Ogni anno in quel di Milàn,quella Milano da bere, la Milano della bela madunina, gli occhi di tutto il mondo(sia degli addetti che non) si catalizzano intorno all'evento più prestigioso della capitale lombarda: la Milano Fashion Week. Evento che, come ogni anno, raduna intorno a sé migliaia di adepti.

Tante le collezioni per la prossima stagione Primavera/Estate 2017 presentate in passerella nell'arco di questi giorni che hanno coinvolto stilisti di fama nota ma anche giovani emergenti.

Abbiamo sognato con gli abiti da principessa disney di Luisa Beccaria, totalmente catturati da una sfilata che ci proietta all'interno di un mondo fatato. Del resto la stessa stilista descrive la donna che porta in passerella come " sicura di sé che gioca a fare la ninfa". La collezione primavera- estate 2017 della stilista propone infatti abiti dalle linee romantiche che passano dall'azzurro Cenerentola al verde acqua, al turchese, passando per il pervinca e i riflessi argentei. A farla da padroni sono i tessuti leggeri, in tulle,trasparenti,eterei e dai motivi floreali i cui colori pastello ne esaltano la naturale grazia ed eleganza senza tempo, quasi rinascimentale potremmo dire. A fare da cornice a questa magica atmosfera il chiostro del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci che ha ospitato l'evento.

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Un prototipo di donna differente è quello che invece imperversa sulla catwalk di Elisabetta Franchi: donne che incarnano quell'immaginario di femme fatale sicure di sé calcano la passerella con i loro passi felini che esprimono eleganza e audacia, forza e fascino al tempo stesso nei dettagli e nelle forme, a tratti provocanti ma che mai sfociano nel volgare. Maniche e spalle esaltati da ruches, balze e giochi di asimmetrie che mettono in evidenza il decolleté, scolli profondi anche per i body color oro racchiusi dentro pantaloni rubati ai tailleur nell'armadio. Alla classica giacca infatti la stilista preferisce lunghi camel coat morbidi e avvolgenti soltanto poggiati sulla spalla. Il tutto impreziosito da girocollo di brillanti, pendanti e anelli in comunione con cinture che stringono il punto vita.

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Tagli asimmetrici, giacchini con cappuccio che strizzano un po' l'occhio agli anorak degli eschimesi il cui stesso tessuto è ripreso negli zainetti a spalla ed è portato in scena anche sui vestiti, e poi blu-viola-verde fanno da trio cromatico prediletto dell'intera collezione di Versace, come anche gli ampi e generosi spacchi dei tubini, le borse portate a mano che ricordano le valigette 24 ore e ancora tessuti in pelle o nylon ma anche fantasie a scacchi, linee asimmetriche e diagonali investono gli abiti, cinte rubate ai carpentieri stringono la vita, (un po' ricordando quelle di Bottega Veneta) le linee bianche quasi squarciano il nero dei capi, i leggins dal taglio sporty chic sono protagonisti indiscussi e sembrano quasi ricordare l'anatomia muscolare del corpo umano. Del resto la stessa padrona di casa, Donatella Versace confessa: "in questo momento sento che lo stile sportivo sarà l'eleganza di domani". Un nuovo che avanza insomma, una donna che può sentirsi libera anche di essere elegante in tenuta sportiva. Di grande impatto, anche il modo in cui è scandita la sfilata: una voce di donna ripete lo stesso motivetto di parole su di un sottofondo musicale che subisce un climax crescente di tensione: anche la chiusura della sfilata possiede un forte impatto visivo con la chiusura rigida e simmetrica che ricalca l'intero mood della collezione.

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Intrisa di una irriverente ma forse trapassata trasgressione la collezione SS 2017 di Fausto Puglisi, a cominciare dall'intero set in cui viene allestita la passerella: modelle che si stagliano all'interno di gabbie con i loro polsi incollati alle sbarre, il simbolo della croce che si riveste di un profondo significato iconografico è il motivo ricorrente nelle stampe di abiti e gonne ma anche come fregio decorativo di doppie fibbie strette in vita.

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Sulla passerella di Cavalli palpita invece un cuore legato al passato: stampe e tessuti ricordano le tribù Navajo, ma anche il mood anni '70 si afferma con prepotenza: a testimoniarlo le stampe floreali dal tenero ricordo hippie, i lunghi e sottili foulard al collo, le chiome e pettinature con riga al centro con capelli fini e liscissimi che cadono a strapiombo per lei, tagli scalati e spettinati dall'allure un po' neo hippie per lui. E ancora, mantelle dalle lunghe frange che ancora una volta ricordano i pellerossa d'America unite ai ricami alla Nudie Cohn, giacche kimono del Giappone imperiale in un intreccio di tessuti denim, seta, chiffon, suede, pelle e velluto.

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La collezione SS 2017 Moschino non delude le aspettative che consacrano Jeremy Scott come genio indiscusso della celebre casa di moda per la sua originalità che mai scade in banalità. Il suo è un marchio distintivo, riconoscibile tra mille:come dimenticare la collezione Barbie, "I'm not a Moschino Toy" per culminare alla sfilata autunno/inverno 2016 la cui chiusura è ricordata da tutti per la passerella del primo abito-candeliere della storia. L'ambiente scenografico stavolta punta su un sipario rosso da circo, il che la dice lunga sullo spettacolo a cui presto si assisterà. A imperversare sulla passerella sono le paper dolls: abiti dalla tridimensionalità e profondità ottenuti grazie a sapienti tecniche trompe-l'oeil sartoriali fanno stropicciare gli occhi e chiedersi come sia possibile ottenere una verosimiglianza simile delle forme e dei tessuti. Alle paper dolls vanno ad affiancarsi in passerella motivi di natura medica: ed ecco qui che pillole colorate fanno da sfondo a maglie, gonne, vestiti e zaini. Anche le borse ne subiscono l'influenza, la cui forma richiama proprio quella di una boccetta di pasticche o riproponendo l'esatta confezione argentata tipica dei medicinali nelle pochette. Unico e inarrivabile.

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E' però D&G a vincere in assoluto a mani basse in termini di autoironia, semplicità e soprattutto umiltà. Sì perché quello che propone il duo siciliano è qualcosa di osè nel panorama attuale. Oltre la superata, banale e stantia logica di moda sinonimo di lusso, sfarzo, arrivismo, la lungimiranza di alcuni riesce a sdoganarsi a volte dai canali dogmatici o diktat ferrei che dir si voglia del circuito e bussa alle case della gente comune, scende nelle piazza di Napoli a ballare la tarantella, prosegue in questo viaggio delle tradizioni del Mezzogiorno italiano per culminare nel tripudio di colori della Tricrania, la terra delle teste di moro che un po' vengono rievocate nelle chiome delle modelle impreziosite da cerchietti, fasce intrise di fiori e frutta, corone che ricordano quasi le nobili matrone siciliane. Una festa colorata che definiscono gli stilisti stessi come il "tropico italiano": parannanze con la scritta ‘Pizza' ben in vista si impongono come vestiti, gonne con stampe di spaghetti, pomodori e gelati, e poi magliette dalle scritte "Docce e Gabinetti" che vanno ad ironizzare sui falsi più divertenti del marchio.

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Le luci sulla Fashion week milanese si sono spente e le strade in balìa del fermento si svuotano attendendo con trepidazione il prossimo appuntamento. #staytuned!