Edi Rama non è un “rivoluzionario” nell'accezione che generalmente diamo a questo termine. Niente a che fare, insomma, con altri esponenti della sinistra più o meno radicale che troviamo sparsi per i paesi del Vecchio Continente, dalla Grecia alla Germania, passando per gli stati iberici.

No, lui ha vinto le elezioni in Albania a capo di una coalizione di centrosinistra, l’Alleanza per l’Albania Europea, composta dai socialisti e da altri 34 partiti minori, che si è presentata agli elettori con un programma certamente innovativo, progressista, riformista, ma per così dire “con i piedi per terra”. Insomma, il fatto che all'interno della coalizione ci fossero dei micro partiti neo-comunisti, di cui alcuni con la vecchia denominazione del partito che fu di Enver Hoxha, Partia e Punes e Shqiperise (Partito del Lavoro d’Albania), sta a significare che da quelle parti si è chiuso definitivamente un ciclo, ma niente di più.

L’Europa, il suo mito, sono i punti cardine del programma di Rama, coniugati con un’idea plausibile di modernizzazione del paese e di giustizia sociale. Tutto normale allora? No, nient’affatto. La forza dirompente di Rama non viene né dai suoi programmi né dalla storia e dalla natura dei partiti che hanno sostenuto la sua candidatura: sono il suo modo di presentarsi, l’estetica del suo apparire, i colori che ammantano le sue campagne, il suo carisma, che fanno la differenza, trasmettendo l’idea di un paese dinamico che vuole spasmodicamente schiudersi alla modernità.

Rama, da questo punto di vista, non ha dovuto inventarsi nulla. La sua storia politica è stata una sfida continua con le brutture dell’abusivismo, dei quartieri dormitori, della cementificazione senza regole. Lui, artista e docente di pittura all'Accademia delle Belle arti di Tirana, quando è stato sindaco della capitale dal 2000 al 2011, ha fatto di tutto per trasformare una città amorfa, stanca, decadente, in un laboratorio di riqualificazione urbana, dove il colore ha lenito le ferite impresse al paesaggio dai casermoni “socialisti” prima e dalle costruzioni abusive del “nuovo corso” dopo.

È stata un’impresa collettiva, che ha coinvolto tanti giovani, semplici cittadini, artisti come Anri Sala, che ha raccontato la vicenda nel pluripremiato video Dammi i colori. I colori, appunto. Come il viola chiaro che ieri ha connotato il brand elettorale del candidato Rama ed oggi fa da sfondo alla comunicazione istituzionale del neo-premier, a cominciare da quella che si fa attraverso i social network. Un colore vivace, penetrante, che trasmette un’immagine di grande freschezza del nuovo corso albanese.

Basta farsi un giro sulla pagina personale che Rama ha aperto su Facebook. Copertina viola tendente al fucsia, con l’aquila a due teste composta da una miriade di bandiere nazionali e la scritta “faleminderit” (grazie). Poi il suo faccione, il suo sorriso tranquillizzante e sagace. Le foto a corredo dei post sono perfette, ritraggono il premier in incontri istituzionali in ambienti moderni e ricercati, dove anche le suppellettili riescono ad attirare l’attenzione del visitatore. Le stesse impressioni si hanno se si va sulla pagina ufficiale del partito, dove il viola ha preso il posto del tradizionale rosso dei socialisti.

Solo effetti scenici? Mere trovate estetico – propagandistiche? Sarà. Per quel che mi riguarda non nascondo che dopo aver visto queste cose sono rimasto un po’ spaesato. Mi sono chiesto: sono loro che tentano di schiudersi alla nostra modernità, o siamo noi che dovremmo essere contagiati dallo loro freschezza, dalla loro voglia di cambiare? Non è forse vero che noi siamo un popolo in preda al disincanto, con una classe politica logora ed inamovibile, avviliti dalla crisi economica e senza alcun sogno da inseguire?  Paradossi.

Oltre la suggestione, che in questo caso ha il suo innegabile peso, ci sono nondimeno le cose concrete, gli impegni verso i cittadini. Un programma di governo realistico, ma con dei punti molti qualificanti e dirompenti per un paese come l’Albania. Tra questi la riforma del sistema sanitario, per renderlo universale e gratuito, l’introduzione dell’imposta progressiva sui redditi, misure per far crescere l’occupazione. Impegni che il popolo ha apprezzato, se non altro per gli effetti che il rallentamento dell’economia sta avendo anche da quelle parti. Ricordiamo che il  calo vistoso del PIL, da un 6,1% del 2008 all'1,8% previsto per il 2013, ha fortemente compromesso il mercato del lavoro locale. Senza trascurare che la crisi nell’Eurozona ha colpito maggiormente i paesi verso cui si dirige l’emigrazione albanese – Grecia e Italia –determinando un calo delle rimesse.

Sali Berisha, oltre a magnificare i “successi” dei suoi governi, ha puntato tutto sulle opere pubbliche, sull'apertura di nuovi cantieri. L’hanno soprannominato “mani di forbice” per i tanti nastri che ha tagliato in campagna elettorale. I cittadini albanesi, però, hanno scelto il cambiamento. Edi Rama è stato più convincente nella sua proposta politica volta a fare della Shqipëria, la Terra delle Aquile, un paese più moderno, con più servizi, più opportunità, più giustizia sociale.

I colori hanno poi fatto il resto. L’affluenza alle urne è stata abbastanza alta, e Rama, contro i pronostici della vigilia ha trionfato, 53% dei voti, contro il 36% ottenuto dal suo rivale. Ora inizia la sfida. Il nuovo premier viola dovrà dimostrare che dietro il colore c’è anche sostanza.

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