Rievocare un evento cui si è partecipato, non importa a che titolo ed a quale livello di coinvolgimento, consente poter esclamare, spesso con orgoglio: Io c'ero! Il che significa, in pratica: io c'ero, ho visto, sentito, percepito, compreso, intuito… comunque c'ero ed ora, quindi, posso dirvi cosa ho visto. Ebbene il mio "c'ero!" è di qualche ora fa. E se per il passato m'é capitato di poter dire che "c'ero" e di voler, quindi, narrare – magari con gioia, curiosità ed ironia – cosa avessi visto ed udito, oggi non mi è consentito librarmi sui gioiosi toni di una serena ed allegra narrazione per tutto quanto udito, capito, intuito e visto ieri nell'umida sera nella piazza del Plebiscito di Napoli, dove s’è riversato un “FIUME IN PIENA” di migliaia di famiglie, associazioni, comunità, parrocchie, provenienti dalla martoriata terra dei FUOCHI.

Eravamo in tanti, tantissimi, e non mi cimento nei numeri perché di notte, avvolti nel buio più fitto in quella triste piazza cittadina, è facile confondere tra le migliaia e le centinaia di miglia di teste, ombrelli, striscioni, fischietti, e bandiere. Eravamo, comunque, tantissimi: Un fiume in piena! Come ho udito scandire dal lungo corteo che s'avanzava lento, verso l'oscurità della piazza, da altri luoghi della città. Ai piedi dell'austera basilica di S. Francesco di Paola, resa più triste del solito dal buio, dalla pioggerellina e da un più lugubre palco con tendaggi neri, s'era radunato il POPOLO dei FUOCHI.

Migliaia di giovani, donne, bambini, anziani, vecchi, disabili, alcuni sgraditi e rumorosi giovinastri (infiltrati chissà come) e tanta tanta gente lì giunta a testimoniare solidarietà a quel popolo dei FUOCHI che da mesi e mesi ardono nelle disastrate terre abbandonate dal doloso oblio degli uomini (quelli della Politica inesistente e corrotta) e… pare …anche dalla misericordia di un Dio che sembra svanito nei fumi cancerogeni che s’alzano al cielo. Se c’era una cosa che si tagliava a fette nel lento ondeggiare della piazza era l’indignazione! Quella autentica, composta, quasi silenziosa di migliaia di cittadini spontaneamente riunitisi nella piazza simbolo della città e della regione per dire basta! Basta di subire, di patire, di curare malattie, bombardare tumori, piangere i morti, abbandonare la propria terra, disseppellire liquami, respirare benzopirene.

Basta! Era il grido che s’è levato potente dal popolo dei FUOCHI che, ora, chiama la politica ad un "redde rationem villicationis tuae” di evangelica memoria (Luca 16,2) “dammi conto di come hai amministrato”. Ed è con voce vibrante, forte, sicura che quattro giovani ragazzi, che vivono l’inaccettabile NON VITA delle loro terre dei FUOCHI, hanno urlato nel microfono le loro precise richieste ad una politica che da ieri, non potrà più permettersi il lusso di ignorarli. Essi hanno espresso, con grande semplicità e con un’autorevolezza sorprendente per la loro giovane età, ai politici prudentemente e codardamente assenti alla manifestazione, i numerosi obbiettivi che si prefiggono di raggiungere per avviare ad orizzonti migliori la loro quotidianità già da domani. Obbiettivi ambiziosi, finora inascoltati o non perseguiti.

[quote|left]|Via le mani dalla bonifica!Non permetteremo mai che gli inquinatori cambino casacca e divengano i bonificatori[/quote]Sarebbe troppo lungo un elenco delle condivise istanze elencate, ma il messaggio più significativo che i ragazzi hanno lanciato alla politica è stato: “via le mani dalla bonifica!Non permetteremo mai che gli inquinatori cambino casacca e divengano i bonificatori”. Poi hanno parlato il padre comboniano Alex Zanotelli che ha esortato tutti ad una ferma ed intransigente forte azione civile di controllo dei propri territori; seguito dal prete simbolo delle popolazioni della terra dei FUOCHI, padre Maurizio Patriciello che dalla desolata e martoriata Caivano ha lanciato il più alto, potente e devastante grido a tutti i corrotti ed i corruttori perché spariscano dall’orizzonte delle martoriate terre dove ancora – e chissà per quanti decenni ancora – le litanie funerarie saranno una costante di quelle popolazioni un tempo serene ed operose.

Il più forte messaggio di don Maurizio è stato questo

"…la camorra non aveva i rifiuti, la camorra non produceva rifiuti, la camorra non è andata in cerca dei rifiuti ! Qualcuno glieli ha dati, qualcuno ha favorito quei traffici di morte ! Chi ! Chi ! Chi !"

Poi gli applausi hanno coperto la sua voce. Ma prima che si smorzasse don Maurizio ha voluto ricordare, alle migliaia di presenti, le decine di giovanissime vittime di quelle terre assassine, nominandole tutte a memoria. Lui le conosceva, le ha accompagnate tutte nel pietoso incedere verso i cipressi cimiteriali. E man mano che i nomi delle innocenti vittime – di ben individuabili assassini – riempivano il silenzio della piazza, mamme, nonni e fratelli sfilavano alle sue spalle ergendo grandi cartelli con le foto degli scomparsi. Capelli biondi, scuri, rossi, occhi azzurri, treccine, occhi neri, sorrisi, sguardi dolci e sereni per sempre spenti alla luce e sottratti agli orizzonti della vita ed alle carezze dei cari. Guardavo quelle immagini come in un sogno pensando come fosse stato possibile che uomini delle “istituzioni” avessero potuto consentire tutto ciò, consapevoli dei lutti e delle tragedie che i loro dolosi ed assassini silenzi avrebbero provocato.

[quote|left]|Quali sono queste “autorità” asservite al “potere politico” che ora teme le reazioni del popolo in lutto?[/quote]Poi, più in lì, (nei pressi della Regione) ho visto schieramenti imponenti di polizia e carabinieri, come pochi ne ho visti in questi anni, plotoni degni di un G8. Erano stati inviati lì dalle “autorità” per presidiare e difendere i “palazzi del potere”. Difenderli da chi? Da mamme, padri fratelli, nonni, amici distrutti dal dolore per la perdita di un figlio? Di un nipote? Di un amico? Quale mente sommamente malata di chissà quale “questurino” da strapazzo ha potuto pensare che un corteo di “dolore”, formato da mamme, padri, nonni, fratelli con il colore del lutto nel cuore e la sola voglia di urlare BASTA BIOCIDIO potesse “assaltare” i palazzi del potere …alle venti della sera! Cosa c’era da difendere, a quell’ora, in un palazzo della Regione deserto come sempre lo è, anche al mattino, di menti e cuori ? Qual’era il timore di un improvviso assalto al Potere? Forse che i facinorosi potessero mettere le mani su scottanti dossier che custodiscono le prove di vent’anni di malaffare politica- camorra? Quali sono queste “autorità” asservite al “potere politico” che ora teme le reazioni del popolo in lutto. Perché polizia e carabinieri dovrebbero impedire ad una popolazione annichilita dai lutti di ieri, e da quelli di domani, di irrompere nei palazzi del potere ed incenerire chi quei lutti ha contribuito ad alimentare per decenni, incurante dei funerali che si sarebbero celebrati? Perché, mi chiedo, lo Stato mobilita eserciti per proteggere, di fatto, sé stesso, nelle figure di autentici mascalzoni di ieri, e di oggi, che ben meriterebbero di pagare a caro prezzo le vite che hanno spento?

Credo che se la santa furia del popolo dei FUOCHI riuscisse, per una sola volta, a far breccia in una “compiacente e distratta” difesa di uno dei tanti “palazzi delle istituzioni” (e chi ci dice che prima o poi non avvenga se solo si consideri che quei giovani poliziotti e carabinieri sono essi stessi figli, fratelli e padri di tanti morti per biocidio) e tirasse in piazza per i capelli il politico di turno che, da decenni cincischia senza nulla concludere, l’esempio sarebbe OTTIMO ED ABBONDANTE per tutti gli altri. Assisteremmo, finalmente, ad una benefica fuga di politici corrotti, industriali assassini, amministratori collusi. Ma fin quando lo Stato difenderà e proteggerà palazzi del potere ed i loro inquilini corrotti non v’è da sperare che nella forza dirompente del popolo che lutti e dolore rendono invincibile.

Ho la sensazione che il FIUME IN PIENA del popolo dei FUOCHI travolgerà, a breve, l’intera classe di quei politici inetti (che son tanti fra i molti) che ancor siedono, indegnamente, a Palazzo S.Giacomo ed a S.Lucia, ma anche nei pressi di Monte Citorio. Prima che le già tenui luci della piazza si spegnessero ho cercato, avvicinandomi più che potevo, di gettare ancora uno sguardo sui grandi cartelloni con le foto delle piccole vittime perché mi rimanessero ben in mente e contribuissero ad alimentare, in me, il forte di desiderio di partecipazione ad ogni futura azione civile di protesta del popolo dei fuochi.

Non so perché ma man mano che il mio sguardo si soffermava su quei dolci sguardi e sui quegl’innocenti sorrisi che mi giungevano, oramai, dall’aldilà, quelle immagini mi apparivano sempre più opache, come avvolte in una nebbia sottile di rugiada , come attraverso un vetro bagnato e lo sbatter di ciglia rendeva ancor più evanescenti quei volti. Poi …ho avvertito un caldo rivolo sulle guance ed…ho capito… Se il popolo dei FUOCHI avesse bisogno, anche, di me, anzi di noi tutti, dovremo poter dire; “ci siano anche noi”!