di Shorsh Surme

Il principio di autodeterminazione dei popoli sancisce l’obbligo, in capo alla comunità degli stati, a consentire che un popolo sottoposto a dominazione straniera (colonizzazione o occupazione con la forza), o facente parte di uno stato che la pratica, possa determinare il proprio destino per ottenere la propria indipendenza e scegliere autonomamente il proprio modello politico.
Infatti, proprio secondo questo principio, i curdi del Kurdistan dell’Iraq stanno preparando il quadro giuridico per il dopo referendum sull’autodeterminazione fissato per 25 settembre 2017.
Sono in molti ad essere contro questo referendum, in primis gli sciiti e i sunniti dell’Iraq, il paese storicamente inventato a tavolino dagli inglesi, per la precisione dall’allora ministro delle Colonie Winston Churchill e dall’archeologa Gertrude Bell, esperta di affari arabi e proconsole inglese a Baghdad: i due stabilirono nel 1921 che la terra tra il Tigri e l’Eufrate, la mitica Mesopotamia, sarebbe diventata il regno dell’Iraq, Anche i paesi limitrofi come e in particolare la continuano a ribadire la loro opposizione al referendum per l’indipendenza del Kurdistan. Solo pochi giorni fa il portavoce del ministero degli Esteri, Huseyin Muftuoglu, ha sottolineato in un comunicato stampa che “la preservazione dell’integrità territoriale e l’unità politica dell’Iraq sono tra i principi irrevocabili della politica estera di Ankara”. Dimenticando che quella integrità territoriale a cui si riferisce è stata violata molte volte dall’esercito della sua maesta il sultano Erdogan.
A dir la verità  non ci si meraviglia per niente della posizione dei paesi occupanti, tuttavia quello che ci preoccupa è il duppio gioco dell’occidente, che verbalmente approva l’indipendenza del Kurdistan, ma in pratica è per l’unità dell’Iraq. Il 10 luglio scorso l’ambasciatore italiano a Baghdad, Marco Carnelos aveva rilasciato un’intervista all’Agenzia Nova affermando che “La nostra posizione è a favore di un Iraq unito in cui la popolazione curda possa trovare soddisfazione alle sue rivendicazioni ma nell’ambito di un contesto conforme alla Costituzione irachena che ha solo 12 anni”, L’ambasciatore si è però dimenticato che fino ad oggi i curdi hanno fatto tutto ciò che potevano per assicurarsi l’autonomia nell’ordinamento statale di carattere federale dell’Iraq, come pure hanno cercato di far valere il proprio diritto di co-decisione. Tuttavia tutti i governi che si sono succeduti in Iraq dopo la caduta di Saddam Hussein non hanno voluto sentire ragione, tanto che il governo di al-Maliki nel 2014 ha bloccato gli stipendi degli impiegati pubblici della Regione del Kurdistan, facendo cadere il Kurdistan in una crisi economica profonda, anche per incapacità del governo regionale curdo che non ha cercato di combattere ed eliminare la corruzione nelle istituzioni governative e amministrative.
Ora l’occidente dovrebbe  preferire un Kurdistan amico, tollerante e pacifico in una area complessa e conflittuale come Medio Oriente. Quindi appoggiare l’indipendenza del Kurdistan come hanno fatto per il Kosovo e Montenegro