A meno che non siate cattolici sinceri, ferventi e anche un po’ acculturati (in questo caso il senso della vita, per voi, ha direttamente a che fare col divino), prima o poi vi sarete chiesti quale sia il senso del vivere: o nella forma ingenua e confusa degli adolescenti o in quella più autunnale degli anziani ma, insomma, vi sarete ben chiesti “Cosa faccio? Perché son qui? Che senso ha tutto questo?”. Parto da questo incipit sui massimi sistemi per sottolineare il mio disprezzo per figure quali il sig. Simone Furfaro, quell’autista di autobus genovese che mentre un giovane, sul suo veicolo, veniva ridotto in fin di vita da teppisti, ha fatto finta di non vedere e di non sentire ed è sceso a farsi un panino. Forse ricorderete la vicenda perché è di pochi giorni fa; da quello che riportano i giornali il sig. Furfaro, con la rozza ingenuità degli ignoranti e vili, avrebbe ripetuto al maresciallo che gli portava l’avviso di garanzia (è accusato di favoreggiamento)

Mio nonno mi ha insegnato che nella vita è meglio farsi i fatti propri

Questa frase è di una esemplarità cristallina. Farsi gli affari propri. Come ha sottolineato Gramellini nessuno poteva chiedergli di buttarsi eroicamente nella mischia, rischiando a sua volta la propria incolumità; ma il sig. Furfaro non ha pensato a dare l’allarme, una semplice telefonata al 113; non ha poi pensato a soccorrere la vittima dell’aggressione; si è semplicemente fatti gli affari propri.

Me lo immagino il sig. Furfaro – e tutti i Furfari d’Italia – tornare a casa a fine turno borbottando fra sé e sé di come sia brutto il mondo; di quanto poco sia pagato lui per quel lavoro così pregno di pericoli; anzi, ne avrebbe parlato al sindacato perché meritavano una paga superiore per i turni notturni; poi, in canottiera – è molto caldo – vedersi la partita in TV, mangiare la minestra che la sig.ra Furfara gli aveva stancamente preparato, pisolino, e via per una nuova giornata. All’insegna degli affari propri.

I Furfari d’Italia lavorano al minimo compatibile con leggi e regolamenti, approfittando come e quando si può di piccole malattie fasulle per fare simpatici ponti festivi; pagano le tasse (per forza, sono dipendenti e purtroppo non hanno modo per evadere o eludere!) e quindi pretendono che tutto il mondo attorno a loro funzioni perfettamente al loro passaggio: se fanno la fila alle poste si lamentano delle poste, se trovano sporco per terra si lamentano della sporcizia, se c’è una buca sulla strada maledicono il sindaco, ma è difficile che raccolgano la cacca del loro cane perché il filosofo dei fatti propri pretende che tutti si facciano i propri, ma proprio tutti. Quindi non bisogna impicciarsi della cacca del cane del sig. Furfaro, esattamente come lui se strafotte della cacca del vostro, e anzi va benissimo cagare sulle strade che devono comunque essere pulite perché Furfaro, le tasse, le paga, e quindi il Comune pulisca!

I Furfari d’Italia attraversano la vita in questo modo: mangiano, respirano, dormono, ogni giorno facendo il minimo richiesto dalla società e ogni giorno cercando di aggirare qualche regoletta, di pagare qualcosina di meno, di far faticare qualcun altro. Mangiano, respirano, dormono, e purtroppo si riproducono e insegnano alla discendenza a farsi gli affari propri, esattamente come Furfaro ha appreso dal saggio nonno. Mangiano, respirano e dormono allontanando da sé il concetto di responsabilità e perseguendo quello di opportunismo. Mangiano, respirano, dormono, e semmai votano, e semmai fanno i sindacalisti, e semmai si infiltrano nelle società sportive con la scusa dei figli, e quindi scoprono vantaggi interessanti per chi – all’insegna del farsi gli affari propri – è disponibile a chiudere un occhio, ma anche due, chi se ne frega? È nelle pieghe di questa mentalità che si sviluppa quel terreno marcio e paludoso dove prosperano le mafie, le corruzioni, i malaffari sempre coperti dall’omertosità genetica degli italiani. I Furfari d’Italia non sono “cattivi”; sono peggio. Essendo la filosofia degli affari propri essenzialmente amorale, loro non sono e non si sentono cattivi: proteggono loro stessi e la famiglia, la casetta pagata col mutuo e la miserabile posizione sociale che hanno conquistato seguendo gli insegnamenti del nonno. Ambiscono all’abuso edilizio, all’evasione fiscale, all’illecito amministrativo, al favore personale e non sempre riescono a soddisfare le loro ambizioni per mancanza di occasioni e per una certa pigrizia nell’intraprendenza. E conseguentemente se ne infischiano dell’altrui abuso o illecito, anzi: fallo pure tu, che lo farò anch’io.

I Furfari d’Italia non si interrogano sul senso della vita. Speculare alla loro amoralità c’è un desolate deserto valoriale in cui tante piccole cose hanno senso nell’immediato (il derby cittadino, il pesto che come lo fa la sig.ra Furfara non lo fa nessuno…) ma nulla ha senso in prospettiva; si mangia, si respira, si dorme, come macchine che ripetono all’infinito piccoli gesti vuoti. Non si è interessati a condividere, a partecipare, a costruire, a progettare, a discutere, a dubitare, non ha importanza il mondo che va in malora, chi se ne frega della Siria così lontana, fanculo l’Ebola roba da africani, e per quanto riguarda la politica, tanto, è tutto un magna-magna. Quale utilità sociale hanno questi individui? Si potrebbe dire cinicamente che ci servono guidatori di autobus, e muratori, e baristi, che non devono necessariamente saper filosofeggiare; ci basta che guidino bene il bus, che tirino su muri diritti e che servano cappuccini ben fatti. Dissento profondamente. Qualunque mestiere facciate, che siate carpentieri o dottori, meccanici o antropologi, siete comunque tutti cittadini. La nostra convivenza non richiede solo che facciate bene il vostro specifico mestiere ma che primariamente sappiate convivere l’uno con l’altro, che sappiate aiutarvi, che sappiate guardare a un futuro condiviso ciascuno assumendosi tutte le responsabilità del far parte di una comunità.

Ci sono molteplici obiezioni a questa tirata moralista:

  1. Ma cosa vai a guardare queste sciocchezze, son ben altri i problemi! No, non ho mai condiviso questo che considero benaltrismo becero. Se dobbiamo aspettare di risolvere il problema dell’amore universale per poi occuparci di ogni altra questione siamo fritti; voto a favore dell’amore universale, ma intanto occupiamoci anche di economia, lavoro, diritti etc.; viva l’economia, ma intanto guardiamoci anche negli occhi e ognuno faccia la sua piccola parte;
  2. Povero Furfaro, in confronto al burattinaio di Firenze (al satrapo di Arcore, a chi vi pare a voi) ha colpe piccolissime. No, non sono d’accordo. Ognuno a responsabilità relative al proprio ruolo: Renzi se le è scelte grandissime, di governo, e Furfaro le aveva assolutamente limitate, da autista di autobus e da cittadino; ognuno le sue occorre che se le assuma con pienezza;
  3. Ma in Italia siamo tutti così, ieri Schettino, oggi Furfaro, domani qualcun altro… È vero, è un serio problema italiano con una desolante continuità. Proviamo a cambiare o aspettiamo il prossimo millennio?

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