Nel 1984 Leopoldo Elia e Pietro Scoppola intervistarono i padri costituenti Don Giuseppe Dossetti e Giuseppe Lazzati sulla loro storia personale e sulla storia d'Italia. L'intervista è pubblicata nel libro A colloquio con Dossetti e Lazzati, edizioni il Mulino. Uno dei tanti temi trattati è l'assetto istituzionale dello Stato e, in particolare, il bicameralismo. L'opinione di Dossetti emerge chiaramente dalle sue considerazioni: era contrario al bicameralismo perfetto e la sua linea ha perso a favore di quella di De Gasperi. L'errore che commise, spiega, fu di non dare la copertura politica in seconda sottocommissione al prestigiosissimo costituzionalista Costantino Mortati (che sosteneva le ragioni di un bicameralismo con Senato regionale, reso necessario dalla "riforma regionale" introdotta in Costituzione).

Nella spiegazione di ciò che accadde, Dossetti fa riferimento alle posizioni unicameraliste dei comunisti. Questi, insieme ai socialisti, erano contrari all'introduzione di una seconda camera, descritta negli interventi in Assemblea Costituente come il tentativo democristiano di limitare lo sviluppo della volontà popolare, al pari di tutte le istituzioni di controllo (come la Corte Costituzionale, la Corte dei Conti, il Consiglio di Stato). Nel dibattito queste posizioni emergono chiaramente, ad esempio, nei discorsi di Tupini (democristiano: la seconda camera serve a contrastare la precipitazione e la mobilità del popolo), di Laconi (comunista: contrario alla seconda camera e critico verso gli altri organi di controllo), Lelio Basso (socialista: parla di precauzioni e intralci che la Costituzione nella seconda parte pone a un normale affermarsi della sovranità popolare) e Pietro Nenni (socialista: esplicitamente contrario alla seconda camera "che si frappone tra la volontà popolare e la sua esecuzione").

Sarebbe una pessima Costituzione quella che non consentisse alla maggioranza di attuare il programma in base al quale è stata mandata in Parlamento. […]
Ora, signori, l'ordinamento della Repubblica così come è previsto in questo progetto, sotto molti aspetti rappresenta una minaccia per la funzione legislativa e sembra che abbia obbedito alla preoccupazione di bloccare qualsiasi legge
Pietro Nenni in Assemblea Costituente

Che la pensiate come Mortati, Basso, Togliatti o De Gasperi, che abbiate o meno nozioni di diritto costituzionale, storia, politologia o letteratura (Benedetto Croce criticò la qualità del testo del progetto di Costituzione, secondo lui evidentemente scritto da troppe mani), tutto ciò che serve per farsi un'idea dei toni e degli orientamenti del dibattito è la pazienza di leggere un italiano di quasi un secolo fa. Però, come Ella potrà constatare nello svolgimento delle sue letture, trattasi di una forma alquanto eloquente di dialogo, rispettosa e addirittura cortese ma non per questo priva di della necessaria, eventualmente ruvida, schiettezza. Ma nel 1984 Don Giuseppe Dossetti ha un linguaggio moderno e semplice, al pari delle sue idee sulla seconda parte della Costituzione: moderne e semplici. Si capisce che l'opinione non è postuma ma risale al periodo della Costituente e dal dialogo si intuisce anche l'opinione di Leopoldo Elia, anch'egli autorevolissimo costituzionalista.
Un libro da leggere assolutamente: va ben oltre il bicameralismo e racconta l'intreccio tra la storia di due grandi personaggi e quella del nostro paese.

L. Elia: Voi avete un po' delegato Mortati.
G. Dossetti: Sì, anche se per il suo temperamento, da solo… non poteva… ed è mancato. E questa è proprio una cosa deplorevole perché se ne pagano le conseguenze ancora adesso e chissà per quanto.
E quindi io dico sì, i principi va bene, ma invece noi non abbiamo operato nella parte strutturale, che è stata quella che è stata, e di cui vedevamo l'insufficienza o i problemi; ma anche per necessità di cose noi eravamo presenti più in forze nella prima sottocommissione.
L. Elia: Non c'è dubbio. Da qui è nato l'errore di Baget che dice: la DC, per la seconda parte, è stata rovinata dai professori. Invece i professori di Diritto Costituzionale hanno presentato proposte più innovative, ma è stata la classe politica che ha voluto così.
G. Dossetti: Non solo, ma lì c'è stata l'emergenza dei vecchi popolari, particolarmente Uberti, quello di Verona; noi non c'eravamo. Forse abbiamo commesso un errore, può darsi che adesso storicamente si possa dire che abbiamo commesso un errore a concentrarci di più sulla parte dei principi.
L. Elia: Mortati diceva: "io dovevo tirare Piccioni per la giacchetta per quanto era regionalista…".
G. Dossetti: Sì, il bicameralismo, un garantismo eccessivo, perché ancora si era sotto l'ossessione del passaggio alla maggioranza del Partito comunista.
L. Elia: Del partito comunista e del fascismo.
G. Dossetti: Forse del fascismo un po' meno. Quella che concretamente era la preoccupazione maggiore di De Gasperi era il fatto che il Partito comunista potesse diventare maggioranza. Il carattere eccessivamente garantista della Costituzione è nato lì.Non so se lei sia informato, ma certamente lo sarà, della prima riunione che si fece al monastero passionista dei […]
L. Elia: No, è poco nota.
[…]
G. Dossetti: […] Si considerò anche la possibilità di una Repubblica Presidenziale.
[…]
G. Dossetti: Non fu sostenuta accesamente da nessuno però alcuni propendevano. Però fu bloccata da De Gasperi con un ragionamento, essenzialmente di garanzia, nei confronti del Partito comunista: se facciamo le elezioni su un nome solo, poniamo il nome di Nenni, disse, sostenuto dal Partito comunista, passano. E da quella presunzione lì derivò poi tutto l'eccessivo garantismo della Costituzione e derivarono anche altre conseguenze: la Corte costituzionale e il referendum.
[…]
L. Elia: […] De Gasperi ha mandato a chiamare Tosato che voleva le formule più vicine al cancellierato, che dessero più potere all'esecutivo, e gli ha detto: "Lascia perdere! Qui non ci fidiamo" […]