in foto: Credits: Giacomo Latorrata

Controverso, graffiante, risoluto in maniera determinante. Il personaggio di Jean Michel Basquiat rappresenta in maniera trasparente una cultura dibattuta e consumata in maniera viscerale, quella della scena newyorkese degli anni '80. A quasi tren'tanni dalla scomparsa prematura del King del Neoespressionismo, il Chiostro del Bramante gli dedica una mostra multisensoriale in cui, oltre a 100 lavori tra olii acrilici e disegni della Mugrabi Collection, vengono esposte anche serigrafie, ceramiche e opere realizzate tra l'81 e l'87 (parabola turbolenta artistica ed esistenziale per Basquiat).

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I suggestivi cunicoli del Chiostro diventano mezzo espressivo per riprodurre l'opera di Jean Michel tramite un linguaggio alternativo tipico dell'artista, un linguaggio originale e incisivo che fa uso di ogni supporto. Tele, cornici, piatti, colori, parole, materiali di recupero raccolti nei cassonetti, sono tutti parte di un messaggio stratificato di materia e senso, dove l'unicità dell'opera accresce davanti al vissuto del supporto stesso.

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L'indagine su Basquiat, indubbiamente personaggio “atipico”contemporaneo -se non altro per il fatto di essere stato il primo afroamericano a scalare i vertici del mondo ufficiale dell’arte– si inserisce in una ricerca più profonda del museo romano, quella indirizzata all'esplorazione delle personalità più influenti dell’arte, con una esposizione che indaga le origini e l’importanza della street art e dei graffiti dopo il  successo di “LOVE. L’arte contemporanea incontra l’amore”.

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Ed è forse un sentimento della stessa potenza dell'amore che ha spinto Basquiat alla fama: la determinazione. "Papà un giorno diventerò molto, molto famoso”, era questa l'urgenza del giovane visionario, esprimere il suo punto di vista, e farlo su larga scala, oltrepassando ogni limite di razza, materia, potere repressivo e imposizione, guidato dalla curiosità e dalla cultura musicale e letterale. Lo faceva prendendo ispirazione e traducendo in arte tutto ciò che viveva e vedeva, tutto ciò che condivideva intellettualmente con suoi amici Andy Warhol, John Lurie, Arto Lindsay, Keith Haring e Madonna.

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Perchè la sua scuola, fin dall'inizio, è stata la vita. La vita vissuta nel mondo contemporaneo, pieno di tutto eppure così pieno di nulla, in cui la sovrabbondanza di stimoli trova volto nella pluralità dei temi e nelle variazioni stilistiche. La vita in cui siamo immersi, la stessa di cui si è imbevuto, lasciandosi trasportare dalla marea che lo ha elevato al trono. La stessa da cui al contempo non si è lasciato inghiottire, abbandonandola prima del previsto. Perchè la determinazione lo ha fatto vincere, anche qui. E si, sei diventato molto, molto famoso Jean-Michel.

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