di Shorsh Surme

Il moderno Iraq ha ereditato una terra di antichissime civiltà e grandi imperi, dove da sempre hanno convissuto fedi, culture ed etnie diverse. La sua storia recente, dopo la decadenza seguita alla dominazione ottomana, è un susseguirsi di colpi di Stato, di insurrezioni e tensioni etniche, alle quali hanno ampiamente contribuito i paesi sviluppati nellambito della contesa tra Occidente e blocco dellex Unione Sovietica.

Saddam Hussein, che era al governo del Paese dal 1979, ed era espressione del partito Baath (una forza politica che affonda le sue radici nel panarabismo di ispirazione laica e nazional-socialista), con il passare del tempo, tuttavia, ha progressivamente e strumentalmente accentuato richiami e riferimenti allIslam, proponendosi nella nuova veste di difensore della "vera fede".

LIraq è costituito da un mosaico di popoli ed etnie, i cui rapporti non sono sempre stati facili: la divisione più evidente è quella che separa gli Arabi che vivono al Centro e al Sud dai curdi, stanziati al nord (Kurdistan dellIraq).

Tra questi ultimi vive una minoranza di cristiani, conosciuti come assiro-caldei, che rappresenta una delle più antiche comunità cristiane di oriente e che ha conservato luso della lingua siriaca, variante dellaramaica, quella che abitualmente è conosciuta come la lingua originaria di Cristo.

La presenza di antiche comunità cristiane, testimoniata da conventi e monasteri risalenti al V o al VI secolo, risale al II secolo, quando il cristianesimo fece il suo ingresso nelle regioni di Edessa, di Ctesifone e di Nisibe.

Attualmente in Kurdistan i cristiani godono di una tolleranza reale; al Parlamento regionale curdo vi sono dei parlamentari, e sono presenti in tutte le istituzioni regionali. Dato che i curdi non sono mai stati fanatici, e non hanno mai preso come punto di oriferimento la religione, sono riusciti a mantenere un rapporto eccellente con le altre comunità religiose non solo cristiane ma anche Ebrei e Yazedi. Dal 1991 queste comunità, che vivono fianco a fianco con i curdi, godono di tutte le loro libertà, sia religiose che culturali.

I continui attentati contro le chiese e la comunità cristiane a Bagdad e Mossul che finora hanno provocato centinaia di morti hanno suggerito al governo regionale di costruire varie chiese per questi fratelli cristiani che hanno trovato rifugio in Kurdistan.

Come scriveva nel suo libro la compianta amica Mirella Galetti "i cristiani di rito siriano (assiri, caldei e siro-cattolici) sono originari del Kurdistan e parlano dialetti neoaramaici, i più vicini alla lingua parlata da Gesù. Ad illustrare il quadro è monsignor Rabban Al-Qas, vescovo caldeo di Amadiya: «I cristiani in Kurdistan vivono in tranquillità e nella pace. Non si verificano problemi con il governo, la loro condizione è buona. Nella regione del Kurdistan cè un grande sviluppo perché i militari, il governo e le organizzazioni lavorano in pace. La situazione è molto diversa da quella di Baghdad e delle altre zone meridionali del Paese».