Comunque la pensiate una buona classe dirigente si comporta così, come Fabrizio Barca. Analizza i problemi con tutta la forza culturale di cui dispone, studia, studia, studia ancora. Propone le soluzioni di cui è convinta, infine spinge per la loro affermazione. L'atto più recente del suo percorso è l'invito a rispondere a sei domande sulle regole che un partito dovrebbe darsi. La speranza è ottenere un impegno da parte dei candidati alla segreteria del PD, ma i temi investono tutti i livelli "amministrativi" del partito. Il meccanismo che vediamo all'opera nella gestione della segreteria nazionale ha analogie strettissime con i livelli regionali e comunali. Dove è vero che esistono molti casi virtuosi, ma anche tanti casi di rendite di posizione da mestiere del tesseramento e dell'occupazione degli enti. E sappiamo bene che il contagio dell'amministrazione compromette la qualità della governance.

La profondità della critica emerge dalla semplicità delle domande. E dall'imbarazzo che dovremmo aspettarci da tutti i dirigenti del PD ai quali vorremmo porle. Le prime tre, in particolare, rispondono al bisogno di risoluzione dei mille conflitti d'interesse e di qualità nella concorrenza tra talenti. E sono le tre domande fondamentali, quelle sufficienti a capire se il PD ha un futuro nella capacità di essere un partito democratico moderno. Bersani ha definito il PD come partito che si è reso "inservibile per il governo del paese". Ecco, questo non è accaduto solo perché il PD è una marmellata a pezzettoni. Questo accade anche perché si tratta di un partito campione d'ipocrisia.

"Gli incarichi di vertice negli enti pubblici siano compatibili con l’iscrizione al partito solo se assegnati con metodi concorrenziali di evidenza pubblica". A mio giudizio la domanda delle domande è questa, la seconda. È singolare che un militante del PD, un partito nato nel 2007 (XXI secolo), debba ricordare alla propria dirigenza che la concorrenza tra talenti è una leva per l'innovazione e per il buon governo. È un po' strano che un militante del PD, siamo ancora nel XXI ma stiamo per scalare di secolo, debba suggerire alla propria dirigenza che la meritocrazia è un modello virtuoso e non pernicioso. Quindi, mentre tutti stanno lì a dondolarsi ipocritamente sull'opportunità di avere regole, di rispettare la costituzione e le leggi, qualcuno ci ricorda che scegliere il consulente, nominare il direttore generale, selezionare il consigliere di amministrazione sono momenti di decisione pubblica.

… nel caso in cui, sposando un uomo la madre della donna da cui ha avuto un figlio, questi avrà per fratello un bambino, fratello di sua madre.

Immaginate un rappresentante degli studenti, appartenente all'organizzazione studentesca finanziata dalla CGIL, sedere (nominato dal proprio rettore) nel consiglio di amministrazione di una società posseduta dall'università. Ecco, stiamo parlando anche di questo, di quanto sia profonda e radicata la malattia che Barca è riuscito a distillare con un linguaggio da manuale di diritto amministrativo. In base a quali principi manageriali uno studente siede nell'organo di gestione di una Srl (a capitale completamente pubblico)? È evidente che tutto questo non ha senso se non in un rapporto "politico" tra università e sindacato (si badi: non tra università e studenti).

Dunque il catoblepismo ha origini molteplici, geneticamente modificate, che pervadono l'intero tessuto della rappresentanza. E quanto più siamo preoccupati e spaventati dalla situazione per come riusciamo a leggerla e interpretarla, tanto maggiore è l'importanza del nostro giudizio sulle cose. Per questo credo che le sei domande siano da considerare come l'inizio di un questionario che ci consentirà di interrogarci sui partiti e sul paese che vogliamo. Ma temo che se non voterai e non farai votare, la forza di questi sei interrogativi rischia di risuonare nel vuoto o perdersi nell'iperuranio.