“La stampa nazionale piange solo per i cipressi di Carducci e i pini di Moratti”. Così ha tuonato irritato e addirittura “ furioso” dalla sua pagina facebook il “governatore” della Toscana, Rossi.

In realtà i “pini di Moratti” sono circa un migliaio di alberi – molti dei quali secolari –  che sono stati incredibilmente  sradicati dalla furia dell’uragano che ha colpito la Versilia nei giorni passati.

Il noto imprenditore meneghino Moratti si era detto alquanto dispiaciuto della sorte toccata in particolare agli alberi del noto Parco della Versiliana – a Forte dei Marmi – località che gli è cara per le vacanze che trascorre da tempo immemore da quelle parti.

A ben vedere,  più che dei pini di Moratti, con tutto il rispetto per quest’ultimo, si sarebbe potuto semmai parlare dei pini di… D’Annunzio. Il celebre Vate fu infatti ispirato proprio dalle chiome arboree di quei pini per la sua celebre ode della “Pioggia nel pineto”. La Versiliana è poi un vasto parco del quale può ( ahimè, ora forse si dovrebbe dire poteva) usufruire la Comunità intera.

Quanto ai “cipressi di Carducci”, la citazione del Pubblico Amministratore appare già più adeguata. Nel corso della tempesta di vento dei giorni scorsi, tra le innumerevoli vittime arboree si sono potute annoverare anche diversi dei cipressi che “ a Bolgheri alti e schietti vanno in duplice filar”, come recitano i versi carducciani della poesia “Davanti a San Guido”.

Niente di più naturale, quindi, che la stampa avesse dedicato ampio spazio anche alla perdita di esemplari vegetali in due luoghi simbolo della Toscana e dell’immaginario collettivo nazionale. Appare però evidente che per chi ci governa assume spesso ampio risalto la componente demagogica che tiene conto degli interessi economici più immediati dell’elettorato.

Infatti sempre il “governatore” Rossi ha tenuto a sottolineare che ci sarebbe stato piuttosto da strapparsi le vesti per la disperazione  per la sorte toccata ai giovani virgulti arborei che la furia degli elementi ha oltraggiato nei numerosi vivai presenti non molto distante dai vetusti pini e cipressi suddetti.

Per i politici, mettere in risalto le perdite della natura senza riferimento alla produttività, appare evidentemente qualcosa di irritante e censurabile. C'è poco da fare, per dirla con una banalità "gli alberi non votano", i vivaisti sì. Quindi, meglio mantenersi buoni questi ultimi, spendendo qualche parola a loro uso e consumo , con buona pace dei vaghi “diritti della natura”, i quali lasciano il tempo che trovano.

Tutto ciò anche se poi,  in realtà,  in regioni a vocazione turistica come la Toscana anche la natura è un valore aggiunto per l’economia, a ben vedere.

In alcune nazioni si sta facendo da tempo strada la cosiddetta giurisprudenza della terra, che riconosce personalità giuridica e tutela ai beni della natura a prescindere dal loro legame con interessi e attività umane.

Qui in Italia  la vedo dura per questa illuminata concezione giuridica, se anche i politici apparentemente più illuminati lanciano editti contro la stampa, che a loro avviso sta a frignare per qualche vecchio albero caduto.

testo e foto di Raffaele Basile