A Rio de Janero un atleta armeno, Andranik Karapetyan, si è spezzato un braccio e siccome ho la fortuna di conoscere da vicino un ex campione di questa nobile disciplina, vincitore dei campionati regionali lombardi negli anni '80, ho chiesto all'amico filosofo Max Bonfanti di scrivermi le sue considerazioni su questo sport e sul suo valore nella crescita dei giovani. Ecco le sue parole

Degli sport si parla tutto l’anno soprattutto durante le olimpiadi, ma anche qui chi la fa da padrone sono quasi sempre quegli sport attorno ai quali girano grossi interessi economici e per far sì che si parli anche delle discipline “povere” è purtroppo necessario che qualcuno si faccia male come nel caso del  sollevatore di pesi  armeno Andranik Karapetyan che nel tentativo di alzare 195 chilogrammi ha subito un grave incidente al braccio sinistro perdendo così anche l’opportunità di vincere la medaglia d’oro per la sua categoria.

Il sollevamento pesi è una disciplina che contrariamente a quanto si possa credere è fondata più sulla tecnica e la concentrazione che sulla forza bruta. Come tutti gli sport necessita di grande forza di volontà, rinunce, duri allenamenti e di tanto studio e i risultati si possono ottenere solo tramite la loro rigida osservanza. Se i pesisti non usassero la tecnica arriverebbero a sollevare solo la metà di quanto riescono ad alzare.

Sarebbe bello che almeno durante le Olimpiadi i mass media dedicassero un po’ più di spazio anche a quelle discipline solitamente snobbate.

Medaglia vinta da Max Bonfanti alle regionali lombarde negli anni '80
in foto: Medaglia vinta da Max Bonfanti alle regionali lombarde negli anni '80