in foto: Francesca Lagatta – Presidente SOS Praia

Mentre in Italia il voto si decide sulla base di possibili 80 euro e gli economisti più illuminati discernono di PIL e job act con annesse politiche keynesiane,   la gente affronta problemi concreti come sanità e vivibilità di metropoli e piccoli centri.  Tra le aberrazioni della politica abbiamo norme che in nome della presunta spending review hanno visto tagliare la spesa sanitaria, con cancellazione di interi nosocomi.  Se nelle grandi città esiste la possibilità di fruire di più centri ospedalieri, nei piccoli centri spesso un ospedale significa vita.  Un caso passato alle cronache nazionali è quello dell'Ospedale di Praia a Mare (CS), dismesso a tutto danno della popolazione (della cittadina calabrese e dei comuni limitrofi) , che ha visto una vera e propria insurrezione in nome dei diritti fondamentali dei cittadini italiani dell'Associazione SOS Praia,  presieduta dalla giovane e combattiva Francesca Lagatta.  In questi giorni una sentenza del Consiglio di Stato , riaccende le speranze della popolazione.  Ma cosa accade di concreto ? Ecco le riflessioni di Lagatta.

Domanda.Presidente Lagatta, quale è oggi la situazione dell’ex Ospedale di Praia a Mare alla luce della sentenza del Consiglio di Stato?
Risposta <<La sentenza del Consiglio di Stato è il massimo grado di giustizia al quale appellarsi in ambito giuridico-amministrativo. E’ una vittoria importante, sicuramente, ma non un traguardo. L’annullamento del decreto che ha riconvertito l’ospedale in casa della salute è comunque un atto che non obbliga all’immediata riapertura, sin quando gli amministratori non ne prendono atto e decidono di farla valere. Ma immagino che dalla Regione Calabria, dalla quale si deve attendere sempre l’autorizzazione finale, non abbiano tutta questa fretta di riaprirlo. Avrebbero potuto farlo anche senza questa sentenza, alla luce delle battaglie che il territorio ha messo in atto nel corso degli anni. Non si può certo dire che non conoscano la situazione disastrosa della sanità dell'Alto Tirreno. Eppure, nessun amministratore regionale ha mai fatto un passo indietro su decisioni evidentemente scellerate. >>

Domanda. Ritiene auspicabile un’azione coordinata dei comuni per accelerare la nomina di un Commissario ad Acta?
Risposta <<Me lo auguro, ma se proprio devo essere onesta, la risposta è no. E molti degli episodi precedenti me ne danno conferma. Magari nelle loro stanze lavorano, e pure tanto, però da questo punto di vista probabilmente comunicano male tra di loro e/o con i cittadini. Ad ogni modo, non va bene. Ci si aspettava una conferenza stampa dopo la clamorosa sentenza che però tarda ancora ad arrivare. Informare la popolazione e capire come muoversi soprattutto con le varie Istituzioni, in questo momento è fondamentale. Ma sono certa che seppur con ritardo, la conferenza verrà convocata a breve>>

Domanda. Quale a suo giudizio l’errore più grande commesso dalle Istituzioni?
Risposta <<Questa è una domanda a cui fa male rispondere, mi creda, ma sulla quale non ho il minimo dubbio. L’errore più grande è stato anteporre gli interessi personali al sacrosanto diritto alla salute. Ma se per la Regione Calabria e, nello specifico, l’Asp cosentina, le faccende alle quali mi riferisco sono assai note, soprattutto nelle aule dei tribunali, devo ammettere che anche le amministrazioni locali non sono state da meno. Basti ricordare che l’ex sindaco di Scalea, Pasquale Basile, che più volte si era interessato alla sanità, è stato poi arrestato con gravi accuse. Nell’inverno scorso fecero scalpore le liti, culminate con denunce, tra alcuni sindaci dell’Alto Tirreno che, anziché mostrare un legame solido per una collaborazione efficace,  ebbero controversie in merito ad alcuni fondi regionali. Ricordo, ancora, l’assemblea indetta su rifiuti e sanità alla quale erano stati invitati i 155 sindaci della provincia cosentina, dove non parteciparono neppure la metà degli invitati, nonostante due convocazioni. Ma potrei benissimo parlarle delle appartenenze ai partiti, che in molte occasioni sono si sono rivelate un freno per la battaglia del riconoscimento del diritto alla salute. Poi se ci sono questioni di tornaconti personali negli ambiti più disparati, da quello politico a quello sanitario, che hanno impedito od ostacolato la buona riuscita della battaglia sulla riapertura dell’ospedale, io non ne sono a conoscenza. Ma questo non è un problema. Se così fosse, presto o tardi, la magistratura provvederà a chiederne conto>>.

Domanda. Bisognerà ripristinare lo stato di efficienza della struttura. Come la popolazione vive questo paradosso democratico?
Risposta <<In realtà il paradosso potrebbe non esistere. Quando l’ospedale venne chiuso e riconvertito, tutte le attrezzature che non sarebbero più servite, furono chiaramente trasportate negli altri ospedali, per lo più al Iannelli di Cetraro. Ma questo pare essere il problema minore. Il direttore dello spoke Cetraro- Paola, il dott. Vincenzo Cesareo, garantì che il giorno in cui le attrezzature fossero dovute tornare indietro, non ci sarebbero sorti problemi.  La popolazione,ma non tutta per fortuna, è informata poco e male, per cui a volte esprime giudizi fuori luogo e concetti decisamente astratti. Molti non sanno ancora cos’è una casa della salute, cosa dovrebbe essere e cosa invece è, quello che dovrebbero pretendere dal presidio attuale e quello a cui dovrebbero appellarsi. Non sanno neppure come e quali patologie è possibile curare nella struttura. Ad esempio, ancora molta gente arriva nel capt di Praia a Mare con la pretesa di essere assisita quando vi giunge in condizioni di emergenza/urgenza. Una casa della salute ha l’obbligo di stabilizzare la salute di un paziente, di diagnosticare la patologia e la sua gravità, e soprattutto di indirizzare il paziente nella struttura adeguata. Pertanto un infarto, un’emorragia cerebrale, un ictus, tanto per fare degli esempi, non possono essere trattati all’interno dell’ex nosocomio, nella quale mancano sia il reparto chirurgia che quello di medicina. Questo stato di cose può risultare fatale, in virtù dei tempi troppo lunghi che occorrono per intervenire chirurgicamente su un codice rosso>>

Domanda. La sua associazione ha rappresentato un punto di riferimento contro l’immobilismo pubblico. Si parlò anche di Emergency. Cosa c’è di concreto?
Risposta <<La mia associazione ha cercato di tenere alta l’attenzione sul problema e di farlo conoscere soprattutto a livello nazionale, ma le posso assicurare che sono stati fondamentali la collaborazione e il lavoro di altre persone o associazioni che si sono battute quanto me sulla questione, se non di più. Tra queste spiccano sicuramente il comitato pro ospedale e l’associazione Sanità è Vita. Per quanto riguarda Emergency, invece, di concreto non c’è e non c’è stato assolutamente nulla. Tutto ebbe inizio quando il comitato scrisse un appello a Gino Strada su Repubblica, equiparando la situazione sanitaria del nostro territorio alle zone di guerra nelle quali il Presidente opera da oltre vent’anni. Dopo qualche giorno questi si apprestò prontamente a rispondere dalle pagine dello stesso giornale ed in effetti alcuni giorni dopo due delegati dell’associazione umanitaria vennero in visita all’ex presidio ospedaliero e definirono la situazione devastante. Poi il senatore Tonino Gentile, dopo il totale silenzio istituzionale sulla vicenda, si rese disponibile a fare da tramite per un incontro tra le due parti, e cioè tra Emergency e la Regione Calabria. Quella fu l’ultima notizia. Non avendo seguito la vicenda con particolare interesse, non saprei dirle neppure se avvenne mai questo incontro.   Posso dire che mi resi subito conto, al di là di ciò che ci si auspicava, che sarebbe cambiato poco o niente. L’associazione umanitaria fu chiara: avrebbe potuto rimborsare fino al 30% delle spese sanitarie, ma non avrebbe potuto comunque risolvere il problema dell’emergenza/urgenza>>.

Domanda. Un suo auspicio sulla situazione
Risposta <<Io mi auguro che presto si pensi concretamente alla riapertura, chiaro. Ma per fare ciò si ha necessariamente bisogno di unire le forze  e dirigerle in un’unica direzione, al di là delle appartenenze politiche. Non si può più aspettare, è il momento di agire ora più che mai con una sentenza del Consiglio di Stato che ci dà ragione e riconosce che sul nostro territorio i Lea, i livelli esistenziali di assistenza, non sono garantiti. Occorre, inoltre, che i cittadini si informino e partecipino attivamente alla battaglia. E’ fondamentale il sostegno di ognuno. Se c’è una cosa di cui ha paura la mala politica è  un popolo arrabbiato ed istruito. Questo vale per ogni ambito, sia chiaro, non solo per la sanità>>.