A metà tra sogni e realizzazione concreta di un cinema “diverso”, di recupero di sentimenti ed emozioni, Rocco Cosentino, uno dei nostri più talentuosi registi d’avanguardia,  si racconta per voi…

F.F.Origini del tuo poetare cinematografico.

Rocco Cosentino:Le mie origine artistiche sono certamente  teatrali. Dopo la scuola di teatro ho intrapreso l’attività professionistica per diversi anni calcando i molteplici palcoscenici italiani.

L’occasione di aver lavorato accanto a nomi importanti del panorama artistico italiano di ieri e di oggi come  Turi ferro, Giulio Brogi, Tino Carraro, Nino Frassica, Pietro De Vico e molti altri,  mi ha consentito di sviluppare, o forse meglio dire, acutizzare una visione poetica e forse illusoria dei sentimenti che compongono le varie opere teatrali e, di riflesso, la vita reale.

Sono arrivato tardi a mettere in pratica quelle nozioni personali apprese un po’ per tradizione familiare – pittura, scultura, fotografia –  che per studio personale. E la scoperta del cinema come sceneggiatore e regista è stata assolutamente piacevole.

Quindi ho inserito, nei diversi lavori che ho fatto e che sto realizzando, ogni mio pensiero ed ogni mia visione di quello che ormai sta diventando un mio vero percorso e una vera ricerca: l’Amore in tutte le sue forme.

F.F.Il mondo moderno e le sue illusioni utopiche quanto ti influenzano?

Rocco Cosentino:Un'illusione è una distorsione di una percezione sensoriale, causata dal modo in cui il cervello normalmente organizza ed interpreta le informazioni che riceve mentre l'utopia è un progetto o la sua realizzazione (prevista o attuale), quando questi si propongano come idealisticamente desiderabili e dotati di valore. Queste le scarne asettiche descrizioni.

 Partendo dal presupposto che ritengo Cervantes uno tra gli autori più interessanti e quindi Don Chisciotte tra le più belle opere scritte, sicuramente utilizzo molto i riferimenti a ciò che si afferma essere il mondo moderno e alle sue utopie. Il "folle" cavaliere mostra al lettore il problema di fondo dell'esistenza, cioè la delusione che l'uomo subisce di fronte alla realtà, la quale annulla l'immaginazione, la fantasia, le proprie aspettative, la realizzazione di un progetto di esistenza con cui l'uomo si identifica.

Io appartengo a quel genere di persona che affronta quanto ogni giorno accade nella vita reale e considera la fatica quotidiana per la sopravvivenza un impegno indispensabile. Resta pur vero che l’influenza delle illusioni e delle utopie credo debba esistere, ma proprio per utilizzarla e allontanarci, quindi, da un mondo reale che altrimenti ci schiaccerebbe e ci annullerebbe.

La necessità per ognuno di noi di essere Don Chisciotte e quindi in parte staccati dal mondo grazie a queste interferenze, ci consente di utilizzare l’alienazione che ci assale, proprio come un alleato per interpretare una vita vissuta nei “tempi moderni” e che risulta  essere sempre più insostenibile.

Il vantaggio è di poterle utilizzare inserendole nei miei film. Tutto ciò come elemento metabolizzante per esorcizzarle e per di-staccarmi da esse.

Senza dubbio l’influenza rimane alta proprio per questo mio essere immerso quotidianamente nella realtà alla ricerca di storie sempre più nuove e sempre più coinvolgenti da poter raccontare mediandole con il mio Essere.

F.F.La produzione di un film: passaggi salienti.

Rocco Cosentino:Per sintetizzare, dopo aver trovato lo spunto per una storia da raccontare, dopo una breve sinossi viene preparato un soggetto. Questo descrive, in una mezza pagina, tutta l’evoluzione e lo svolgimento della storia.

Qualora il soggetto lo si ritiene valido ed è passato al vaglio di una produzione vera e propria, viene stilata una prima bozza di sceneggiatura. Questa contiene, in tutto e per tutto, il nostro film: azioni, dialoghi, movimenti di macchina, descrizione dei luoghi, etc.

La sceneggiatura viene adattata e resa definitiva per consentire la scelta delle location, dgli attori e la realizzazione di tutta la troupe. Questo mette in moto la grande macchina del cinema. Piani finanziari, piani di lavorazione e tutta la macchina organizzativa permette che si comincino a girare le scene praticamente.

A seguire, un minuzioso lavoro di montaggio, inserimento della colonna sonora, il doppiaggio e una “pulitura” finale della pellicola permetteranno di confezionare un prodotto adatto e preciso per la sua proiezione. La distribuzione nelle sale rimane l’ultimo e indispensabile passaggio che permetterà la visione pubblica.

F.F.Fonti della tua ispirazione

Rocco Cosentino: Come detto, tutto può essere fonte di ispirazione.  In questi ultimi anni, la mia ricerca, però, sta vertendo sul sentimento che è croce e delizia di ogni essere umano: l’Amore.

Una ricerca a 360 gradi per cercare di cogliere quelle sfumature, quelle pulsioni e quelle motivazioni che ci spingono a delle scelte o a degli stili di vita che spesso poi si rivelano veri e propri problemi con sofferenza e frustrazione. Quindi non solo l’Amore tra un uomo ed una donna, ma proprio tutta una serie di vicende che hanno come filo conduttore l’amore verso qualcuno: noi stessi e gli altri.

F.F.Dimensione sociologica e temi da te trattati: il nesso.

Rocco Cosentino: Sicuramente è la ricerca del binomio Eros e Agape il vero nesso. L’attrazione carnale e il sentimento profondo,  che si fondono molto concretamente in tutti i nei miei lavori e nei temi che cerco di affrontare. I personaggi sono prepotentemente alla ricerca di Amore. Quello che accade per caso, per scelta, per destino: in ogni caso è la ricerca di Anteros, l’amore corrisposto. Quel sentimento che ci permette di trovare l’altra metà del cielo. Quella che descrive Platone nel Simposio.

Il nesso è questo inno ad Eros, unico vero grande dio: “Se dunque vogliamo elogiare con un inno il dio che ci può far felici, è ad Eros che dobbiamo elevare il nostro canto: ad Eros, che nella nostra infelicità attuale ci viene in aiuto facendoci innamorare della persona che ci è più affine; ad Eros, che per l'avvenire può aprirci alle più grandi speranze. Sarà lui che, se seguiremo gli dèi, ci riporterà alla nostra natura d'un tempo: egli promette di guarire la nostra ferita, di darci gioia e felicità.”

Oggi sicuramente questo “dio” è spesso dimenticato. Non viene omaggiato sufficientemente e la difficoltà di trovare il nostro obbiettivo è sempre maggiore.

F.F.Quanto teatro c’è  nel tuo ultimo Fame d’Amore.

Rocco Cosentino:Sicuramente l’influenza teatrale è molta accentuata. Non sempre utilizzo attori professionisti per ragioni che probabilmente si possono intuire. I budget finanziari relativi  alle produzione  e il mercato relativo di distribuzione non consentono scelte diverse. In verità attingo dal circuito di colleghi professionisti che in ogni caso vogliono sperimentarsi investendo su loro stessi senza alcun ritorno economico.

Molti di loro lavorano in teatro e quindi è per me molto interessante cercare di inserire la polvere del palcoscenico nei freddi file delle riprese digitali.

Specificatamente in FAME DI AMORE, l’atmosfera è volutamente ricercata e il richiamo al Teatro è notevole. Nei dialoghi, negli ambienti, nelle luci, nella recitazione. Un pensiero che parte da Strindberg , e, attraversando Brecht, giunge a Pirandello.

F.F.Raccontaci cosa lega i tuoi lavori cinematografici o se ci era solo sembrato di intravedere un filo rosso.

Rocco Cosentino: Come già detto, il trait d’union è assolutamente il filo rosso che lega e determina l’esistenza dei personaggi presenti nelle storie raccontate. L’Amore in tutte le sue forme e sperimentazioni.

F.F.Progetti per il futuro.

Rocco Cosentino:Quelli sono sempre tanti e “utopici”, ma guai se così non fosse. La realizzazione a maggio di un nuovo cortometraggio dal titolo “La Pietra Verde” che gireremo in Veneto. Un piccolo cammeo, appunto, sull’amore fraterno e sull’altruismo.

È sempre in discussione la trascrizione cinematografica del mio ultimo romanzo dal titolo Nel nome del padre e della madre – Edizioni il Castello, per la realizzazione di un reportage internazionale tra Italia, Germania, Austria e Spagna prima, e di un lungometraggio poi.

E sicuramente una collaborazione con lascrittrice abruzzese Federica Ferretti che ha cominciato a scrivere il soggetto di un film da girare tra Abruzzo e Veneto e che a breve, diventerà una sceneggiatura.

F.F.Un consiglio per le giovani generazioni di registi.

Rocco Cosentino: Senza dubbio è quello della preparazione tecnica unita alla voglia di sperimentare e di fare. Se non conosciamo le regole non sappiamo come fare per trasgredirle. Ma certamente la ricerca, dentro se stessi, dell’estro e della passione.

F.F.Quanto credi nella possibilità della cultura come mezzo di rivalsa italiana.

Rocco Cosentino: La Cultura è sicuramente uno strumento di cambiamento per ogni popolo, oltre che di tradizione. E’ un mezzo per poter elevarsi e cambiare. Sapere è indispensabile per vivere. Ancor più per una nazione e per un popolo che ha una storia come la nostra. Certo che gli ultimi anni hanno visto il ritorno di una sorta di oscurantismo culturale di notevole entità. Senza retorica o luoghi comuni, i mezzi di comunicazione sicuramente non aiutano a migliorare questo stato di cose.

Ognuno di noi deve lavorare su se stesso, cercando di cambiare e di migliorare, passo dopo passo. Aumentare il Sapere niente altro fa che migliorare la vita. E vivere la Cultura è un modo per aumentare il Sapere.