Una community di 100.000 appassionati, più cento per cento di prodotti Made in Italy venduti nel corso del 2015 e 24 milioni di pagine viste, sono i numeri della community di  Dawanda Italia. Nato nel 2006 a Berlino, con l’idea di creare una piattaforma interamente dedicata alla creatività e al non spreco, conta oggi 6,2 milioni di utenti a livello internazionale.  Oltre che in tedesco e italiano, DaWanda è oggi disponibile anche in inglese, francese, spagnolo, polacco e olandese.

Un marketplace di “identità tedesca” che punta al Made in Italy e che  lo scorso mese di febbraio  ha festeggiato i  primi due anni negli uffici del Talent Garden a Milano. Se il nostro paese è pronto al commercio elettronico e a un differente modo di consumare, se gli artigiani italiani hanno saputo cogliere la sfida dell’internazionalizzione e se qualcuno “ce l’ha fatta” in modo eccellente,  lo abbiamo chiesto a Ilaria Contrastini, Country Manager di DaWanda Italia.

Ilaria_Contrastiniin foto: Ilaria Contrastini, Country Manager di DaWanda Italia

Partiamo innanzitutto dal nome Dawanda. Cosa significa?

DaWanda in africano è un nome femminile che significa “l’unica” e noi vogliamo rivendicare l’unicità dei nostri prodotti. Del resto Dawanda è il mercato online con il cuore dove si incontrano tutti i giorni designer di talento, artisti del fai da te ed acquirenti con la passione per prodotti unici, creativi e fatti a mano con amore.

Un marketplace nato in Germania, che punta al Made in Italy. Perché?

Come confermato dal Report “Dolce Vita”, realizzato dall’ente fieristico Messe Frankfurt, l’italianità dei prodotti e lo stile di vita proposto, rappresentano un fattore di successo nei punti vendita. Se il 40% delle borse importate in Germania proviene dall’Italia, l’87% dei venditori censiti dalla ricerca include nel proprio catalogo articoli italiani e usa il “Made in Italy” come sinonimo di qualità e originalità. A farla da padrone non è solo la pelletteria, ma il gradimento si estende anche ad altri ambiti, dall’arredo da giardino, agli articoli in vetro, porcellana e ceramica.

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Quali le differenze rispetto agli altri marketplace, tra cui colossi come Amazon e Etsy?

DaWanda è nata in Europa e non in America, traendone benefici e ostacoli. E’ una piattaforma dedicata all’handmade a 360 gradi e nel prossimo futuro sarà più difficile considerarlo un semplice marketplace.

Sulla piattaforma sono in vendita 5,7 milioni di articoli (in media, ogni giorno, se ne aggiungono 15.000 di nuovi) ed è possibile passare dal semplice tutorial alla creazione di una professione e iniziare a vendere sulla piattaforma. Oppure partire da professionista del settore e porsi come ispiratore per acquirenti o altri artigiani.

Proprio lo scorso settembre è stata lanciata la piattaforma DIY with love, con migliaia di tutorial e progetti per creare, tutti corredati da step fotografici, istruzioni e suggerimenti per acquistare i materiali necessari o il prodotto finito. Il rapporto che abbiamo e costruiamo con chiunque transiti sulla piattaforma è reale e personalizzato e ci adoperiamo in prima persona perché arrivi il successo sperato. Alcuni di loro ci chiamano Scuola DaWanda  o DaWanda Academy.

L'e-commerce oggi rappresenta una reale prospettiva di business per i piccoli artigiani o una second-life di fronte alla crisi del commercio tradizionale e alle difficoltà economiche che spesso comporta aprire un’attività in Italia?

Entrambe le possibilità sono valide e hanno senso. Complice la crisi, ma anche l’ingresso della rete e della tecnologia in tutti gli aspetti della nostra vita, oggi sono cambiati sia il modo in cui si vende sia quello in cui si fanno gli acquisti.

Che si tratti di creativi indipendenti o piccole e medie imprese, quindi, il punto di vista è lo stesso: cambiare prospettiva e trovare nuove strade. Molto del nostro potenziale è ancora inespresso e la percentuale delle aziende italiane che vendono online è limitata (nel 2015 solo il 4%). In questo scenario, piattaforme come DaWanda rappresentano una vetrina e una  vera e propria palestra all’utilizzo delle diverse opportunità che il web offre, anche a quanti non abbiano come obiettivo quello di creare da zero il proprio sito e-commerce.

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Dal vostro punto di vista quale sono le differenze tra un creativo italiano che vende online e, ad esempio, un tedesco. Siamo davvero bravi o siamo troppo bravi e poco capaci a fare business?

Creatività e talento vanno oltre i confini geografici. La creazione di oggetti belli e di qualità non è una prerogativa italiana, tedesca o di un altro Paese. Quello che gli artigiani italiani possono vantare è una lunga tradizione di manualità e saper fare, uniti a una grande capacità di innovare e di rielaborare materiali e tecniche conosciute. Serve una maggiore versatilità ma cresce sempre di più – e di questo siamo fieri – la consapevolezza che sia assolutamente necessario mettere in campo anche altre competenze: la capacità di condividere anche sui social network la propria presenza all’interno di un market place e di comunicare prontamente le proprie novità; la necessità di instaurare un rapporto diretto con i clienti, curando in maniera professionale tutto il ciclo di vendita, dalla selezione delle immagini da pubblicare online alla descrizione dei prodotti, dalla promozione alla spedizione stessa. Anche la gestione del prezzo risulta fondamentale per essere competitivi: questo significa trovare il giusto equilibrio tra il valore percepito soggettivamente e i prezzi del mercato di riferimento, ma anche essere pronti ad applicare sconti e promozioni.

C'è fermento, almeno pare, tra i giovani creativi. Dal vostro punto di vista c'è una crescita di questo comparto o i numeri sono ancora così piccoli da non fare davvero la differenza?

Su DaWanda ci sono moltissimi venditori che potremmo definire “maturi” e che mettono nei loro prodotti tutta l’esperienza di una vita. Ma cresce senza dubbio il numero di giovani designer e creativi che hanno intrapreso la strada dell’artigianato (o della creatività “digital native”) e, con il passare del tempo, si sono resi conto che questa rappresenta per loro una scelta professionale.

 Quanti dei vostri seller riescono davvero ad internazionalizzarsi?

I nostri top seller sono gli stessi che vendono sia in Italia che all’estero. Alcuni di loro vendono esclusivamente all’estero. L’ostacolo all’internazionalizzazione – in realtà risolvibile in poche mosse –  è spesso il timore dei nuovi iscritti: la paura di non riuscire a spedire i prodotti a un prezzo vantaggioso, di non avere le risorse per farlo, di non essere in grado di tradurre lo shop in altre lingue, di interfacciarsi con persone di altri Paesi. I dati ci dimostrano però che tali timori possono essere facilmente superati da impegno, tempo e spirito positivo.

Tanti venditori, tanto impegno e tanta voglia di fare. Ci racconti una bella storia tutta italiana cresciuta grazie a Dawanda?

Sicuramente più d'una, direi. Il successo di ogni venditore è per noi di DaWanda una fonte di grande soddisfazione. Sono la collaborazione, la fiducia e l’impegno a portare risultare positivi. Oltre al talento e alla qualità, ovviamente.

Queste sono, ad esempio, le caratteristiche che presentano alcuni dei best seller dello scorso anno solo per citarne solo alcuni. ScoccaPapillon , il piccolo brand di accessori uomo in stile vintage creato dal siciliano Carmelo e ormai amatissimo dagli utenti di tutti i Paesi; Sogni Risplendono, il progetto di Sara, giovane mamma che dopo la laurea in scienze naturali ha deciso di dedicarsi al cucito creativo e agli articoli per i bambini; Ortogonale, la linea di gioielli in cemento e ceramica proposti da Rossella, che dalla Campania si è trasferita a Berlino per seguire il suo sogno di lavorare come designer.