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HUNGER

Finalmente confermato: Hunger arriva in Italia. Distribuito da BIM, un capolavoro cinematografico e una grande notizia per gli appassionati di cinema d’autore

HUNGER.

Steve McQueen, da qualche mese, è un nome di grande risonanza nel mondo del cinema contemporaneo, grazie ad un film rivelazione: “Shame”, il dramma di un newyorkese dipendente dal sesso. Triste, però, che il pubblico italiano è stato privato del suo primo capolavoro.

Vincitore del premio Camera D’Or al Festival di Cannes, dopo essere rimasto a lungo invisibile, questa primavera uscirà finalmente nelle sale italiane, con la distribuzione di BIM, “Hunger”. Ancora più crudo e drammatico, McQueen sorprende per la qualità della pellicola e la sensibilità e attenzione data all’immagine.

Il film fotografa le ultime sei settimane di vita del nordirlandese, repubblicano e attivista Bobby Sands (Michael Fassbender) che nel 1981, come forma di protesta contro il governo del Regno Unito, digiunò per 66 giorni nel carcere di Maze, fino a lasciarsi morire.

Hunger” mostra McQueen come un regista compiuto, capace di offrire un emozionante introspezione nella vita di Sands, vittima della politica e della società.
Attraverso la sua cinepresa veniamo tutti personificati dal corpo di Sands.

La storia non può ridare la realtà in forma completa, l’immagine, invece, può essere trasformata e incentrata su tutte le sfumature della realtà, arrivando cosi a completare i fatti storici.
McQueen è riuscito a sorprenderci in ogni dettaglio. E’ un film che non vuole uno spettatore gratificato, seduto confortevolmente sulla poltrona, un film con una fine senza vittoria.

Qualcuno potrebbe dire che “Hunger“ giustifica il terrorismo…invece no! Fassbender, nel ruolo di Sands, interpreta la sua lotta come una tragedia senza tragicità. C’è un quadro, quello della disperazione e della sofferenza e intorno la vicenda del movimento repubblicano irlandese, frustrato e arrabbiato che ha scelto l’autoflagellazione come centro della sua ideologia. Un’ideologia che mirava, tramite la protesta passiva, ad alimentare nelle generazioni successive la motivazione a lottare per i loro diritti.

Hunger” è un’ardita introspezione. Cellule spalmate di escrementi e urina provocano e disgustano nella ricerca di una condivisione della realtà in quale i detenuti vivevano e decidevano il futuro dell’Irlanda unita.

La sceneggiatura esce dagli schemi convenzionali. L’idea del film biopic prende un aspetto del tutto nuovo, e la vita di una figura estrema viene raccontata con metodi estremi, senza capovolgere le leggi cinematografiche.

Le immagini si soffermano su dettagli senza lasciare spazio a possibili interpretazioni. Si vive il momento. La MDP si muove freneticamente e bruscamente si ferma, segue ogni respiro dell’individuo filmato, come nella scena dell’agonia di Sands sul letto dell’ospedale, o la mano insanguinata della guardia del carcere. La voce off di Margaret Tatcher viene usata magnificamente per dipingere l’immagine del potere, un essere senza volto quindi senza essenza.

E’ grazie a questo complesso utilizzo di meccanismi cinematografici che Mcqueen riesce a compiere una vera opera d’arte. Il bagaglio culturale e artistico del regista si incentra sull’immagine. Il film è un lavoro forte e provocatorio che lascia nulla al di fuori del filmato. Intelligente, intimidatorio e impeccabile dal punto di vista registico. Questo è Hunger.

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