a curiosare e fotografare altre due ore circa. Il tempo vola quando le esperienze sono così interessanti. Quando ci apprestiamo finalmente all’uscita la giornata è praticamente stata utilizzata interamente… e che utilizzo! Mia figlia è estasiata come non mai e continua a ripetere “Avete visto quello? Avete visto quell’altro?”.

Ne approfitto per chiacchierare un po’ con lei e farle notare in quali condizioni lavorano dentro quel capannone. Al freddo fuori e al freddo refrigerato dentro. Sempre. In un ambiente umido e bagnato, sempre! Rumoroso al punto che non ci si riesce a parlare, sempre. E l’odore pungente del pesce entra nelle narici e nei vestiti in maniera persistente. Sempre!

Mentre da noi in Italia, a torto o a ragione, si discute di crisi, di precariato e di mancanza di lavoro, questi ragazzi e queste ragazze (sono diverse nella fabbrica) svolgono quotidianamente un lavoro duro e faticoso in condizioni e orari dettati più dalla natura e dal mare che dagli orologi. Quando il peschereccio arriva in porto, il mondo della fabbrica si attiva.

Non posso non pensare a quanti sono i ragazzi che conosco, tanti dei quali alla perenne ricerca di un posto fisso che probabilmente non arriverà mai, che in queste condizioni non resisterebbero a lavorare un solo turno. Indipendentemente dall’entità dello stipendio!

Da mamma cerco di sottolineare con forza gli insegnamenti sul campo così importanti vissuti oggi, li faccio notare a Valeria e ne discuto con lei. Mentre noi siamo qui in vacanza a spendere soldi, provenienti da un paese assolutamente in crisi e con i fatturati delle nostre aziende in picchiata, loro sono qui a lavorare in queste condizioni. Dure condizioni.

Forse nessuno di questi addetti vedrà mai l’Italia e non potrà farlo principalmente per questioni economiche, nonostante viva alle Faroe che hanno un elevato tenore di vita e, pur rimanendo extra UE, appartengono alla Danimarca.

Queste e altre mille sono le considerazioni che io e mio marito facciamo con Valeria, cercando di mediare,  per rendere comprensibile ai suoi occhi da undicenne, nella moltitudine di aspetti, l’esperienza appena vissuta. Il cercare di estraniarsi dai propri punti di vista, il provare ad immaginare la vita qui, la capacità di mettersi nei panni degli altri, l’empatia,… come sempre sono infiniti gli stimoli educativi che ogni viaggio porta con sè, figuriamoci poi quando sono di questo tenore!

Continuiamo a lamentarci dell’Italia, ma non facciamolo solo per deprimerci o per il gusto di denigrarla anche quando il motivo non c’è. Facciamolo per migliorare questo nostro paese. Facciamolo per sfruttare appieno le potenzialità, per creare ricchezza, per dare un futuro ai nostri figli. Non per cercare solo uno stipendio fisso.

E soprattutto, non dimentichiamoci mai, come spesso ribadisco, che noi, qui, in Italia, per fortuna, siamo nati dalla parte giusta e fortunata del mondo!

 

(Fine quarta ed ultima parte). Qui puoi trovare la prima, la seconda e la terza parte.

Ti sono piaciute le Faroe? Ecco qui un altro post su queste meravigliose isole.

Preferisci le foto? Le puoi trovare quiqui e qui.

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