Alle 20:57 del 21 agosto una leggera scossa di terremoto ha colpito Ischia. L'INGV pubblica il valore stimato in magnitudo locale: 3,6. Tutti tranquilli, non è successo nulla. Poi però si scopre che ci sono stati danni, addirittura crolli. Passa qualche ora e arriva la notizia di due morti. Durante la diretta di RaiNews il prof. Enzo Boschi, il membro della Commissione Grandi Rischi dell'Aquila che difese la scienza in tribunale, sospetta che ci siano stati errori di calcolo all'INGV: troppi danni per essere solo un 3,6, la magnitudo deve essere maggiore e l'INGV la correggerà. Twitta così

Qualcuno gli fa notare che senza dati sei solo un'altra persona con un'opinione. Uno scienziato, lo scienziato che ha difeso la scienza in tribunale per una Commissione Grandi Rischi piuttosto criticabile che non servì ad aiutare gli aquilani quando arrivò la scossa del 6 aprile 2009, propone valutazioni spannometriche basate sul "senza accesso ai dati". Boschi, sempre a occhio, prevede le correzioni dell'INGV. Addirittura indica l'ordine di grandezza della correzione: vista l'entità dei danni anche un 4,5 sarebbe troppo poco!

A un certo punto arriva un nuovo dato dell'INGV. Il dato di magnitudo diventa 4,0. Ma è magnitudo durata, diversa dalla magnitudo locale data in precedenza, che non viene affatto corretta. Le dirette televisive usano i nuovi dati con un certo impaccio, probabilmente perché la reazione più naturale di fronte a una correzione da 3,6 a 4,0 è chiedersi che differenza ci sia: si tratta comunque di un terremoto leggero. Ma non tutti la prendono nello stesso modo.

Il prof. Enzo Boschi, che sin da subito si è avventurato in una valutazione basata sull'analisi delle immagini televisive, con una serie di tweet si prende il merito di aver fiutato la magagna: INGV ha corretto i dati! Forse non ricorda di aver scritto che anche un 4,5 non giustificherebbe l'entità dei danni. Non spiega che sta confrontando mele con pere: 3,6 di magnitudo locale con 4,0 di magnitudo durata, due metodi di stima diversi. Non spiega neppure che il 3,6 non è stato corretto ma al suo posto è stata usata un'altra stima.

Poi, la mattina dopo, da buon abbonato alla Stampa, ti svegli e scopri che il titolo del sito del tuo giornale è "Forte terremoto a Ischia, crolli a Casamicciola". Ti domandi se davvero un 4,0 sia da considerarsi forte e ti rispondi che no, un 4,0 non è un terremoto forte. Allora apri l'app, scarichi l'edizione del giornale in edicola e trovi l'intervista al prof. Enzo Boschi. Egli "ritiene che, nella stima fatta sulla magnitudo qualcosa non vada per il verso giusto, dato che una scossa di 3.6 (poi corretta a 4) di solito non provoca gravi danni". Poi corretta? No, dal sito dell'INGV non risulta che sia stata corretta ma solo che viene considerata più affidabile una misura diversa.

Così ti verrebbe voglia di dire alla Stampa che gli esperti si intervistano per spiegare i fenomeni nei loro caratteri generali e particolari (superficiale o profondo, tettonico o vulcanico), per far comprendere il gergo e semplificare alcuni aspetti tecnici della comunicazione istituzionale (magnitudo locale e magnitudo durata), per far capire il ruolo delle istituzioni che intervengono prima e dopo gli eventi disastrosi (protezione civile, INGV, amministrazioni locali). Quando lo scienziato si mette a contestare i dati della rete di rilevazione e dell'istituto che li gestisce la Stampa (e speriamo anche la stampa) deve fare un passo indietro e chiedergli di esibire uno straccio di prova per quello che sta dicendo. Altrimenti perché pagare l'abbonamento al giornale? Mi basta twitter.

PS: noi abbonati della Stampa abbiamo una marcia in più: il Public Editor Anna Masera. Stamattina le ho twittato il post e lei mi ha risposto (e sul sito si vede la differenza)