Una maratona di due giorni, guardi fisso la scena di Hannah Baker (una magistrale Katherine Langford), combatti contro la tua mano che vorrebbe sottrarre alla vista quell’immagine, concludi l’ultima cassetta, senti un pugno nello stomaco e pensi a quanto il genere maschile sia oscuro. Tredici – titolo tradotto da 13 Reasons Why, la nuova serie di Netflix tratta da 13, romanzo di Jay Asher​ – non è solo una storia di bullismo, ma anche di violenza sessuale e psicologica, di maltrattamenti creati e alimentati. In gioco ci sono tutti: uomini, donne, ragazze, ragazzi, omosessuali, eterosessuali. Le vicende, però, mostrano un lato della violenza che siamo soliti accettare come consueto: il ruolo dell’uomo.

Parliamoci chiaro: dopo aver visto tutte e tredici le puntate di Tredici, il genere maschile ne esce con pochissima credibilità. Di per sé, è la realtà stessa a non concedere spazio a certi dubbi: nella stragrande maggioranza dei casi, le violenze sessuali e psicologiche sono commesse da uomini, ragazzi, bande di maschi che aggrediscono le donne con estrema facilità. Siamo così abituati a darlo per scontato da non renderci conto del perché esista questa orrenda dinamica. La serie pone degli accenti significati sul modo di pensare degli uomini, sugli sviluppi che portano a costruire certi ragionamenti, e su quanto le loro azioni possano influenzare in modo deleterio il percorso di vita di una donna.

Prima puntata, prima prova. Justin Foley (un grande Brandon Flynn) è il primo protagonista delle cassette, è il primo bacio di Hannah, la prima sfida adolescenziale che tutti noi combattiamo. La ragazza si innamora del giovane, si fida di lui, lo trova attraente e interessante. Purtroppo, però, il risultato non sarà un “E vissero felici e contenti”: Justin la fotografa in situazioni intime con il suo smartphone, e mostra gli scatti ai suoi amici. Uno di loro, Bryce Walker (un ottimo Justin Prentice), senza troppi permessi, diffonde le immagini per tutta la scuola. Da quel momento in poi, per tutti i suoi compagni di corso Hannah sarà una sgualdrina. Invece di fermare questa ignobile catena, Justin e il suo gruppo di amici mostrano noncuranza riguardo l’accaduto, divenendo allo stesso tempo complici di tale atto. “Non si può mai sapere con certezza che tipo d'impatto ognuno di noi può avere sugli altri. Spesso non ce ne rendiamo nemmeno conto. Eppure questo impatto esiste eccome”, dice Hannah nelle cassette. Già, perché quel preciso momento è l’inizio della fine della ragazza. Il cyberbullismo prende il largo, alimenta voci da ogni dove e Justin non fa nulla per smontare le varie dicerie, poco importano le conseguenze che creano attorno la dignità di una persona.

what-13-reasons-13-reasons-why-justinin foto: Justin mostra ai suoi amici le foto scattate a Hannah

Se da una parte abbiamo Justin, autore e coautore – in modo diretto o indiretto che sia – di una malsana violenza psicologica, Bryce risponde alla parte più maligna di un uomo, la violenza sessuale. Il personaggio, tronfio del suo egocentrismo e del suo maniacale desiderio di essere padrone dei coetanei, stupra due ragazze, Jessica Davis (Alisha Boe) – la ragazza di Justin – e Hannah. La donna per Bryce è un semplice oggetto, un proprio desiderio sessuale da appagare, niente di più niente di meno. La brutalità della violenza pensata dagli autori pone l’accento sulle ragazze impaurite, accecate dalla rabbia, ma inermi di fronte a tanta aggressività. Significativo è il caso di Jessica, stuprata a sua insaputa dopo aver bevuto qualche bicchierino di troppo. Attenzione: vi capiterà di sentir dire o di aver sentito dire “Eh vabbé, è colpa della ragazza: era lei ubriaca, non doveva arrivare a tanto”. Mai frase più ignobile è stata pronunciata. Ed è la stessa Hannah a sradica tale concetto disumano: il binomio alcool-donna non deve legittimare uno stupro, è una crudeltà che vuole dipingere il genere femminile come incapace di gestire la propria vita, e quindi di essere inferiore all'uomo. La donna che si ubriaca diventa un nuovo tabù, che lascia spazio alla violenza gratuita. Siamo in un mondo in cui una donna non ha diritto neanche di bere un alcolico, in quanto il rischio è lo stupro. Un concetto da verme.

13-reasons-why-jessica-fanpage-blogin foto: Jessica

Bryce e Justin sono i due archetipi di una faccia maschile oscura, anche qui a riguardo dello stupro compiuto ai danni di Jessica. Lei ha bevuto troppo, non riesce a stare in piedi, Justin la lascia riposare nel suo letto, Bryce scopre lo stato della ragazza, rivolge una frase minatoria all’amico (“Quel che è tuo è mio”), entra in camera – Justin resta fuori dalla stanza, inerme, bloccato da un tacito accordo di fratellanza – e compie la violenza. Questa sudditanza psicologica, determinata da un valore intrinseco da legame del branco, induce i due a nascondere l’accaduto, a difendersi tra loro, invece di denunciare il fatto, fintato che faranno credere a Jessica di non esser mai stata oggetto di uno stupro.

Un altro momento di riflessione nasce quando Clay incontra Bryce nella sua abitazione, dopo aver scoperto della violenza subita da Hannah. In questo caso, si parla della naturale sottomissione della donna, di come quest’ultima sia sempre “desiderosa di scopare” e di come Bryce si sia sentito in obbligo di "accontentare" Hannah nella sua richiesta. Qui entra in scena il tabù del sesso, che da secoli dipinge le donne come troie e gli uomini come eroi: se la prima va a letto con tanti uomini, è una prostituta, una ragazza facile, un oggetto da masticare; il secondo invece viene celebrato come un dio valoroso. E le giustificazioni sono le più misere, ma la più meschina si rivolge agli indumenti indossati: le donne sono troppo promiscue, troppo succinte, mostrano troppe gambe, troppa pelle. Come se la donna non avesse il diritto di ostentare le sue curve o valorizzare la propria femminilità.

bryce-13-reasons-why-fanpage-blogin foto: Bryce

Infine, c’è spazio anche per l’approccio. Oltre a Bryce, mettiamo in campo anche Alex Standall (Miles Heizer), all’inizio grande amico di Hannah ma, successivamente, autore di una classifica scolastica tremenda: la ragazza risulta in cima alle preferenze dei suoi compagni di corso per avere il sedere più bello dell’istituto. Sia chiaro, omaggiare delicatamente la bellezza di una donna, in privato e alla diretta interessata ci può stare: il problema germoglia nella mercificazione del corpo femminile. La graduatoria divampa, alimenta voci ingannevoli e Hannah diventa il trofeo da conquistare, il corpo da toccare per essere il ragazzo alfa.

13-reasons-hannah-why-fanpage-blogin foto: Hannah

Gli sviluppi degli eventi degenerano così tanto che in una delle puntate successive si arriva alla pura e meschina libertà dell'uomo nel toccare una donna quando e come vuole. All’interno di un negozio, Bryce poggia la sua mano sul fondoschiena di Hannah, lanciando alla ragazza uno sguardo di provocazione sessuale, come se lei fosse succube del suo carisma da dominatore. La giovane esce dal punto vendita e scoppia in un pianto isterico, di chi non ce la fa più ad essere sotto sguardi famelici di chi la vede non più come una persona o come una donna, ma come la preda, il cibo da consumare quando “si hanno le palle piene”.

Davanti a tutto questo, Clay rappresenta il salvabile, l’archetipo dell’uomo moderno, in quanto il ragazzo mostra l’importanza secolare del rispetto della donna. C’è un momento in cui Clay e Hannah potrebbero andare a letto insieme ma, prima di ogni altra mossa, il ragazzo si ferma e le chiede se sia convinta della decisione. Quell'attimo, quella domanda è fondamentale e basilare: si tratta del rispetto, nel voler difendere se stessi e chi si ha di fronte. Indugia nei suoi occhi per conoscere le sue certezze e le sue paure. Non è un animale spinto dall’impulso primordiale: è un essere umano consapevole di chi ha di fronte, un individuo che vuole la conferma di un suo pari.

netflix-13-reasons-why-angelo-andrea-vegliante-fanpage-autori-blog-violenza-sessuale-psicologica-clay-hannahin foto: Clay e Hannah

Tredici è una serie eccezionale, delineata da moltissime letture. Una di queste è il rispetto della donna e della sua femminilità. Senza troppe chiacchiere da bar, senza troppe falsità: vogliamo cambiare? L’uomo deve cambiare.

«L'amore non basta a salvare una vita»

«Ci si può provare».

Clay, 1×13, 13 reasons why

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Firma anche tu la petizione per proporre la visione di Tredici in tutte le scuole superiori.