Gennaro Barba, batterista partenopeo, negli anni ’80 con il gruppo dei Walhalla partecipa al Festival di Sanremo, vincendo nell’87 la rassegna Sanremo Rock; da lì in poi una carriera tutta in salita con numerose partecipazioni televisive e partecipazioni in RAI insieme a Tony Esposito. Nel 2003 la collaborazione con l’orchestra di Beppe Vessicchio e Gigi Finizio in un memorabile live al Teatro Trianon di Napoli.

Nel 2004, nel suo ruolo di musicista, partecipa al film di Pupi Avati: "Ma quando arrivano le ragazze?". Insieme a Tullio De Piscopo, ha realizzato nel 2009 il primo memorial a Gegè Di Giacomo. Endorser UFIP, ad oggi è il batterista della storica band progressive degli Osanna.

Da poco ha realizzato la sua personalissima “Africa Jazz”, un solo di batteria inserito all’intero di una base prog. In occasione della registrazione, ho avuto il piacere di scambiarci quattro chiacchere e di vedere in anteprima il suo lavoro.

http://www.youtube.com/watch?v=-A6t0elnSds&feature=youtu.be

Maestro come nasce “Africa Jazz”?

Africa Jazz nasce perché mi piace tanto la cultura africana,  ho cominciato a studiare questa cultura e l’ho trasportata sui miei tamburi;  poi con il passare degli anni ho cominciato ad apprezzare molto lo swing e ho fatto questo connubio di cose, cioè ho messo il mio charleston ostinato facendo lo swing e sui tamburi ho suonato un po’ questi suoni africani che mi hanno sempre affascinato, li ho messi insieme ed è nata Africa Jazz

Quanto conta l’importanza dei volumi su uno strumento come la batteria?

Io ho cominciato a suonare i pezzi dei Deep Purple ma ho imparato a usare le spazzole

Gennaro Barba
Conta tutto, perché se non conosci bene il balance non puoi permetterti di affrontare i palchi e le sale di registrazione,  il balance è fondamentale per un batterista. Io ho cominciato a suonare i pezzi dei Deep Purple ma poi – quando ero ragazzo –  sono andato nei club di Bolzano e lì ho imparato a suonare le spazzole per necessità perché non si poteva suonare forte. Tra noi batteristi della vecchia guardia come me, si usava parlare in gergo, si chiamava la parlesia e quando a Napoli andavamo a suonare nei locali, i proprietari che conoscevano qualche parolina, dicevano: “ ‘O jamme  a dommore” che poi “o jamme” sarebbe la persona “ ‘o dommore” sarebbe la batteria, quindi " ‘O jamm a dommore"  è il batterista, quello lì che fa casino, questo voleva intendere.

Come si suonava quando hai cominciato questa professione ?

All’ epoca io ho imparato a suonare un genere particolare napoletano, un genere di giacca si chiama, io all’epoca suonavo con Tony Astarita, Mario Abbate, Antonio Buonomo e tanti altri; cantanti che stavano nell’auge del panorama napoletano, in questo genere di giacca non è il cantante che suona con l’orchestra ma è l’orchestra che accompagna il cantante, dove bisogna stare attenti alle sue pause e ai suoi crescendo; il cantante decide di rallentare? Tu rallenti con il cantante. Il cantante decide di abbassare il volume? Tu abbassi il volume e così tu acceleri e deceleri; è questo il genere di giacca e mi è servito tantissimo.

Con gli Osanna sei stato in Giappone insieme ad un’orchestra, cosa si prova a suonare prog in questo contesto?

 Io ho suonato già con le orchestre ma ho fatto musica pop. Suonare con un’orchestra e fare un connubio di generi musicali che possono essere quasi classici con il rock è completamente diverso con la musica leggera e allora questo mi ha emozionato tantissimo come non accadeva da anni. Il live fatto a Tokio lo abbiamo registrato per il prossimo album in uscita questo Giugno, ha un’energia incredibile e inoltre abbiamo voluto mettere anche dei brani nuovi per dare un contributo al prossimo disco: “Palepolitana”. 

La musica è passione, per me è stato sempre un gioco

Gennaro Barba

A che età è possibile cominciare a suonare la batteria?

Se hai talento già a due anni, hai un po’ di forza e riesci a picchiare i tamburi, riescono ad uscire delle cose, dico questo perché ho avuto l’esperienza di un figlio come Mariano che accompagnava le canzoni di Pino Daniele (diventando in seguito il suo batterista N.d.R.).

Un consiglio che puoi dare per chi si avvicina alla musica?

Innanzitutto la musica è passione, per me è stato sempre un gioco, io mi sono sempre divertito, nel momento in cui lo fai diventare solo lavoro diventa apatia; invece se tu ami fare questo tipo di “lavoro” è un gioco e praticamente hai la possibilità di giocare per tutta la tua vita e questa è una cosa bellissima.

Nel 2009 con Tullio De Piscopo hai realizzato il primo memorial a Gegè Di Giacomo che ora stai cercando di riproporre. Perché questo omaggio?

Perché Gegè è stato un grande innovatore, ha cominciato a fare ascoltare lo swing in modo molto ironico e divertente e dunque ha fatto breccia anche su quelle persone più ostiche che non ascoltavano questo genere.

Come mai una città come Napoli, pur avendo un batterista del calibro di Gegè, solo nel 2009 è stato possibile fare questo omaggio?

La nostra è una delle città più belle del mondo, posso dire l’ottava meraviglia del mondo, se avesse delle persone altrettanto meravigliose sarebbe un paradiso, ma purtroppo si pensa solo a camminare addosso alle persone e a fare soldi.