Leggo di tutto su Tsipras. Chi lo chiama codardo, chi dice che scarica sul popolo le proprie responsabilità, chi dice che il referendum con il quale fa entrare di diritto il popolo greco in una decisione sovranazionale presa da istituzioni internazionali a danno di una democrazia sovrana sia un bluff, una manche azzardata di poker. Vi dico solo questo: la lettera di Tsipras ai Greci ha per me lo stesso valore simbolico, politico, culturale del discorso di Pericle agli Ateniesi. E forse non è un caso che provenga da un leader di quella terra. C'è un continuum "politico", nel senso più greco del termine, ovvero un retaggio della polis, il ritorno del demos nella vita democratica di un paese a fronte di decisioni che vengono prese sempre dall'alto (ολιγαρχία), a discapito della volontà popolare (δημοκρατία). Il resto sono chiacchiere. Tsipras è stato coraggioso, del resto ne è una controprova il fatto che la troika abbia bocciato subito la sua decisione, come se il popolo non dovesse partecipare a decisioni che concernono il proprio avvenire, come se rimettersi alla volontà sovrana del popolo fosse un atto di codardia e non il rispetto orgoglioso del mandato elettorale, del concetto di rappresentanza, dell'essenza stessa della democrazia. Ritorniamo ai classici del liceo, ripassiamo la storia, la filosofia, la politica e l'etica. Sfogliamo di nuovo Tucidide, Aristotele, Platone. Tutto quello che abbiamo studiato a scuola è davanti a noi, in un'arendtiana vita activa, non chiuso in volumi polverosi delle nostre biblioteche.

"(…)καὶ ὄνομα μὲν διὰ τὸ μὴ ἐς ὀλίγους ἀλλ' ἐς πλείονας οἰκεῖν δημοκρατία κέκληται (…)"