22.22.22.

No, non sono pazza e no, non è il titolo di un film horror. Anche se, a ben vedere, potrebbe diventarlo.

Questa è la formula del successo, secondo i manager americani.

Sono 22 anni, 22 ore di lavoro, 22 mila dollari l'anno.

Ci mettereste la firma? Bene, questo è quello che gli esperti di comunicazione americani volevano ottenere, ma prima di fare scelte di cui potreste pentirvi ragionate un attimo con me.

A 22 anni siete giovani laureati inesperti con i sogni nel cassetto ecc. E su questo, nessun problema.

Ragioniamo sul secondo indicatore. Ore di lavoro (giornaliere): 22.

Questo significa, svegliarsi all'alba, lavorare in ufficio dieci ore, uscire dall'ufficio e controllare le email dallo smartphone (personale o aziendale che sia), fare e ricevere telefonate, inviare messaggi. Il tutto fino al completamento "ideale" di 22 ore. In pratica, non riposare mai.

Non avete più lo stesso entusiasmo per l'iniziativa, vero?

Ora, analizziamo l'ultimo elemento: 22 mila dollari l'anno. Visti tutti insieme fanno un certo effetto, ma convertiti in Euro sono circa 16.270 (che non hanno più l'invitante aspetto di un numero tondo). Come se non bastasse, rappresenterebbero un salario mensile di 1.356 Euro. Molto più di quanto vi viene offerto al momento in Italia? Vero. Verreste sfruttati di più? Non è detto.

Nel corso del mio ultimo stage, che mi ha insegnato moltissimo, in pratica non staccavo mai. Questa era la mia giornata.

Sveglia alle 8:30 per prendere una metro e un tram. Al mio posto e operativa alle 10:30. Otto ore di lavoro, più una di pausa, per un totale di nove ore. Libera alle 20:00 (anche se era facile che si facesse più tardi). Percorso con i mezzi a ritroso. A casa alle 21:00. Telefonate di chiarimento sull'agenda appuntamenti, modifiche dei turni, sgridate (perché succede a tutti, non illudetevi) anche all'alba del giorno dopo (e magari è il giorno libero). Il tutto per 300 Euro al mese.

Si sa che gli stage sono fatti così: vieni usato il più possibile e pagato il meno possibile. Tu ringrazi perché l'opportunità è impagabile, così come l'esperienza, però, chiamatemi choosy se volete, non riuscirei a ripensare alla mia seppur breve esperienza lavorativa dilatata, per strategia e quindi regolarmente, su 22 ore. Non a 22 anni. Perché 22 ore di lavoro, ufficiale o no non importa, significano: ricevere telefonate il giorno libero, di notte, di mattina, a colazione, a cena col fidanzato, in fila alla Posta, al supermercato, in macchina, in treno. In pratica, vivete la vita di un pedinato.

Si chiama choosy il ventiduenne che desidera lavorare nelle ore di lavoro e – magari – studiare in quelle che gli restano? Io, per esempio, preparai un orribile esame di letteratura russa che ricordo ancora con vergogna.

Si chiama choosy il dipendente che considera libero il giorno libero?

Perché se non hai una vita sociale significa che ti stai realizzando? Perché o sei il manager tutto lavoro e ipertensione (che quando cominci con le 22 ore a 22 anni ti trovi con le 30 ore a 40 anni)  o il bamboccione?

Vogliamo davvero sdoganare l'idea del lavoratore a tempo pieno solo perché in formula è orecchiabile? Tutti intruppati nelle gallerie delle metropolitane, con lo stesso sguardo, gli stessi orari, le stesse patologie.

Magari alla fine avremo anche un bel posto di lavoro, ma sarebbe l'unica nostra ragione di vita, perché tutto il resto ce lo saremo persi per strada, rincorrendo i numeri del Sogno Americano.