La cronaca nera è un capitolo del giornalismo che difficilmente entra nelle mie corde emotive. Mi prende così tanto che preferisco che se ne occupino gli altri, soprattutto quando ad essere coinvolti sono dei ragazzi, dei minorenni che all'improvviso si ritrovano senza vita. Il caso riguarda cinque ragazzi, tra cui quattro minorenni, coinvolti in un incidente stradale a bordo di una 500 vecchio tipo, avvenuto sull'autostrada A1 presso l'uscita Afragola- Acerra. Tutti ragazzi appartenenti alla comunità caivanese e del Parco Verde in particolare.

Il primo pensiero nato intorno alla vicenda è stato "sicuramente erano ubriachi" ed invece non avevano tracce di alcool nello stomaco, ancora -"probabilmente avranno avuto uno scontro con un'altra auto" – no, l'autovettura si è capovolta, in una dinamica ancora non chiara, facendo due giri su se stessa ed i corpi sono stati ritrovati dispersi a 50 metri di distanza.

Uno dei ragazzi rimasti vivi è ricoverato in condizioni critiche all'ospedale San Giovanni Bosco (coma vegetativo), i cinque ragazzi sono stati portati in vari ospedali cittadini. Solo il conducente, maggiorenne, è fuori pericolo, due ragazzi ci hanno lasciato, altri due invece combattono tra la vita e la morte in queste ore.

Anime salve – Fabrizio De Andrè

Non mi va di dire nulla al riguardo, ma vorrei parlarvi delle "Anime salve" di Fabrizio De Andrè, la canzone che narra la vita attraverso il percorso delle anime, del tempo che passa e che probabilmente cambia le persone. Tutto ciò che viene vissuto senza passione, diventa solo passaggio di tempo. E spietati, con gli occhi della memoria, possiamo solo ricordare le persone che passano e se ne vanno. La vita è questa, quando soffochiamo i sentimenti.

Che bell'inganno che sei, anima mia. E che grande questo tempo, che solitudine, che bella compagnia.

Mi interrogo ogni giorno sul futuro, su come creare un  progetto solido e stabile, poi osservo le cose che accadono e mi rendo conto che sto probabilmente sbagliando qualcosa. Sono insoddisfatta di pensarla seguendo l'iter comune di stare al mondo, dove i percorsi sono obbligatori, vedendo tutti impegnati in un grande disegno diretto da chissà chi. Molti si ostinano a vivere per progettare, dimenticando di curare le relazioni del presente. Pensiamo di avere la sofferenza sotto controllo, di farla tacere e di sedare la paura entrando in schemi di dipendenza.

Non sappiamo soffrire e all'improvviso ci viene dato il conto degli errori da pagare. A volte, dovremmo pensare alla forza della vita che va oltre ogni nostra scelta.

E questo lo dimentichiamo, lo accantoniamo troppo spesso. Che senso possiamo dare alla morte che irrompe nel quotidiano? Penso a questi ragazzi, alla vita che avrebbero potuto avere, alla loro gioventù e credo che l'incoscienza non c'entri, anzi, ora che sto crescendo penso che ogni età abbia le sue difficoltà e momenti di estrema riflessione, probabilmente erano felici in quel momento mentre stavano provando gli entusiasmi che generano le prime ebbrezze del mattino. Le solitudini quando si riuniscono generano stati d'euforia, è capitato a tutti noi. E non mi va di sindacare niente e nessuno, penso solo alla vita, che ancora una volta ci richiama agli attenti e ci mette in riga, chiedendoci qualcosa che non vogliamo ascoltare: il presente.