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21:04

Gesù è ingrassato: chi è senza insaccato, scagli la prima feta

E' un giorno d'estate che trascorriamo in città. Scopriamo in un vicolo, del tutto dimenticato, un dipinto raffigurante Cristo, insolitamente obeso. Gli chiediamo cos'ha da raccontarci

Gesù è ingrassato: chi è senza insaccato, scagli la prima feta.

A volte è un capolavoro involontario dell’arte di strada, a farti riprendere da una giornata di caldo in città. A queste temperature, se non ci pensa il meteo, può essere la biodiversità iconografica a procurarci una ventata di freschezza. Certo, niente a che vedere con una maglietta bagnata o con un Calippo dentro la tasca. Ma quando è il bizzarro artistico quello che passa il convento – eretico – della quotidianità, noi abbiamo almeno l’accortezza di non tirarci mai indietro.

Indagare il dissidente visivo, l’empio formale che non si può né toccare né vedere – ma solo, eventualmente, capire o fraintedere – è una delle missioni più difficili e soddisfacenti, nell’economia extra domestica di un’estate in città. Niente come girare per le vie deserte amplifica la nostra capacità di vedere l’invisibile: negli oggetti, nelle strade, nei volti che, in qualunque altra stagione dell’anno, avremmo scambiato superficialmente per un’altra normalità.

Prendete questo Gesù Cristo dipinto, scoperto qualche giorno in un cortile di Lecce, fra una statua in cartapesta di sua madre e una riproduzione in plastica taiwanese di una pecorella che sarebbe tanto piaciuta a suo cugino, il Battista.

Solo un pedante, un bigotto o un pedante bigotto, di questi tempi così posteriori, perfino rispetto al postmoderno, potrebbe dire blasfema la sua grassezza o kitsch la sua espressione di bimbo colto con le mani nella mollica.

Il figlio di Dio di questa composizione, sgamato a mangiare pane a tradimento, visibilmente sovrappeso, è una tenerissima e profondissima deformazione del Gesù statuario, che non teme prova costume ma che, alla fine dei conti, non è figlio nutrizionale del nostro tempo più di He-Man o di Conan il Barbaro.

Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati

Gesù di Nazareth

Egli, grasso per povertà in un mondo di ricchi palestrati, rotondo per eccesso di miseri carboidrati, sembra volersi giustificare timidamente, aggiungendo un “prendete e mangiatene tutti” e inventando una nuova forma dietologica di eucaristia. E’ il classico figlio di famiglia che non ha abbastanza soldi per frequentare i lidi alla moda, ma ne ha pur sempre qualche spiccolo per rimpinzarsi di junk food.

Questo Cristo è obeso solo perché non può è permettersi di essere magro. E’ più vicino agli umili, ai deboli, ai nuovi poveri, di qualunque effettivo divino filiforme.

Il concetto è: Chi è senza insaccato, scagli la prima feta.

Questo Gesù, dimenticato in un angolo di una città del Sud barocca da quasi quattro secoli, geneticamente modificata sia architettonicamente che socialmente per mostrare solo le sue bellezze, è un trionfo dell’irregolare, dello sperequato, del contraddittorio. Di più: è il quadro con cui vogliamo cominciare questo blog, che sarà dedicato agli abusivi dell’immagine, che spetta solo all’incoscienza artistica di ciascuno di noi condonare.

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