La guerra in Palestina è un atroce capitolo dell’attualità che non trova una soluzione, i media ogni giorno ci trasmettono delle immagini apocalittiche e delle informazioni che necessitano di essere approfondite. C’è chi pensa che la realtà sia quella che viene trasmessa, ma la verità è che tante cose vengono omesse. L’oblio delle immagini “forti” che nessuno vorrebbe vedere, la trascuratezza dei particolari di ciò che avviene in terre abbandonate ci porta ad indagare sulla reale vicenda che caratterizza il popolo dei palestinesi. Per caso ho conosciuto Silvana Parlagreco, pittrice, scultrice, dilettante nella scrittura e autrice del blog “Palestine Now” che non ho fatto a meno di visitare, trovandolo particolarmente interessante. Ci sono delle informazioni precise e dettagliate, testimonianze delle persone del luogo e riferimenti alla cultura palestinese. Ciò che ha colpito maggiormente la mia attenzione sono state le immagini di denuncia, delle morti di bambini e di persone devastate in ogni aspetto di ciò che si può definire una “condizione umana”. Ho deciso di intervistarla per mettere in luce degli aspetti di una realtà a noi sconosciuta.

I bambini non giocano a Yarmouk I bambini non piangono a Yarmouk I bambini non sognano a Yarmouk

Silvana Parlagreco

 
Ciao Silvana, come è nata quest’attenzione nei confronti del popolo palestinese?

Devo il mio amore per la Palestina al giornalista, scrittore e grande attivista, Vittorio Arrigoni, purtroppo scomparso. Prima conoscevo davvero poco di questo popolo, oggi invece ho degli amici palestinesi che vivono a Gaza e sono in diretto contatto con loro. Spesso, anche durante le incursioni aeree, mi è capitato di essere in webcam con qualcuno di loro e ti assicuro che è terribile considerando che non hanno rifuggi durante i bombardamenti.

Questa è una di quelle situazioni che ci lasciano inermi, ma al tempo stesso alimentano lo sdegno mondiale nei confronti di una guerra senza fine. Eppure, dagli sguardi dei palestinesi spesso emerge una grande voglia di vivere…

Si, sono un popolo meraviglioso. Mi hanno insegnato, ad esempio, a non odiare. Sembra un paradosso, ma è così. In tanti anni di bombardamenti, di perdite e mancanze, hanno capito che l’odio è una debolezza.

Come riescono a resistere a tutto questo?

La loro resistenza è basata per lo più sul numero delle nascite. Se solo pensi che Gaza è più popolosa della Cina, ti potrai rendere conto di come l’incremento demografico sia altissimo. Una coppia ha dai cinque a tredici figli, in media, non potranno mai ucciderli tutti, ed è in questo che si esplica la loro forza.Vanno avanti con questa forma di resistenza da ben circa sessantasei anni…

Fare tanti figli oltre ad essere una forma di resistenza, potrebbe diventare una modo per manipolare le nascite, cioè mettere al mondo tanti figli con la certezza che qualcuno di loro sarà ucciso, può da un lato essere un gesto eroico, ma al tempo stesso estremo?

Il punto è che loro credono, hanno una fede così ampia da saper bene cosa fanno, come lo fanno e perché. Ogni tragedia viene interpretata come un modo per apprendere un insegnamento. Io sono agnostica, li osservo da oltre cinque anni e mi rendo conto che non si sono mai traditi nei loro valori. Dalle mie osservazioni ho anche compreso qual è il ruolo della donna nella società. Le donne palestinesi sono molto rispettate, gli uomini le mettono al di sopra di ogni cosa perché la Palestina sarebbe finita senza di loro. Loro rappresentano la procreazione, il dono, la vita.

C’è una figura di rilievo che hai voluto ricordare nel tuo blog, oltre ai vari testimoni ed attivisti?

Nel mio blog c’è una pagina dedicata alle poesie del poeta Mahmud Darwish, fu  colui il quale dovette emigrare per mettersi in salvo dalle minacce di morte a causa delle sue poesie che omaggiavano la libertà e da questo potrai comprendere lo spirito del vero palestinese. In genere, si tratta di persone che non sono molto chiuse mentalmente, come a volte vengono descritte; le donne per motivi logistici sono chiuse in casa, certo ci sono i casi limite,  ma una cultura non va criticata. Ogni paese ha il diritto di fare il proprio percorso politico, religioso e sociale.

Una cosa che vorrei sottolineare è la condizione dei bambini. Sono rimasta attonita guardando alcune immagini…

Beh, si tratta di una condizione terribile! Solo nell’ultimo bombardamento a Gaza, le truppe israeliane hanno ucciso 530 bambini, su 2000 e più morti. Ora parte dei loro territorio, ovvero mezza striscia di Gaza, è distrutta e loro vivono tra le macerie. Non mollano, non si piangono addosso e si aiutano tra di loro. Per il momento hanno penuria di acqua, poiché gli israeliani inquinano le loro risorse.

Nessuno li aiuta?

Ci sono dei gruppi di attivisti, ma cosa possono fare contro il “gigante mostro”? Anch’ io quando posso mando qualcosa, beni di prima necessità e denaro, ci sono dei privati che poi si affezionano a qualche famiglia. Ma devi sapere che quando arrivano dei rifornimenti o dei beni destinati alle popolazioni palestinesi, gli israeliani non fanno passare i camion, ostruiscono le strade, perfino l’Egitto è reazionario nei loro confronti. Nonostante tutto, le persone a Gaza riescono a sopravvivere con la pesca e la coltivazione della terra. Inoltre, usano i tunnel per rifornirsi di beni di prima necessità. Si tratta di merce in nero che costa di più, ovviamente perché viene trasportata a rischio. Dopo l’Apartheid, molti tunnel sono stati costruiti per fungere da sottopassaggio, ma sono pericolosi e ci sono persone che si rifuggono lì o li usano per ricevere beni di prima necessità, si scambiano delle cose, anche materiali da costruzione, tutto ciò che serve loro. Ogni tanto gli israeliani ne scoprono qualcuno e li riempiono d’acqua per far morire annegati coloro che vi si nascondono. Un’altra cosa che viene fatta per punirli è quella di inondare le loro case con acque putride proveniente dai condotti fognari, con cisterne e pompe a getto, ma si tratta di “dispettucci” rispetto a cosa sono in grado di fare realmente.

E dei mali peggiori, ne vogliamo parlare?

In cinque mesi sono stati arrestati cinquecento bambini, il carcere è preventivo e non rispettano le norme, quindi arrestano senza accuse e prove. Possono inoltre, rinnovare il mandato per sei mesi. Li torturano sia fisicamente che psicologicamente. Non permettono loro di incontrare gli avvocati e i familiari per tanto tempo, li sottopongono ad un interrogatorio tenendoli legati in posizione assurde per giorni, si tratta solo di bambini!

Queste cose, solo a sentirle, mettono i brividi…

Anch’io reagivo così, ma ho capito che hanno bisogno di noi e della nostra forza. Io sono diventata proprio come loro vogliono. Mi sento palestinese nell’anima. Piangere per loro non è una debolezza, ma nascondere la testa sotto la sabbia, si… Loro hanno bisogno della nostra forza. Denunciare è fondamentale. Non ci sono altri mezzi, se non Internet. Possiamo aiutarli con ciò che abbiamo, con beni di prima necessità, sperando che arrivino a destinazione, ma bisogna organizzare incontri, rassegne per sensibilizzare… io lo faccio attraverso l’arte e il mio blog con immagini e video. Denunciare, informare, anche con un solo tweet, un post al giorno, sembra poco, ma è importante!