Il 19 aprile su MIT Technology Review è apparso un post molto interessante per chi si occupa di energia, come un tempo anch'io facevo (diciamo). Nel post viene presentato un progetto di LO3 Energy, Brooklyn Microgrid (BMG), che ha creato un sistema di gestione dell'energia prodotta da fonti rinnovabili di tipo residenziale secondo il principio del Km0. L'energia in surplus generata dai pannelli installati sui tetti di Brooklyn non viene immessa nella rete del gestore elettrico. La sovrapproduzione entra in una rete locale, cioè una microgrid, gestita da un sistema di misura e di trading autonomo. Come lo hanno realizzato?

Alla base del progetto c'è la Blockchain. Si tratta della tecnologia collaborativa che sta dietro al Bitcoin, la criptovaluta di cui avrete senz'altro sentito parlare. I partecipanti installano lo smart meter abilitato da questa tecnologia, che misura l'energia generata e consumata. Le registrazioni degli smart-contracts che abilitano gli scambi tra vicini, membri della Brooklyn Microgrid, sono tracciate usando la Blockchain.

Che impatto possono avere queste microgrid sui sistemi elettrici? La Brooklyn Microgrid è costituita da soli 50 nodi fisici, ma LO3 Energy ha già firmato una partnership con il colosso tedesco Siemens nel mese di novembre e sta parlando con i regolatori negli Stati Uniti, in Australia e in Europa per gli sviluppi futuri. Il fondatore di LO3, Larry Orsini, dice di essere interessato a coinvolgere anche le utilities, sostenendo di non voler allestire un modello di business che le escluda. Dice però che i sistemi elettrici dovranno affrontare un'evoluzione che i gestori debbono decidersi a tenere in considerazione.