Sto ascoltando troppe volte le notizie di cronaca quotidiana che mi riportano casi di violenza fisica, su donne, bambini, di genitori sui minorenni… a volte anche neonati.  La frase "morto minorenne per strage familiare" è presente troppe volte nei vari titoli dei giornali, come un rimbombo di un suono che non voglio ascoltare.  Ma è un tabù ammettere che oggi molti genitori stanno perdendo le ancore dell'educazione, del rispetto, del proprio ruolo? Come si spiegano tanti casi di minori sottratti ai propri genitori, e mandati a crescere negli istituti competenti?

Ho necessità di raccontare qualcosa di vero e reale. Essere genitori è sicuramente non facile, ma chi decide di diventarlo deve capire a cosa va incontro. Un uomo e una donna che mettono al mondo un bambino o una bambina devono essere preparati all'idea che un figlio non è un processo a ritroso, nel momento in cui nasce, la vita di tutti cambia e si genera una nuova esistenza, un figlio non è un oggetto comprato o condiviso, è un nuovo essere umano che necessita di cure e di attenzioni continue. I bambini sono delicati e non sanno distinguere subito ciò che è giusto da ciò che è sbagliato, interiorizzano molte cose, le urla, gli abbandoni, la cattiva cura e la scarsa alimentazione; il bambino fin dai primi istanti "cattura", come se fosse una spugna e traccia sulla sua tabula rasa, le sue esperienze di vita.

Quando un piccolo neonato, si ritrova  a vivere in un ambiente non tranquillo, per sua sfortuna, si deve adattare a ciò che quel contesto gli offre. L'adattamento è un processo lungo ed arduo per l'intelletto umano che si basa sul calcolo del costo e del rischio e dei vantaggi ottenuti, in pratica, la sopravvivenza è un calcolo che noi facciamo da sempre, inconsapevoli, per tutto il resto della nostra vita. Quando un genitore non sa educare un figlio e né tanto meno si documenta, chiede aiuto o si lascia guidare da una persona più esperta, cosa fa? Tratta il figlio come se fosse un esperimento, prova ad inventarsi un ruolo che poi spera di cambiare nel caso in cui dovesse andar male. Allora, spesso si creano degli imbarazzanti rapporti, dove un genitore si trova a disagio con il proprio ruolo, cambiando costantemente comportamento e ciò destabilizza il figlio, che a sua volta può farsi forza da solo, adattandosi ad altri schemi e successivamente non riconoscere l'autorità parentale, oppure può subirla con tutte le sue conseguenze negative. S'instaura, insomma, tra di loro un rapporto in cui il padre o la madre "devono esercitarsi a fare i genitori" e i figli "devono apprendere, da loro, la lezione", su cosa sia giusto o sbagliato. Un rapporto del genere non è autentico e a lungo andare si interrompe perché non si basa sulla naturalezza delle conversazioni, né sul normale sviluppo psico-fisico del bambino.

In genere, chi decide di mettere in pratica la teoria comportamentista, mette in atto meccanismi di premio/punizione, in base al comportamento positivo/negativo del figlio. E' un sistema che funziona, solo quando i premi e le punizioni sono coerenti all'età del figlio e al suo comportamento. Quando un figlio cresce, non occorre punirlo costringendolo a non uscire, lui lo farà di nascosto! A volte, dobbiamo capire che senso ha la punizione, come il premio. A cosa serve premiare con uno smartphone? A cosa serve punire con delle urla infernali e delle botte? Che senso ha dire ad un figlio:" ma che bravo" quando poi appena piange, lo picchiate per un nonnulla? Io ultimamente vedo solo dei bambini iper-viziati o maltrattati! Non c'è una via di mezzo… I figli sono tutti "cattivi"? All'improvviso?

Il fanciullo merita il massimo rispetto.

Giovenale
Negli anni che hanno attraversato lo sviluppo delle teorie critiche ai media abbiamo provato a dare una colpa alla televisione che improntava modelli distorti e sbagliati, in parte, e sottolineo in parte, è vero. Ma mica possiamo associare alla TV un comportamento di un bambino, che per non tolleranza dei propri genitori, decide di scappare da casa? Possiamo mai giustificare dei genitori che puniscono la propria figlia, pubblicando le sue foto su Facebook , con lo scopo di ridicolizzarla? A pro di che? Ma a cosa serve punire una bambina, se non le si spiega prima, a parole, il significato del termine RISPETTO? Se solo pensiamo che prima di tutto gli stessi genitori le hanno consentito di iscriversi su Facebook a 12 anni, quando in realtà è vietato!

Ero un bambino, cioè uno di quei mostri che gli adulti fabbricano con i loro rimpianti.

Jean Paul Sartre
Rifletteteci, i genitori litigano con i propri figli, costantemente. In realtà litigano con se stessi. Con le proprie proiezioni sbagliate, con i loro modelli errati, con i loro "esperimenti" falliti, perché in fondo nel figlio c'è sempre un barlume della propria personalità, dei loro desideri irrealizzati; a volte combattono contro un figlio solo perché questi non corrisponde ai propri ideali. Vedi un padre che non accetta un figlio omosessuale e lo manda via da casa oppure una madre che non sopporta la figlia solo perché è una donna diversa da sé. La maternità e la paternità sono condizioni psicologiche dell'individuo, si apprendono nella famiglia d'origine l'idea del valore famiglia, del dono, dell'allevamento dei figli. Spesso è una condizione potenziale, magari c'è e non sappiamo di averla, oppure ci sono persone che nascono con questa predisposizione in misura maggiore o minore, ma in genere, chi ama e si ama, ha la tendenza a voler desiderare un figlio seppur potenzialmente. La predisposizione diventa poi un atto concreto quando c'è davvero un bambino in arrivo. La responsabilità, l'etica e il senso della misura unita alla pazienza infinita sono doti che si sviluppano successivamente, ma a reggerle insieme è l'amore.

Si dovrebbe stabilire un legame tra i genitori e i figli, quando quest'ultimi già sono in grembo. La società non veicola forti messaggi verso la genitorialità, lo da come valore scontato. Molte persone avrebbero davvero bisogno di capire e di lasciarsi guidare. A volte, anche un libro, può risultare di grande aiuto.

Decidere di diventare genitori seri, vuol dire, considerare seriamente questo ruolo! Non c'è amore in un genitore che non rispetta suo figlio, picchiandolo per ogni errore, o vittimizzarlo con la forza e l'autorità, come non c'è amore in un genitore che non educa per tutto il tempo suo figlio a dei valori necessari per vivere onestamente. Non riesco a tollerare che oggi nel 2012, accadano scempi che prima non succedevano durante il periodo tra le due Guerre, allora c'era vera solidarietà tra le persone. Oggi, non si combatte per fame, si combatte per povertà di altruismo. Oggi, un genitore combatte per rivendicare un suo diritto, un suo piccolo posto nel mondo, non importa che questo qualcuno sia un figlio o una persona indifesa. Dove vivere diventa sempre più difficile e conquistarsi un vantaggio, sia in ambito lavorativo, sociale e personale sta diventando la conquista per eccellenza… non possiamo pensare che l'adattamento consista semplicemente in un atto pacifico di convivenza, basato sul rispetto delle individualità. Il vero bene e il sano adattamento vuol dire riuscire a stabilire un modo di vivere condiviso. In famiglia, questo dovrebbe accadere, la condivisione del bene tripartito in varie parti.

Non è una critica a tutti i genitori, anzi, so che molti sono degli esemplari notevoli, ma purtroppo oggi questi stessi modelli sono altrettanto sorpassati da genitori alla moda, che si adattano ai bisogni di una società nevrotica e iperattiva. Al modello di famiglia patriarcale, subentra il tipo di famiglia allargata, spezzata, mista, dove i ruoli sono scambievoli e le vere cure e le attenzioni, un figlio deve darsele da sé.

Chi semina, raccoglie…

Proverbi
Dovremmo pensare ad un modello di famiglia condivisa, che aldilà dei problemi se ne distacchi, non introiettando continuamente il proprio dramma e sia capace di dare a prescindere. Nel momento in cui una coppia mette a mondo un figlio, la sua vita cambia e qualsiasi persona che non è capace di mettere da parte il suo egoismo, deve capire che forse non è pronta per fare il genitore. E' un processo unico, o lo si accetta o non si attua, i figli devono sempre essere allevati, rispettati e tutelati, non solo fino a quando compiono diciotto anni. La legge del cuore non ha limiti d'età.