Tornato a casa ieri sera, ho istintivamente acceso la tv e messo al primo notiziario di turno. La questione degli sbarchi in questi giorni è molto dibattuta, e un po' tutti hanno preso una posizione, a cominciare dalla classe politica, smossa dall'opinione pubblica che richiedeva di intervenire in maniera concreta e immediata. Il sorriso è nato spontaneo quando in uno dei primi servizi, venivano spiegate le rispettive posizioni dei Matteo d'Italia. Posizioni chiare ed inequivocabili. Per il Matteo fiorentino il padano è una "bestia" colpevole di non vedere l'aspetto umano del problema dei profughi, per il Matteo padano l'altro è un "verme" che non disdegna di utilizzare la foto di un bambino morto per farsi propaganda. Oggi invece i riflettori si sono spostati sugli altri esponenti di partito di turno che si sono schierati da una parte o dall'altra esprimendo le loro giustissime considerazioni.

Ora, il problema profughi, come sappiamo, anche se esistente da parecchio tempo è esploso in questi giorni per via dell'immagine del bambino di tre anni morto che ha acceso l'opinione pubblica divenendo virale nel giro di poco tempo . Certamente di bambini ne sono morti anche prima in analoghe situazioni, certamente e purtroppo di bambini ne vedremo morire anche in futuro. Il dilemma è chiaro, come mai dobbiamo aspettare che un fenomeno diventi mediatico per intervenire decisamente o anche solo per parlarne? Non dobbiamo andare troppo indietro nel tempo per trovare casi analoghi, si pensi agli arcobaleno simbolo dei matrimoni gay resi legali negli Stati Uniti, o al "Je suis Charlie" del massacro negli uffici del giornale satirico francese, piuttosto che all'Ice Bucket Challange, la sfida delle secchiate di ghiaccio nata per sensibilizzare il mondo  riguardo la SLA. 

Se da una parte possiamo apprezzare il vantaggio dell'esposizione mediatica, che permette di portare in auge problematiche importanti, dobbiamo anche chiederci il motivo dell'immobilismo della società in generale su questi temi prima che divengano "social". Per capirlo dobbiamo fare un passo indietro e analizzare le cause dell'esplosione mediatica di un evento. La rincorsa al like appare in questo caso una concausa, insieme all'emulazione e alla capacità del fenomeno di toccare il cuore delle delle persone. Voglio scartare l'idea della cospirazione e della progettazione scientifica a tavolino dei fenomeni, in quanto non ci sono le basi per poterlo dimostrare.

Possiamo evincere dalle tre cause sopracitate l'assenza nella società di un radicato interesse per l'argomento in questione, che viene risvegliato solo dal fenomeno e si assopisce con la fine di questo. La società si mostra così a noi come un contenitore vuoto di contenuti, e le persone, per utilizzare un'espressione colorita del vernacolo barese, appaiono dei ricci ‘vacanti' (vuoti) che vivono dell'apparenza del loro guscio che li dipinge come individui dalla spiccata sensibilità.  Gli esponenti politici, figli di questa società, non fanno altro che utilizzare il fenomeno per tirare acqua al proprio mulino, in maniera più o meno efficace ed elegante, l'efficacia e l'eleganza che sembrano mancare ai Matteo d'Italia.