Dico subito che è sempre un piacere incontrarla, e scambiare con lei quattro chiacchiere.

Incontro Francesca Cavallin, in queste settimana protagonista "vincente" della fiction Rocco Schiavone su Raidue (dove interpreta l'amante del protagonista, un superbo Marco Giallini), nella veste di componente della commissione del Premio Arturo Esposito che in costiera sorrentina da oramai ventuno edizioni premia le eccellenze del giornalismo, del cinema, dell'arte, della comunicazione locale e nazionale.

E l'occasione è ghiotta assai. In questo finire di autunno, Francesca è pure tra le protagoniste de "I babysitter", opera prima di Giovanni Bognetti. La pellicola è il remake del film francese “Babysitting”, di Nicolas Benamou e Philippe Lacheau. Andrea, un trentenne insicuro di sé interpretato da Francesco Mandelli, deve suo malgrado fare il baby sitter al figlio del proprio capo interpretato da Diego Abatantuono, e di Francesca Cavallin.

Quanto ti sei divertita sul set de "I babysitter"?
Mi sono divertita molto – e so che non si dovrebbe dire – perchè sembra sempre che si sminuisca in qualche modo il lavoro che si è fatto quando si era sul set, ma in realtà no …
Perchè?
Soprattutto su questo set ho capito questa cosa bella che sapevo già e che in fondo ho vissuta. Quando si è in un contesto di grande professionalità si può usare la leggerezza come strumento per fare le cose molto bene, e devo dire che è stato proprio così, perchè ho avuto la fortuna di lavorare con dei grandissimi professionisti.
Diego Abatantuono …
Diego, Antonio Catania, Francesco Mandelli. Da tutti loro ho imparato moltissime cose, e ho capito allo stesso tempo la grande professionalità e anche la giusta dose di leggerezza che non vuol dire superficialità ma invece la distanza corretta rispetto a quello che fai e che ti permette di farlo nella maniera migliore. E sì – lo posso dire – ho riso tanto.
Il rapporto con Diego sul set, come è andata?
Dovevo implorare Diego di smetterla di farmi ridere! E' stato bello e anche molto creativo. Diego è una fucina esplosiva per quanto crea, per quanto inventa. Però è bellissimo anche il confronto che lui ha. Non esiste improvvisazione, nel senso che lui si confronta in maniera sempre molto rispettosa sia nei confronti del regista che dei colleghi. Devo dire che è stata una bellissima palestra per me.
Come madre di Jacopo e Leonardo, come ti saresti trovata a vivere una situazione come simile a quella che in modo anche surreale si racconta nel film?
No … io proprio non lo so, e non voglio neanche saperlo (sorride)! Chiaramente nel film abbiamo usato toni abbastanza spinti perchè è la bellezza della commedia: usare delle tinte forti per raccontare delle cose che poi succedono come ad esempio le incomprensioni tra il bimbo – mio figlio – e mio marito (appunto Diego Abatantuono n.d.r.) anche perchè noi genitori siamo un pò distratti rispetto all'educazione. Perchè o lo siamo troppo o siamo troppo assillanti. Distratti giocoforza per questioni lavorative, per la tecnologia stessa che invade i ritmi dal punto di vista pedagogico, e per quello che puoi effettivamente dare ai tuoi figli a livello di tempo. Devo dire che ogni tanto ho avuto degli scivoloni con qualche babysitter, però non come quello che si racconta nel film, sennò avrei più di qualche problema …
Perchè!?
Sono una tipa ansiosa! E in un caso del genere veramente non saprei proprio come arginare la mia ansia!