Esiste una cosa peggiore di un viaggio in traghetto per la Sardegna? Si, quello di ritorno, ovviamente, perché il mare stanca, non si provasse a dire il contrario, quindi al ritorno sarai giustamente più provato che all'andata. Soprattutto, però, avrai terminato il tuo soggiorno. Game over. Tutti a casa, o quasi. Ma ecco, sui traghetti penisola-Sardegna, puoi assistere al folklore più assoluto, incluso tutto nel prezzo del biglietto. E in un viaggio di cinque e passa ore, vi assicuro che c'è l'imbarazzo della scelta. Premessa necessaria, però, sulle attrazioni che un traghetto medio presenta: un pub, svariati punti ristoro, una piscina di nove metri quadrati, che manco fossimo in una nave da crociera, un'edicola e una piccola sala giochi. Si, la sala giochi, nell'era degli smartphone, che tanto in barca sono pressoché inutili, a meno che non si decida di spendere 18 euro per 1 megabyte di dati sfruttando la connessione satellitare. E allora ecco che in preda ad una nostalgia canaglia mi sono concesso le mie partite a capolavori del calibro di Virtua Tennis, dove uno straordinario Tommy Haas mi ha accompagnato addirittura al terzo turno del celebre French Tournament, oppure il Sega Soccer, dove i miei amorfi giocatori giamaicani sono stati sconfitti ai rigori da altrettanto pupazzosi omini tedeschi, in un improbabile quarto di finale mondiale. Accanto a me, invece, il solito bambino con meno di dieci anni si cimentava in una partita di 34 secondi ad uno di quei giochi in cui devi sparare agli zombie. Si, quelli che solo l'esperienza ti porta a capire che una partita non durerà più di mezzo minuto, perché la ricettività dei tuoi proiettili da parte del display è pari a quella di un portiere di sette anni messo a difendere i pali dalle sassate di Roberto Carlos, per citarne uno dei tanti. Quindi vedi questi mostri che barcollano davanti ai tuoi occhi, tu spari a raffica e non muoiono mai, poi a una certa arriva il game over. E tu te ne vai sconsolato, sia che tu abbia sette anni che quaranta, come il padre che lo seguiva da dietro indicandogli dove sparare, poiché davvero non capisci cosa ti sia sfuggito nelle regole di quel gioco. Mi sono quasi sentito in colpa, probabilmente se non avessi occupato il Virtua Tennis con aria da veterano, avrebbero fatto una partita lì. Ma in queste sale giochi è giusto che abbia la priorità chi è cresciuto con certe cose, per poter rivivere la spensieratezza degli anni in cui avevi un gettone e ti sentivi ricco. Virtua Tennis, Sega Soccer, Crazy Taxi, Panic Park (si, quello con due leve, per giocare con due pupazzetti stilizzati rosso e blu) e Point Blank, l'unico sparatutto sensato e degno di nota insieme a Metal Slug. Tu solo dentro una stanza, e tutto il mondo fuori. Forse, però, ci sono altre due tipologie di videogame da sala giochi che annoverano il record di minor durata media della singola partita, ancor meno degli zombie. Uno è il Sega Bass Fishing. Dall'inserimento della moneta al game over, passavano 12-13 secondi al massimo, Movenze strane, comandi incomprensibili, amo che ritorna in superficie vuoto, e finiva là, senza spiegazione. L'altro è il simulatore di volo. Si decolla (senza scopo alcuno, poi), l'aereo si imbarca, tocca con l'ala, e prende fuoco in un rendering favoloso di fiamme pixelate. Chiusa questa parentesi, passiamo all'elemento clou di un viaggio in traghetto, ossia lo spirito di (dis)adattamento, invidiabile tanto detestabile, che taluni riescono ad esprimere. Oltre ai canonici pranzi al sacco composti da sette distinte portate, poiché tra spiaggia e passaggio ponte non vi è molta differenza, anzi forse il secondo è più comodo della prima, possiamo trovare il più ampio assortimento di giochi da tavola, quali TabooMonopoly, confidando di riuscire a finire una partita di quest'ultimo nelle cinque ore di viaggio. Inutilmente, però, tanto nessuno ha mai finito una partita di Monopoly, e l'andazzo era solitamente il seguente: uno che a botte di culo aveva tutto il quarto lato del quadrato di gioco, uno che aveva perso dopo 15 minuti, passando gli ultimi centottanta secondi a tentare di rubare i soldi al più ricco, e gli altri che capito l'epilogo chiudevano il tabellone a metà, facendo scivolare pedine e alberghi nel mezzo, stile sistema drenante concavo-convesso. Un po' come a Risiko, del resto. Poi c'è chi, ovviamente, porta le carte. Francesi, italiane, da Uno. Le carte da Uno non le vedevo da parecchio tempo, me ne ero quasi scordato l'esistenza. E subito la mente vola a quell'inimitabile sensazione di goduria nel mollare un bel +4 al tuo vicino. Ci sono anche dei televisori in traghetto, che trasmettono senza audio, quindi mi chiedo sempre che ci stanno a fare, considerando che spesso e volentieri trasmettono cartoni animati. Tuttavia, ciò che mi ha davvero spinto a scrivere questo pezzo, è quanto segue: i bivacchi improvvisati. Su un traghetto Olbia-Civitavecchia viene allestita una quantità indeterminata di pessimi bivacchi direttamente sulla moquette fantasia planet. Ce l'avete presente no, la fantasia planet a fondo blu? Tipica del mezzo di trasporto popolare e leggermente antiquato, che io alla sola vista entro nella fase "portatemi un antistaminico". Che, poi, sarà pure pulito, per carità, ma la moquette è sempre moquette, come lo era quella di casa mia. Odiosa. Ma invece ci sono, e le ammiro quasi quanto le schifo, intere famiglie che bivaccano sulla moquette, ovunque, in qualsiasi angolo della nave. Due o tre teli da mare buttati a terra, ed ecco il pic-nic del marinaio. Li invidio, perché riescono a ricreare un quadretto familiare in un cavolo di sottoscala. Li schifo, per forza di cose, perché fa schifo. Dormire, mangiare, respirare a livello pavimento, a mezzo metro dai piedi della gente che transita, quando, vi assicuro, il posto a sedere si trova comunque.

Ma in fin dei conti, pace. Le vacanze sono vacanze, e ognuno le vive a modo suo. C'è chi preferisce sdraiarsi in spiaggia. Chi sui pascoli. E chi intraprende un viaggio intergalattico tra i pianeti della moquette dei traghetti. De gustibus.