La tragedia, o per meglio dire “la strage”, di Lampedusa ha riportato in primo piano il tema dell'immigrazione e delle modalità con cui essa va affrontata.

Ancora prima di contare i morti e le bare, c'era già chi si affrettava a sparare sentenze e ad urlare scemenze: è colpa mia, tua, sua, dell'Europa. Sono morte fra le 350 e le 400 persone, e le prime parole che siamo riusciti a dire è che quanto accaduto è “tutta colpa dell'Europa” (vorrei tanto sapere dove cazzo abbiamo perso la nostra “coscienza” di esseri umani…).

Mi domando spesso cosa sarebbe accaduto se tutti quei morti fossero stati italiani. Ce ne saremmo lavati la coscienza così in fretta, con un giorno di lutto nazionale e la solita (quasi inutile) parata istituzionale sull'isola? Con l'hangar di un aeroporto stipato di bare, e un barcone rovesciato a 40 metri di profondità pieno zeppo di cadaveri, l'Italia va avanti come se nulla fosse… In televisione si balla e si ride come sempre, i telegiornali relegano la notizia quasi in fondo al notiziario (tranne i primi due-tre giorni), le bacheche di Facebook si occupano di cose ben più importanti (se fosse morto un solo sportivo famoso, si sarebbero riempite molto di più… Statene certi!).

Bisogna farsene una ragione. Quei morti sono “altro” da noi. Non sono italiani.

… Viene la parola "vergogna". E' una vergogna!

Papa Francesco
Ho pensato che forse era questo quello a cui si riferiva Papa Francesco pronunciando la parola “vergogna”. O forse si riferiva alla Legge medioeval-nazista che abbiamo in Italia, che condanna le persone in base a CHI sono e non a COSA fanno. Oggi, di fronte alla notizia che i superstiti del naufragio sono stati indagati per “immigrazione clandestina”, s'indignano tutti. Tuttavia, per i dieci anni in cui questa Legge è stata in funzione, non ci sono state grandi proteste o sommosse popolari (nemmeno da quelle parti che storicamente dovrebbero difendere i più “deboli”, come la Sinistra o la Chiesa cattolica). Avremmo dovuto bloccare il Paese, di fronte ad una norma che era nel pieno solco di quelle antiche idee che portarono ai roghi dell'Inquisizione o ai forni crematori d'hitleriana memoria. Invece niente.

Del resto, non abbiamo bloccato il Paese nemmeno di fronte alla notizia che gli accordi firmati con Gheddafi altro non erano che l'uccisione (per conto nostro) di migliaia di poveri Cristi nelle prigioni libiche o nel deserto. La cosa pazzesca è che, ancora in questi giorni, i leghisti vanno in televisione a sbandierare quegli accordi come un grande successo del loro leader Maroni. Continuano a sostenere che quella sia l'unica soluzione per fermare l'immigrazione clandestina (… e nessuno gli dice niente!?). Del resto, morti per morti: meglio che muoiano lontano da noi, piuttosto che nel mare sotto casa. Come si dice? Occhio non vede, cuore non duole! Peccato che i morti siano sempre gli stessi, e che la coscienza su cui rimangono sia sempre la nostra.

Oggi stiamo a disquisire su chi sia da accogliere, e per quali motivi. Lo straniero che scappa dal proprio Paese per la guerra è da accogliere. Quello, invece, che scappa per non morir di fame è da rimandare indietro. Seguendo questa logica, tutti gli italiani che stanno emigrando in questi mesi all'Estero (chi per trovar lavoro in Germania, chi per trasferire la sua piccola azienda in Romania o in Polonia) dovrebbero essere riportati immediatamente indietro (dal momento che in Italia non c'è nessuna guerra… Perlomeno, non dichiarata).

Posso dire che lo trovo un discorso demenziale? Chiunque parte da un Paese e arriva in un altro, ha DIRITTO ad essere accolto. E' ovvio che se uno è disposto a partire rischiando la morte, lo fa perché ha un sacrosanto motivo per farlo. Nessuno lascia la propria Terra a cuor leggero. Da che mondo è mondo, il “salvarsi la Vita” è l'unico comun filo denominatore di tutte le emigrazioni (lo sa pure un bambino). Tuttavia, l'Italia (e più in generale l'Occidente), si arroga il diritto di sindacare su quanto siano veritiere e giuste le motivazioni che spingono un povero Cristo a partire (senza considerare il fatto che chi parte lo fa sempre da Stati che sono stati letteralmente “spolpati” da noi occidentali). Questo è uno degli altri motivi per cui il reato d'immigrazione clandestina, oltre che essere odioso, è perfettamente INUTILE. Qualcuno di voi crede davvero che una persona che rischia di morire (per fame o per guerra), e che per questo motivo è pronta ad affrontare l'Inferno, possa essere minimamente spaventata dal fatto che in Italia rischia di finire in galera perché clandestina? Al massimo pensa che in carcere, almeno, si mangia.

Pensare di trovare delle soluzioni legali per bloccare l'immigrazione è come pensare di fermare il vento con le mani.

… Con questo non voglio dire che tutto vada bene così com'è, o che si debba lasciare ogni cosa al fato e all'inerzia. Anzi. Io stesso credo che i fenomeni migratori, oltre un certo limite (limite ormai abbondantemente superato), siano “contro-natura” (la naturalità delle cose sarebbe che chi nasce in un determinato luogo dovrebbe poterci anche vivere! … I primi a pensarla così sono gli stessi migranti!). Credo anche che, oltre un certo limite, l'immigrazione possa divenire un problema. Gli immigrati possono portare un aumento nei fenomeni delinquenziali: non perché siano peggio di noi, ma perché le condizioni di vita disperate spingono le persone a perseguire “vie più semplici e veloci” (del resto, gli italiani hanno “portato” la mafia in America. Su questo campo, quindi, non abbiamo da insegnare nulla a nessuno…). Infine, sono d'accordo con chi sostiene che l'Europa non può e non deve lasciarci soli di fronte a questa emergenza (fatto salvo che non sia esattamente la prima frase da dire di fronte a 400 morti annegati).

Il punto principale da cui partire, però, è che NON SI PUO' e NON SI DEVE criminalizzare chi migra. NESSUNO deve essere respinto, per nessuna ragione al Mondo (tranne chi compia reati effettivi sul territorio che lo ospita). Se non si parte da questi principi basilari, qualunque seria discussione viene inficiata nella sua essenza. Premesso ciò, è indubbio che l'immigrazione vada gestita ed organizzata. L'Europa, in questo, ha un ruolo primario (come ovvio). L'Italia, e le sue mille Lampeduse, sono i confini del continente. Questo Bruxelles deve assolutamente capirlo (e farsene carico). L'Europa non può essere unita se si parla di Spread ed economia, ed essere divisa se si parla di esseri umani. La Troika non può interessarsi a noi solo se si parla di conti pubblici, e far finta di non conoscerci di fronte a drammi del genere. Tutto ciò non perché gli immigrati siano un peso o una “patata bollente” da scaricare, ma perché la solidarietà e la fratellanza fra i vari popoli Europei sono tra i motivi fondanti dell'Unione stessa (se un pilastro così importante viene a mancare, è meglio disfare direttamente tutto e lasciare perdere…). L'organizzazione a livello europeo dell'immigrazione consentirebbe di distribuire i flussi in maniera armonica, seguendo le necessità/esigenze dei migranti e le capacità di accoglienza dei vari Paesi (momento per momento, situazione per situazione). In questo modo, tutto funzionerebbe molto meglio.

Detto ciò, è indubbio che il bandolo della matassa sia (in realtà) un altro. La vera domanda da farsi è: perché queste persone migrano? Sopratutto: perché i popoli del Sud migrano, compresi noi? Eh sì, perché quando parliamo di migrazione parliamo anche di noi italiani. E non mi riferisco al passato. Mi riferisco all'oggi. Infatti, come accennavo prima, è sotto gli occhi di tutti che OGGI sia in atto uno spostamento abbastanza importante di italiani (o per meglio dire, di europei del Sud) verso “lidi” migliori. Si spostano i giovani laureati, i cinquantenni rimasti senza lavoro, le piccole e medie imprese… Si sposta, insomma, parecchia gente. La causa delle nostre migrazioni, come di quelle che da noi arrivano, è solo una: il sistema economico capitalista, e la crisi che da esso deriva. Possiamo girarci intorno quanto vogliamo, ma il punto focale è questo. Tutta la zona arabo-africana ha migrato, e migra tutt'ora, perché depredata e spolpata delle proprie risorse (petrolio, materie prime, eccetera) da noi occidentali. Ora migriamo anche noi. Perché? Perché siamo andati in “autocombustione”. Il capitalismo occidentale è andato in “autocombustione”. Era scritto nella sua stessa natura che, prima o poi, si sarebbe bruciato da solo. E' l'idea della crescita continua ed incessante (elemento fondante e indispensabile dell'attuale sistema economico) che ha scritto nel proprio Dna la sua stessa fine.

Ora il sole del “progresso” splende su altri “lidi” (tuttavia, brucerà ben presto anche lì… Molto più veloce di quanto non abbia fatto da noi…).

L'unica cosa che ci differenzia dai nostri “fratelli africani” è che noi, per un lungo tempo, abbiamo goduto degli effetti positivi della “crescita” (grazie anche, e sopratutto, allo sfruttamento delle loro risorse). Loro nemmeno quello.

… Vogliamo fermare davvero le migrazioni di massa? Cambiamo il sistema economico globale che regola il Mondo. E' l'unico modo. Non ce ne sono altri. Bisogna creare un'economia basata sull'equilibrio, fermare e controllare tutti i tipi di “crescita” (economica, di popolazione, e altre…), e ridistribuire (per davvero) le ricchezze e le risorse. Insomma, bisogna cambiare tutto.

Certo… E' un discorso lungo e complesso da affrontare (e non è questo il momento più adatto per farlo). Tuttavia, volevo solamente accennarlo in questo articolo, per far riflettere sul fatto che alla base di TUTTE le migrazioni odierne c'è una cosa sola: il sistema economico capitalista. Siamo davvero “tutti sulla stessa barca” (e non è affatto un eufemismo…). Su quel barcone colato a picco a Lampedusa c'era tutto l'Occidente. Sopratutto, c'eravamo noi italiani.

Per questo motivo, dobbiamo sentirci davvero vicini a loro. Non solo perché è buono e giusto farlo, ma perché i loro problemi sono i nostri problemi. Esattamente gli stessi (basta poco, per ritrovarsi nelle stesse condizioni).

Ricordiamoci sempre che lottare per i loro diritti significa, automaticamente, lottare anche per i nostri.