Il mese di Maggio è stato caratterizzato da episodi di cronaca nera che hanno riguardato il tema dell'abuso sui minori. Dopo il caso di Fortuna Loffredo di Caivano, la bimba di sei anni abusata da un uomo adulto, secondo le ipotesi di reato, e poi scaraventata dall'ottavo piano, ha allarmato i responsabili delle autorità mediche ad intervenire tempestivamente.

Oggi, i dati risultano allarmanti, sono circa 80 mila i bambini che ogni anno in Italia subiscono abusi e maltrattamenti. Per combattere la violenza sui minori bisogna partire dalla creazione di nuovi progetti mirati alla prevenzione del fenomeno.
Per questo motivo è stato creato un network, finanziato con un milione di euro dall’azienda farmaceutica Menarini e realizzato con tutti i più importanti operatori sul campo, da Telefono Azzurro alla Società Italiana di pediatria (Sip) alla Federazione italiana medici pediatri (Fimp) all’Associazione Ospedali pediatrici Italiani (Aopi).

Il progetto è partito con la formazione di un primo gruppo di pediatri, che a loro volta formeranno altri medici sul territorio nazionale e dovranno creare circa 1200 esperti del fenomeno, in grado di riconoscere gli indicatori che testimoniano un abuso su di un minore. Non è facile riconoscere una violenza. Molti professionisti sottolineano la presenza di chiari ed evidenti segnali da non trascurare, relativi al comportamento del minore, oltre che da evidenti segni di lesioni o trauma fisici. Il punto da capire è che non tutto è da associare a relative forme di penetrazioni che implicano lesioni anali o imenali, poiché dopo quattordici giorni non sono più visibili.

Dal punto di vista comportamentale, invece alcuni segni si manifestano con cambiamenti improvvisi dell'umore, dell'abitudine e dell'aggressività. A volte, ci troviamo davanti a casi di bambini che ricorrono ad atteggiamenti autolesionistici o regressivi, che enunciano un ritorno alla prima infanzia, come fare la pipì a letto o l'atto della suzione di un dito, chiari sintomi che esprimono il desiderio di protezione del bambino.

Un segnale che desta maggiore sospetto è la sessualizzazione precoce di bambine che tendono a parlare di sesso o di fare riferimenti ad episodi di vita adulta. Spesso amano farsi vestire come delle adulte, ed anche nel comportamento con gli altri maschietti tendono ad assumere un atteggiamento seduttivo. Un altro elemento da tenere sotto controllo è capire se ci sono alterazioni nel ritmo del sonno e il rapporto con il cibo.
Se il bambino ha disturbi dell'umore che implicano il suo restare insonne durante la notte, con momenti di ansia o panico, c'è da chiedersi se abbia dei pensieri ricorrenti che non lo lasciano dormire in pace. C'è chi va in preda a pianti isterici, senza motivo. La mancanza di appetito e il costante bisogno di andarsi a lavare, come se quel gesto di routine andasse a purificare il suo corpo, ormai “contaminato”, sono delle spie.

L'infanzia è per eccellenza il simbolo della purezza, la violenza carnale spezza per sempre questo significato.

I bambini, dal punto di vista antropologico, alla loro età hanno maggior sensibilità verso i valori alti quali la fiducia e l'amore. Sentire di essere stati violati crea in loro scompensi nella scala dei sentimenti e delle abitudini quotidiane. Spesso hanno timore degli adulti o uno in particolare, che può essere il soggetto abusante o anche qualcuno che glielo ricordi, perché si sentono abbandonati da chi doveva tutelarli e non ha saputo farlo.
Molte volte vorrebbero parlare, ma avvertono un grande senso di colpa e soprattutto la loro resa a chi abusa di loro e la complicità nel non proferire parola è data dal desiderio costante di ricevere amore (se si tratta di un genitore abusante) o di forte paura (se si tratta di un affine che minaccia di morte).
Il processo di vittimizzazione è lungo e graduale, soprattutto quando è destinata ai bambini. I molestatori sanno bene che per innescare il processo di violenza “vittima-carnefice” devono conquistarsi gradualmente la fiducia del bambino. Si assicurano prima la loro benevolenza con regali, complimenti, forme di accudimento che sembrano essere ricche di affetto e generosità. Una volta che la vittima ha abbassato la guardia, procedono lentamente alla violenza fisica, che viene sempre rappresentata come forma di gioco e di piacere. Non è un caso che questi episodi si verifichino maggiormente tra i genitori e i figli, oppure tra un partente o amico vicino alla vittima.

Quando si hanno dei sospetti, bisogna sempre capire che non bisogna allontanarsi troppo dal proprio contesto amicale o familiare per comprendere l'origine del fenomeno. I genitori devono essere formati e istruiti su questo punto, non c'è dubbio, ma tutta la famiglia è chiamata agli attenti. I bambini dovrebbero essere seguiti da tutti i membri, a partire dai fratelli maggiori, dai nonni e dagli zii.
Perché i genitori spesso tendono a non voler vedere, e i pediatri non hanno formazione adeguata sul tema non per colpa loro ma perché per intercettare precocemente un segnale ci vuole preparazione speciale e questo progetto credo sia un valido aiuto alle famiglie italiane.
Il problema è che non tutti i genitori sono sensibilizzati abbastanza e molte volte non ci pensano nemmeno a consultare un pediatra, se i figli mostrano “atteggiamenti strani”.

Si tratta proprio del caso di Fortuna Loffredo, dove la madre più volte ha dichiarato alla stampa di non essersi mai accorta di un segnale di disagio che viveva sua figlia. Quando i suoi disegni sono stati analizzati da un equipe di psichiatri, dopo la sua morte, e hanno evidenziato il suo enorme dolore, la situazione è precipitata. Ci sono più elementi che testimoniano i disagi della bambina, visibili perfino a semplici passanti, come le varie testimonianze di persone che conoscevano la bambina. Tra queste, una in particolare, ha sottolineato il carattere irrequieto di Fortuna, con atteggiamenti auto-distruttivi ed aggressivi. Il suo rendimento scolastico era basso, non mostrava segnali di attenzione e vivacità. La bimba viveva un enorme disagio chiaro e lampante. Sembra davvero assurdo che la madre non se ne sia accorta.

Ma il problema è che parliamo di realtà difficili, come il rione Iacp situato nella zona periferica di Caivano, a quattro passi dal Parco Verde. Si tratta di un luogo abbandonato a se stesso, dove la camorra regna sovrana e l'infanzia non solo non è tutelata, è come se non esistesse.
I bambini vivono come adulti, disseminati ovunque per le strade, senza regole da rispettare, poiché il più delle volte non le hanno ricevute. Laddove esistano istituzioni scolastiche come la scuola e la parrocchia, ci sono soltanto una minoranza di essi che vi partecipano.
Il degrado sociale è tra i più alti della zona a Nord di Napoli, considerando che la maggior parte delle famiglie vive grazie allo smercio di droga. Il Parco Verde ha aumentato le sue piazze di spaccio e rappresenta un punto di riferimento molto importante per i pusher del Casertano e dei paesi limitrofi di Napoli. La sua posizione strategica permette vie di fuga molto semplici per evitare anche i controlli della polizia.
Tutto il territorio è sotto il controllo della camorra. Purtroppo, al mercato sommerso della droga, del riciclo di denaro sporco, di contraffazione e di pirateria si è aggiunto anche quello della prostituzione, e solo da pochissimi giorni si sta indagando sulla pista della pedo-pornografia.
Il caso di Fortuna ha aperto gli occhi agli inquirenti che stanno indagando senza sosta sulla vicenda, facendo emergere la presenza di nuove prove e di varie persone coinvolte . Non si tratta di un solo pedofilo, ma di una vera e propria rete.
Esistono tanti quartieri in Italia, simili al rione Iacp e al Parco Verde. Solo in Campania, ne troviamo più di dieci. Chissà quanti altri bambini subiscono violenza, senza che noi non ne sappiamo nulla. Il mio invito è di non abbassare la guardia e agire in tempo.