in foto: Antonio Canova, Amore e Psiche, 1787–93

In questi giorni abbiamo parlato di codipendenza, in questo nuovo articolo mi concentrerò sul comportamento definito in psicologia “attaccamento insicuro distanziante” messo in atto in diverse situazioni, sia quando si è stanchi del rapporto instaurato con una persona e quindi in caso di una crisi, sia quando si tratta di una spia di un malessere molto più profondo. Anche in questo caso, lo psicoterapeuta Antonello Viola, ci risponderà in maniera esaustiva sull'argomento.

Dottore, secondo lei, coloro che portano avanti una condotta evitante, che si legano in modo incostante ad una persona, quindi l'opposto del codipendente, ma che al tempo stesso manipolano la stessa con delle strategie del silenzio e della fuga, sono semplicemente stanchi del rapporto o innescano sistemi per alimentare la codipendenza?

Ritengo che non si possa dare una risposta precisa e diretta a questa domanda, poiché questo tipo di comportamento potrebbe essere ricondotto a diversi aspetti psicodinamici, ovvero a differenti tipi di problematiche psicologiche variamente legate all’organizzazione e alla struttura di personalità, o anche, come dice lei, a una stanchezza del rapporto (ma eventualmente anche a una crisi) ed alla contestuale incapacità di comunicare in modo maturo di uno o entrambi i partner coinvolti nella relazione. Talvolta l’incostanza e l’evitamento nella relazione sono ascrivibili a un individuo che abbia un prototipo d’attaccamento adulto di tipo “distanziante” (“dismissing” in inglese), e dunque una persona caratterizzata da ben determinati antecedenti evolutivi, generalmente contraddistinti da relazioni primarie con caregivers in qualche modo rifiutanti, scarsamente responsivi, o controllanti e interferenti.

Quali sono le caratteristiche di un adulto con un modello d'attaccamento insicuro distanziante?

Un adulto con un modello d’attaccamento insicuro “distanziante” (modello denominato “evitante” durante l’infanzia e la fanciullezza) è un individuo che ha strutturato precocemente strategie difensive di allontanamento e distacco, proprio per proteggersi dall’angoscia elicitata dalla indisponibilità o dall’interferenza delle figure affettivamente significative, apprendendo dunque a sopprimere il sistema d’attaccamento quando si trovi sotto stress. Proprio a causa di queste manovre difensive inconsce di soppressione del sistema d’attaccamento, l’adulto con attaccamento insicuro distanziante è un individuo che tende a negare l’importanza delle relazioni d’attaccamento e ad evitare l’intimità con gli altri. Le relazioni di coppia degli adulti con attaccamento insicuro-distanziante sono generalmente punteggiate da tutta una serie di comportamenti improntati a una scarsa intimità o vicinanza emotiva, un basso livello di auto-svelamento e di condivisione dei vissuti, e una scarsa espressività emotiva. Inoltre tendono a esprimere poco i loro affetti, a evitare il conflitto e altre manifestazioni emotive, a fare poco riferimento al supporto emotivo del partner, e a sentirsi a disagio quando il partner richieda loro supporto o manifesti bisogni di dipendenza, anche una sana e matura dipendenza. L’adulto distanziante, a seconda della gravità del modello d’attaccamento, spesso è riluttante al coinvolgimento nella relazione, e finisce per sentirsi abbastanza facilmente intrappolato o annoiato nel rapporto. Da tutto ciò si può facilmente inferire, che eventuali strategie di incostanza ed evitamento improntate al silenzio o alla fuga potrebbero essere anche il riflesso di un adulto con un modello d’attaccamento insicuro di tipo distanziante, o eventualmente “timoroso” (un modello d’attaccamento insicuro caratterizzato oltre che da evitamento anche da un alto livello d’ansia).

Chi resta coinvolto in una relazione con un adulto “distanziante”?

Purtroppo, paradossalmente, chi resta più frequentemente invischiato in una relazione con un adulto “distanziante” è proprio un adulto con un modello d’attaccamento di tipo “preoccupato” (cioè caratterizzato da un’elevata ansia relazionale e da un’iperattivazione del sistema d’attaccamento), poiché i comportamenti del partner non fanno altro che confermare inconsciamente le aspettative legate agli schemi mentali maladittivi e alle esperienze precoci di instabilità e di imprevedibilità delle figure affettivamente significative. Spesso capita che un adulto con una personalità dipendente e un attaccamento di tipo ansioso-preoccupato si leghi a un partner avente uno stile di personalità narcisistico (o addirittura con disturbo narcisistico) e un modello d’attaccamento insicuro-distanziante, proprio perché questo tipo di partner conferma inconsciamente i suoi schemi mentali maladattivi, riproponendo un vecchio copione e un dramma irrisolto appartenente all’infanzia.

Ma perché si comporta in questo modo il narcisista?

Certamente il partner “narcisistico” manipolatore, rappresenta il tipo di partner con cui una personalità di tipo “dipendente” può più facilmente colludere: questo tipo di partner, oltre che usare e manipolare l’altro per autoregolare la proprio autostima, è un individuo che durante l’infanzia, a causa dei suoi antecedenti evolutivi, si è generalmente identificato con le parti onnipotenti cattive delle sue figure di riferimento, ed ha dunque un bisogno compulsivo di dimostrare il proprio potere e il proprio influsso: ne consegue una spiccata inclinazione alla scelta di partner che si sottomettano e siano malleabili alle loro aspettative e desideri, e nei casi peggiori, quando siano presenti tratti sadici, al loro bisogno di dominio e di controllo totale, talvolta anche caratterizzato da maltrattamenti e violenza.

Oltre all’ipotesi dell’attaccamento insicuro di tipo distanziante, nel caso di manovre di silenzio e fuga (a cui accenna nella sua domanda) si potrebbe anche ventilare l’ipotesi eventuale di una personalità con nuclei di tipo “schizoide” o, nel caso peggiore, a un individuo con disturbo schizoide di personalità. Questo tipo di personalità è generalmente caratterizzato (naturalmente entro un continuum variabile di gravità) da una pervasiva “angoscia di dedizione” e dunque da frequenti “ritiri difensivi”, poiché sperimenta spesso il timore di essere invasa, inglobata, controllata, soverchiata o traumatizzata, associando tali pericoli al coinvolgimento con le altre persone.

Ancora, ribadisco che le stesse manovre di evitamento-fuga e silenzio, potrebbero ascriversi anche a un rapporto in crisi o svuotato a causa di una serie di vicissitudini relazionali.

Pertanto concludo dicendole che la valutazione dell’incostanza relazionale e delle manovre di evitamento andrebbe contestualizzata a un panorama più ampio, tenendo conto del tipo di personalità e dei modelli d’attaccamento adulto, e delle capacità comunicative degli individui coinvolti nella relazione: vale a dire che sarebbe necessaria un’attenta valutazione psicodinamica delle personalità e della relazione.