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I fake follower su Facebook e Twitter sono una sconfitta

I social network oggi sembrano subire prassi commerciali legate alla quantità piuttosto che alla qualità. Se Facebook e Twitter aiutano ad instaurare un rapporto sincero tra azienda e consumatore perché acquistare follower falsi? Possiamo ipotizzare conseguenze legali e finanziarie?

I fake follower su Facebook e Twitter sono una sconfitta.

Da giorni si discute su una prassi che vede aziende, personaggi pubblici, agenzie di comunicazione acquistare “follower fasulli” o “Like” per supportare una pagina social su Facebook o Twitter.

In breve vediamo di cosa si tratta:

I follower sono gli utenti digitali che aderiscono ad una pagina o ad un profilo, in pratica sono i consumatori, coloro che garantiscono con il loro supporto morale ed economico la vendita di un bene o di un servizio. Essi sono una risorsa preziosa per chiunque intenda comunicare in Rete.

Se hai tanti follower sulla tua pagina accresci la tua web reputation, quindi invogli altri utenti a seguirti.-

Marco Camisani Calzolari, studioso di marketing e docente presso l’Università IULM ha pubblicamente affermato – ma per gli addetti ai lavori era già noto – che è possibile acquistare on line per accrescere la propria immagine dei follower per poche decine di euro.

In effetti ciò corrisponde a verità e per spiegare il fenomeno, ai non addetti ai lavori, vi spiego come accade:

- i follower si acquistano da marketplace specializzati tramite carta di credito su percorso PayPal; quindi in modo sicuro;

- i follower vengono immessi, in modo preciso e puntuale, nella pagina social che indicate senza dover fornire la vostra password;

- la tipologia di followers è così rappresentata:
a) profili inventati e con l’unica finalità di aderire a fanpage su Facebook o profili Twitter. Potete riconoscerli semplicemente dalla mancanza di foto, dati personali e per Twitter da zero  tweet migliaia di following e zero follower;
b) sono profili veri di persone che aderiscono a pagine segnalate in cambio di un minimo corrispettivo economico;
c)
sono profili le cui password sono state craccate.

|Posso subire un attacco da un competitor attraverso l’aggiunta di follower falsi sulla mia fanpage?

- l’aggiunta dei follower nella pagina avviene in pochissimo tempo e nel rispetto della tempistica indicata nel contratto on line, nella pratica verranno aggiunti migliaia di followers nell’arco di tre minuti e se siete amministratori di una pagina su Facebook o Twitter riceverete l’equivalente numero di messaggi di notifica che vi bloccheranno la casella di posta elettronica;

A cosa serve acquistare profili falsi?

Questa è la domanda a cui è difficile rispondere in quanto se da un lato è chiaro che la furbata non porterà valore aggiunto all’economia al possessore della social page, dall’altro lato è sicuro che porterà un favorevole impatto nei confronti degli utenti meno esperti che, per spirito imitativo e adesivo, aderiranno alla stessa pagina.

Come ci accorge se un profilo social ha dei follower aggiunti artificialmente?

Lo stesso Marco Carmisani Calzolari ha di recente pubblicato una ricerca scientifica svolta con l’ausilio tecnico di The Fool, società specializzata nella realizzazione di software forensi per l’analisi dei comportamenti degli utenti su Intenet, in cui viene descritto un algoritmo capace di distinguere gli utenti attivi da quelli inattivi e ragionevolmente tra quelli probabilmente “umani” da quelli probabilmente “BOT” ovvero macchine configurate nel simulare il comportamento di un umano.
Non entro nel merito della ricerca e della sua valenza, perchè mi interessa rispondere a questa domanda:

Ci sono conseguenze e pericoli per l’acquisto di follower?

In linea di massima non c’è alcuna conseguenza nell’aggiungere artificialmente dei follower a meno che l’azienda committente della campagna pubblicitaria sul web non abbia indicato all’agenzia di comunicazione che i follower debbano essere dei veri potenziali clienti; tuttavia credo che se venissero acquistati dei profili, le cui credenziali sono state ottenute in modo illecito (accesso abusivo a sistema informatico, furto d’identità, phishing), si potrebbe configurare il reato di concorso nell’azione illecita o addirittura di appropriazione indebita o di ricettazione in danno di chi distribuisce lo stesso profilo.

Immaginate il proprietario di un profilo social il quale subisce il furto d’identità digitale, dopo poco il suo profilo viene venduto per accrescere il numero di follower su una pagina. Analogicamente, con un minimo di forzatura, immaginate il furto della carta d’identità che permette al ladro di registrare la vittima usando il documento rubato.

Per chi acquista e soprattutto per chi vende profili social rubati si potrebbe configurare il reato di appropriazione indebita art. 646 c.p. quando taluno, per procurare a sé o ad altri un ingiusto profitto, si appropria del denaro o della cosa altrui (profilo social) di cui abbia, a qualsiasi titolo, il possesso.

Diverso è ancora il caso della ricettazione (art. 648 c.p.) che si configura quando taluno, al fine di procurare a sé o ad altri un profitto, acquista, riceve od occulta denaro o cose provenienti da un qualsiasi delitto (furto d’identità digitale), o comunque si intromette nel farle acquistare, ricevere od occultare.

E’ chiaro che ci troviamo nel campo del diritto accademico, in cui si ipotizzano – a livello di studio e confronto – possibili scenari e conseguenti teorie.

Più realistica la domanda:

Posso subire un attacco da un competitor attraverso l’aggiunta di follower falsi?

Interessante l’ipotesi di un soggetto che, per vendicarsi di un presunto torto subito, acquisti profili falsi da inserire nella fanpage di un’azienda o di un personaggio noto per poi accusarlo di aver condotto una falsa strategia di marketing.
In teoria questo potrebbe accadere con conseguente perdita di immagine per la pagina attaccata, l’ipotesi non è del tutto fantasiosa sia per il basso costo dell’operazione sia per la mancanza della protezione offerta da una password di autorizzazione nonchè di una moderazione dei follower. Quindi, tutti possono aggiungere sulla vostra fanpage profili falsi, per poi magari attaccarvi per un uso spregiudicato della vostra azione di marketing.
In questo caso difendersi è possibile ma non senza le difficoltà investigative date dal settore della net forensics e dalla combinazione di norme e competenze internazionali se l’acquisto dei fake follower è stato fatto all’estero.
Nella pratica dobbiamo augurarci che un simile attacco non venga effettuato.

Ultimissima domanda attiene la società che gestisce il social network

|tutelare il patrimonio finanziario di un futuro economico basato su sofisticate tecnologie e umane competenze

Prendiamo il caso di Facebook, da poco quotata in Borsa. Secondo il mio parere dovrebbe trovare il modo di arginare questi fenomeni, tecnicamente rilevabili dall’improvviso aumento dei follower su una pagina e gestiti da una sola casella di posta elettronica. Lo dovrebbe fare, anzi è tenuta a farlo,  perchè lo impongono le norme di controllo delle società quotate in Borsa che non possono fondare il loro capitale azionario – quindi rivolgersi agli azionisti – su un’attività economica farlocca dalle non solide basi.
Oggi è utile per un’azienda investire sulla comunicazione in Facebook se questa si basa sulla quantità e non sulla qualità, quindi con il rischio di non ottenere il ritorno economico desiderato?

L’industria digitale, oggi cavallo trainante delle moderne economie, deve interrogarsi e trovare soluzioni per rendere il settore solido nelle procedure economico-giuridiche-finanziarie se desidera attrarre grandi investitori e confermarsi come moderno settore insustriale.

Il web è la nuova autostrada per un settore economico che ci auguriamo possa continuare ad assorbire e sviluppare nuovi posti di lavoro, nuove opportunità commerciali, appare concreto il bisogno di procedure e regole certe che possano tutelare il patrimonio finanziario di un futuro economico basato su sofisticate tecnologie e umane competenze.

Approfondimenti: massimo melica

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